CDP3Advertisement
CDP4Advertisement
WBF

Che fine ha fatto la digital tax?

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Aboca banner articolo

Presente tra le righe della manovra approvata nel 2018, a quest’ora avrebbe dovuto portare nelle casse dello Stato 150 mln di euro. Ma di quel 3% di tassazione sui ricavi delle big del web, per ora, neanche l’ombra. La digital tax prevista dall’ex governo giallo-verde è rimasta ‘congelata’ in attesa del decreto attuativo. A frenare la marcia della ‘nuova imposta’ in parte le difficoltà a raggiungere un accordo a livello internazionale che renda omogenee le tassazioni, per evitare che i colossi del web ritengano alcuni Paesi più appetibili rispetto ad altri.

Non a caso, nella nota di aggiornamento al Def varata nei giorni scorsi dal governo Pd-M5S-Leu, la digital tax è accostata a un “ampio processo di riforma dell’imposizione sugli utili d’impresa concordato a livello internazionale”. Proprio due giorni fa l’Ocse ha rilanciato la web tax, annunciando una proposta ad hoc che verrà presentata al G20 la prossima settimana.

Mentre ieri il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha detto che in Italia entrerà in vigore dal primo gennaio. Con ogni probabilità, la misura si baserà su quella ora in standby che, sulla falsariga delle web tax francese e spagnola, si applicherebbe alle società con oltre 750 mln di ricavi all’anno nel mondo, di cui almeno 5,5 in Italia. Dopo i 150 mln del 2019, il bilancio gialloverde prevedeva che il gettito salisse a 600 mln all’anno per il 2020 e 2021.

CDP1Advertisement
CDP2Advertisement
WBF

Leggi anche

CDP1Advertisement
CDP2Advertisement
WBF
A2A

Ultim'ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.