WBF

L’AI può leggere nel pensiero. E tradurlo in immagini e parole

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
A.I. intelligenza artificiale assicurazioni
Enel 2022

di John Nosta – Un recente articolo su Nature evidenzia una scoperta che spinge i confini della nostra immaginazione e mette in discussione direttamente alcune delle caratteristiche che ci rendono umani. Il pezzo spiega in dettaglio come l’intelligenza artificiale stia creando parole interpretando i segnali cerebrali (e offre persino una registrazione audio per avere la possibilità di ascoltarla personalmente). È un progresso chiave per le persone che non possono parlare perché fornisce un percorso diretto dal punto di vista tecnologico, dal pensiero alla parola.

Le implicazioni di questa scoperta vanno oltre la ricreazione del linguaggio: l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per decodificare le onde cerebrali e quindi riassemblare gli impulsi neuronali. Nonostante il focus di questo studio fosse sulle componenti meccanicistiche della parola, come il movimento dei muscoli coinvolti, ha comunque acquisito informazioni dalle prime fasi dello sviluppo del pensiero per costruire parole che fossero identificabili circa il 70% delle volte. In altre parole, l’AI ha effettivamente tradotto il codice che compone il pre-speech.

L’intelligenza artificiale ha anche permesso di ricreare un altro senso, attraverso la lettura dell’output neurale: la vista. In uno studio recente, ad esempio, i dati di risonanza magnetica funzionale (fMRI) sono stati combinati con l’apprendimento automatico per visualizzare il contenuto percettivo dal cervello. La ricostruzione di immagini da questa attività cerebrale – che è stata tradotta dall’AI – le ha proiettate sullo schermo di un computer; persino l’osservatore casuale le ha potute riconoscere come stimoli visivi primari.

Qui è dove la cosa diventa davvero interessante: questi progressi creano il potenziale per un nuovo livello di comunicazione diretta, mediata non dagli umani, ma dall’intelligenza artificiale e dalla tecnologia.

Sono attualmente in corso studi per trasferire tale tecnologia dalla ricerca all’applicazione reale. L’utilità di una maglia elettronica – una rete microscopica di circuiti flessibili che vengono posizionati nel cervello e innestati con cellule nervose vere e proprie – viene ora testata negli animali. Persino Elon Musk si è avvicinato ai tentativi di elaborare gli impulsi direttamente da e verso il cervello umano. La sua azienda Neuralink sta attualmente sviluppando un’interfaccia tra il computer e il cervello usando la ‘neural lace technology’ , un’infrastruttura cellulare che consente ai microelettrodi di essere incorporati nella struttura del cervello stesso.

Quello che ci aspetta è più di una distinzione nebbiosa tra uomo e macchina: l’AI del pensiero potrebbe presto trovare una nuova casa; non solo un dispositivo esterno ma un sistema biologico neuromeccanico che vive all’interno dei nostri corpi. La codifica del linguaggio e della vista in dati pre-sensoriali e la potenziale creazione di interfacce in miniatura biologicamente compatibili, apriranno un nuovo orizzonte per biologia e tecnologia, dove la somma delle parti, umana ed elettronica, porterà a trascendere i limiti della cellula e dell’elettronica.

Articolo scritto per Fortune.com da John Nosta, presidente di NostaLab.

WBF

Leggi anche

WBF
A2A

Ultim'ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.