Huawei, il retroscena: rispedì a casa i suoi dipendenti Usa

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I capitoli della saga Huawei vs Usa continuano ad impilarsi, quotidianamente, uno sull’altro. L’ultimo in ordine di tempo, riportato dal Financial Times, vede un possibile stop di Trump alla collaborazione con l’intelligence del Regno Unito: il governo britannico, per gli Usa, sarebbe colpevole di lavorare con Huawei al 5G. Ma la notizia più recente fornisce un retroscena ulteriore a un capitolo – assolutamente fondamentale, visto che ha riacceso le tensioni tra Cina e Usa – risalente a ormai due settimane fa: l’inserimento del colosso tech cinese nella lista nera di Trump.

In quel frangente, ricostruisce sempre il Financial Times, non appena la notizia dell’inserimento nell’Entity list – col conseguente bando all’acquisto di componenti hi-tech americane – arrivò in Cina, un workshop Huawei che era ancora in corso “fu frettolosamente liquidato e ai delegati americani fu chiesto di rimuovere i loro laptop, isolare i loro network e lasciare la sede di Huawei”. L’azienda, elabora la testa britannica, ha ordinato ai dipendenti di cancellare i meeting tecnici con controparti americane e ha rispedito a casa numerosi dipendenti statunitensi impegnati nel quartier generale di Shenzhen. Il quotidiano della City ha citato il ‘chief strategy architect’, Dang Wenshuan, per il quale i cittadini americani al lavoro nel centro di ricerca e sviluppo sono stati lasciati partire per gli Usa due settimane fa, subito dopo l’iscrizione di Huawei, con circa 70 sue controllate, nella lista nera del commercio statunitense. In più, scrive ancora l’Ft citando Dang, il gruppo di Shenzhen sta cercando di limitare qualsiasi interazione dei suoi dipendenti con cittadini americani.

A testimoniare il vasto raggio di declinazioni che sta assumendo la decisione Usa su Huawei c’è un’altra vicenda. Una importante società scientifica statunitense ha vietato ai ricercatori dell’azienda cinese di revisionare le pubblicazioni delle proprie riviste, a causa delle sanzioni del governo degli Stati Uniti. Come riporta il sito di Science Mag, la società scientifica è l’IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers) che ha riferito ai suoi redattori di temere “gravi implicazioni legali”.

L’istituto conta oltre 400 membri in 160 Paesi e circa 200 pubblicazioni l’anno. I ricercatori Huawei potranno continuare a prestare servizio nelle commissioni editoriali dell’IEEE ma “non potranno gestire alcun documento” fino a quando le sanzioni non saranno revocate. Il divieto, riporta Science Mag, ha scatenato le proteste degli scienziati cinesi sui social media. “Sono entrato nell’IEEE perché è una piattaforma accademica internazionale riconosciuta – scrive Zhang Haixia dell’Università di Pechino, in una lettera ai dirigenti della società – Ho deciso di lasciare due comitati editoriali fino a che non sarà ripristinata la nostra comune integrità professionale”.

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