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Gedi da Cir a Exor, il titolo vola e si allinea all’Opa: +60%

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L’epocale passaggio di consegne tra famiglia De Benedetti e famiglia Agnelli, che in alcuni desta preoccupazioni sul destino del gruppo di Espresso, Stampa e Repubblica, tra le altre, alla Borsa invece è piaciuto. Piazza Affari ha subito allineato la capitalizzazione del gruppo Gedi alle cifre della trattativa tra Cir e Exor. La finanziaria dei De Benedetti ha venduto la propria partecipazione a 0,46 euro per azione, con un premio di oltre il 60% rispetto alla chiusura di ieri. Il titolo, dopo essere rimasto per alcuni minuti in asta di volatilità, è entrato agli scambi dove segna proprio un rialzo del 60,49% a 0,455 euro, allineandosi al prezzo dell’Opa che verrà lanciata sul flottante. Scivola Cir (-4,76% a 1,12 euro) dopo il rally di ieri mentre Exor avanza dell’1,32% a 68,96 euro.

La holding di John Elkann ha speso, per prendersi il 43,78% di Gedi, 102,4 milioni di euro. Al termine dell’operazione da realizzare con una società di nuova costituzione verrà lanciata un’opa allo stesso prezzo. Cir reinvestirà nella nuova società per una quota pari al 5% di Gedi.

Superati i test relativi alle necessarie autorizzazioni delle autorità (Antitrust, Agcom e Commissione Europea) nel primo quadrimestre del 2020 ci sarà l’effettivo passaggio del controllo del gruppo che riunisce, tra le altre l’Espresso e la Repubblica, per trent’anni in mano alla famiglia De Benedetti.

La finanziaria guidata da John Elkann è già socia di Gedi con una quota del 5,99% davanti agli altri azionisti di minoranza Giacaranda Falck (al 5,08%) e Carlo Perrone (5,02%). “Con questa operazione ci impegniamo in un progetto imprenditoriale rigoroso, per accompagnare Gedi ad affrontare le sfide del futuro”, ha affermato Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, rassicurando sugli obiettivi di qualità giornalistica: “Oltre a portare l’esperienza maturata nel settore, anche a livello internazionale, Exor assicurerà la stabilità necessaria per accelerare le trasformazioni sul piano tecnologico e organizzativo. Siamo convinti che il giornalismo di qualità ha un grande futuro, se saprà coniugare autorevolezza, professionalità e indipendenza con le esigenze dei lettori, di oggi e di domani”. “Passiamo il testimone ad un azionista di primissimo livello – ha invece detto il presidente di Cir Rodolfo De Benedetti – che da più di due anni partecipa alla vita della Società, che conosce l’editoria e le sue sfide, che in essa ha già investito in anni recenti e che anche grazie alla propria proiezione internazionale saprà sostenere il gruppo nel processo di trasformazione digitale in cui esso, come tutto il settore, è immerso”.

I giornalisti di Repubblica, intanto, hanno fatto sapere che “si impegnano a difendere i valori, la storia e l’identità del giornale, sia durante sia dopo il perfezionamento del nuovo assetto proprietario. Accolgono e sostengono la volontà espressa dal direttore, Carlo Verdelli, di farsi garante di questi valori insieme alla redazione. Inoltre, ribadiscono sin d’ora che riterranno irricevibile qualsiasi ulteriore intervento sul costo del lavoro e sui livelli occupazionali, così come eventuali modifiche al perimetro di Repubblica”.

Il prezzo offerto, alla fine, è stato superiore a quello ipotizzato dagli analisti. Equita aveva stimato un valore di 0,35 euro per azione dopo che il titolo venerdì corso ha chiuso a 0,28 euro. Era stato proprio il timore che il quotidiano La Repubblica potesse essere ceduto ad altri soggetti a spingere Carlo de Benedetti a offrire lo scorso ottobre 0,25 euro per azione tramite Romed per il 29,9% di Gedi ai figli Rodolfo e Marco. Proposta tuttavia giudicata irricevibile.

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