20 Giugno 2019

Tim, il rimpasto del Cda legato al progetto rete unica

Fortune

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Il progetto rete unica e la governance di Tim sono inevitabilmente intrecciati, e come un puzzle hanno tanti pezzi. La Borsa ieri si è infiammata, portando il titolo sull’ottovolante, sui rumors di nuovi sviluppi nei rapporti tra i soci Elliott e Vivendi che potrebbero portare a un rimpasto del cda. È durato tutto il tempo di una seduta e poi ha prevalso la prudenza: un nuovo assetto di governance è plausibile che si leghi all’operazione Open Fiber ma in questo caso non sarebbe così imminente.

Secondo fonti finanziarie le diplomazie sono al lavoro e sarebbero vicini a una quadra ma senza brusche accelerazioni, di sicuro il tema non sarà portato al Comitato Nomine convocato per oggi per fare il punto sulla proposta di remunerazione bocciata in assemblea e lavorare per migliorarla in futuro. Il dossier ‘rete unica’ sarà probilmente sul tavolo del Comitato Strategico in programma per il 24 giugno e poi portato in cda il 27 giugno, come promesso dall’ad Luigi Gubitosi. “Aspettate la versione originale” aveva detto il manager invitando a ‘diffidare dalle imitazioni’ ma inevitabilmente il mercato prova a stare un passo avanti e le speculazioni non mancano. La via maestra passerebbe da un aumento capitale in Tim riservato a Cdp che la Cassa sottoscriverebbe conferendo il suo 50% di Open Fiber.

Il primo ostacolo su questa strada è il via libera che l’altro socio nella jv deve dare, ed Enel non avrebbe ancora sciolto la sua riserva. Il secondo riguarda la natura di operazione straordinaria che va portata in assemblea e ha bisogno del voto favorevole di Vivendi, socio di maggioranza con il 24 per cento. Secondo indiscrezioni i francesi per dare il beneplacito potrebbero chiedere in cambio un riequilibrio delle forze in cda. Uno dei nodi è la tempistica, rimpasto prima o dopo l’aumento di capitale, l’altro è l’individuazione di amministratori graditi ad entrambe le parti e questi potrebbero essere i rappresentanti di Cdp che andrebbero a sostituire 3 o 4 consiglieri.

Sembra acclarata la disponibilità dell’ex ad di Tim Amos Genish a fare un passo indietro così come Vivendi non ha mai fatto mistero di volere la testa di Fulvio Conti ma ad oggi nessuno ha chiesto al presidente di farsi da parte e, nonostante periodicamente tornino le voci di un suo disimpegno, ad oggi non risulta aver in mente le dimissioni. I nodi da sciogliere sono più di uno: l’ingresso in cda degli uomini di Cdp metterebbe dei paletti all’operazione Open Fiber rendendola un’operazione tra parti correlate con influenza notevole e non ultimo, nè banale, c’è il tema del ‘concerto’. Se emergesse che i due maggiori soci si stanno accordando per un rimpasto del cda l’Authority dovrebbe intervenire chiedendo di lanciare un’opa.

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