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4 Dicembre 2019

Il cambiamento climatico è roba da poveri

Enrico Verga

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Il tema trattato e l’approccio potrebbe turbare un lettore sensibile.

Parlando di cambiamento climatico c’è una considerazione brutta da fare: è un evento planetario che colpirà soprattutto i poveri.

Tuttavia lo show deve andare avanti. Lo show si chiama Cop25 (sequel dell’acclamato Cop24 che lanciò la giovane leader verde Thunberg).

Ammetto che questa sembra una battuta elitaria, arrogante e ignorante.

Ma è purtroppo vera e non finisce qui: una discreta quantità di poveri (alcuni miliardi a mio avviso) dovranno “ingoiarsi” a forza questo concetto. Considero quindi logico che una serie di consessi di decisori (politici, corporativi etc..)  veicolino questa verità in modo opportuno, adatto alle capacità di comprensione dei poveri, equilibrando il messaggio in modo che si possa offrire ai meno abbienti una qualche tipologia di speranza (diversamente si rischiano movimenti civili molto violenti).

Tuttavia è bene ricordare che la speranza è, parafrasando un signore morto, l’oppio dei popoli.

Al netto che questa riflessione possa piacere o meno, scomponiamo brevemente l’affermazione che ho fatto per comprendere i singoli aspetti.

Disclaimer… auspico di sbagliarmi su quel che segue sul cambiamento climatico, ma temo di avere ragione.

Chi sono i poveri classici e nuovi?

La definizione di povertà è soggettiva. Nel primo mondo, a Milano, la soglia entro cui ci può definire poveri, stante l’Istat, è di circa 800-900 euro di percepito al mese (se si è single), 1400 con una famiglia di 3 individui.

Tuttavia, con la crescita del costo della vita e la contrazione degli stipendi medi per le nuove generazioni si comincia ormai a parlare ampliamente in tutto il mondo occidentale (dall’America sino alla prospera Germania) di working poor.

Per tirare una linea rossa suggerisco che si cominci a parlare di persone non povere quando abbiamo una liquidità superiore (esclusi asset immobili quali case o appartamenti) ai 10 milioni di euro o equivalente potere di acquisto.

Ora vi spiego perché questa cifra.

Va molto di moda discutere di Preppers (persino i pacifici svedesi concittadini di Greta ci pensano di brutto): persone che ritengono vicina la fine del mondo. Per avere un rifugio sicuro è meglio andare sotto terra (o nello spazio). I costi per acquistare un silo missilistico parte da 400.000 dollari. A questa cifra (da affare) si aggiunga il costo della ristrutturazione del silo: gigantesco cilindro verticale di cemento armato e acciaio profondo decine di metri la cui sistemazione supera tranquillamente i 10 milioni di euro (se si vuol fare una cosa fatta bene a prova di apocalisse).

Se ci si accontenta di un appartamento chiavi in mano si parte dagli attuali 3 milioni di dollari. Parliamo tuttavia di cifre attuali in tempo di “pace”. In una situazione di crisi il valore di alcuni asset mobili come il denaro potrebbe drasticamente crollare.

Eventi critici. Definiamo i 3 livelli.

Per comodità di lettura definiamo 3 livelli di eventi critici dove una disponibilità economica liquida immediata superiore ai 10 milioni può fare la differenza.

Per primo livello definisco un cambiamento climatico estremo ma localizzato nei suoi effetti distruttivi immediati: un tifone, un uragano, estrema siccità o invasione di insetti voraci (locuste).

Un evento di primo livello può attivare una catena di eventi (la teoria del temporale e la farfalla) che può coinvolgere varie nazioni o blocchi internazionali. Alcuni esempi più ampi di evento a catena sono guerre per l’acqua o il crollo di produzione agricola e tensioni sociali relative che interessano alcune aree dell’africa centrale (sub sahel), il Medio Oriente o il Centro Asia. Questi eventi possono spingere le popolazioni direttamente colpite a migrare. Si stima che i migranti climatici nei prossimi anni potrebbero raggiungere il miliardo entro il 2050. Le migrazioni maggiori saranno di prossimità (migrazione verso la nazione vicina) come già oggi succede in Africa, Latino America, Medio oriente e Centro Asia ( in caso di eventi negativi sia umani che inumani). Il resto migranti transcontinentali.

Un evento di secondo livello interessa in modo più continuato nel tempo un’area della dimensione di un intero continente o più continenti. È il caso delle mini glaciazioni causate da eventi naturali legati a fattori eso-planetari (tempeste solari, corpi celesti che impattano la terra etc..) oppure planetari inumani (terremoti, eruzioni vulcaniche etc..) o antropocentrici (come il cambiamento climatico, una guerra atomica etc..).

Per avere un’idea cinematografica il film “l’alba del giorno dopo” rende l’idea. In questa tipologia di eventi stante le esperienze precedenti (faccio il caso del minus termico che colpì l’impero romano) avremo un crollo del sistema globale e scenari di nazionalizzazione estrema (se non già presenti). La scalabilità di un evento del genere può portare a violenti fenomeni di scarsità di risorse dove il denaro potrebbe perdere valore.

La cifra di 10 milioni di euro, per un evento climatico estremo globale (seppur temporaneo), potrebbe non bastare . In uno scenario del genere una larga parte dei servizi a cui siamo abituati verrebbero meno: distribuzione di acqua, luce, gas, servizi sanitari, controlli di sicurezza, pagamenti automatici etc.. in pratica il mondo come noi lo conosciamo. Il costo quindi di acquistare uno spazio sicuro, in prossimità di un evento del genere, salirebbe alle stelle. È quindi probabile che la mia linea di confine di 10 milioni sia fin troppo ottimistica.

Il terzo livello, conosciuto come ELE (Extinction Level Event) è un evento planetario. Dei 7 E.L.E che conosciamo solo 2 sono riconducibili all’uomo e solo 1 al cambiamento climatico. A livello non antropico possiamo enumerare eruzioni come quella del parco dello Yellowstone o l’eruzione della cintura di fuoco del Pacifico. Tra quelle umani c’è effetto serra (noto come effetto Venere) o una super glaciazione (più difficile da innescare se non con nubi che oscurino il sole, generate da un evento atomico oppure geo-ingenieria aerea, come suggerita da Bill Gates)

L’ho fatta un po’ lunga ma mi domando quante persone nel mondo posseggono una liquidità minimo di 10 milioni di dollari? Forse 1 miliardo?

Concediamoci che siano due miliardi di persone (ho dei dubbi in merito) ci sono allora 6 o 7 miliardi di poveri a varie gradazioni di povertà: da chi possiede meno di 10 milioni (io ahime’ rientro tra questo gruppo) a chi non arriva a fine mese. Sul primo livello ci dovremmo abituare, sul secondo e il terzo be… fate voi.

In tutto questo cosa centra la Cop25?

In qualunque evento climatico non umano (terremoti, tsunami, vulcani etc..) i poveri son sempre quelli che pagano. Katrina: i poveri esiliati dalla loro città e i liberisti che proponevano di privatizzare tutto. Dorian: vedi sopra ma su scala ridotta. Haiti? Speculazione massiccia. Myanmar governo che ti caccia e vende agli speculatori etc… i poveri sono sempre vittime inermi.

Ora qualcuno potrebbe domandarsi a che pro i vari COP-XX.

Semplice hanno, a mio avviso, 2 applicazioni molto pratiche (e ciniche).

Per questa seconda parte dell’analisi sulla COP, e la sua utilità, ho chiesto il contributo di Alexis de Tocqueville, che di democrazia e i suoi vantaggi (e perversioni) dimostra una discreta intima conoscenza.

Speranza: quando Pane e circhi non bastano.

Dalla nuova eroina Greta (ignoro se lei e/o i suoi genitori sanno di essere strumentalizzati) ai vari movimenti “popolari”, ai poveri si deve dare l’illusione o la speranza che il popolo democratico decida. La genesi della parola democrazia è Demos Kratos: che significa potere del popolo.

Dopo tutto 6-7 miliardi di poveri, seppur poveri (a varia gradazione come ho spiegato) se si arrabbiano (per usare una parola gentile) sono difficili da tenere salvo ricorrere a soluzioni estreme finali (Cina, piazza Tienammen, qualcuno conosce?).

Alexis de Tocqueville che mi spiega “ la società era (io direi ancora oggi è) divisa in due: coloro che non avevano nulla uniti dalla comune invidia, coloro che avevano ogni cosa uniti nel comune terrore”. Certo Alexis parlava della rivoluzione francese. Lì per uno sguardo sbagliato si perdeva la testa, ma sono i momenti estremi che testano la resistenza di un popolo (e la forma di governo che lo gestisce).

E’ importante che i ricchi trovino modi efficaci per tenere buoni i poveri. Pane & Circhi va sempre bene ma la speranza è una droga potente e molto più sinuosa e dall’elevato fattore di viralità (specie oggi grazie ai social media).

Di ricchi che si stracciano le vesti e si strappano i capelli invocando una politica (che deve essere somministrata da leader democratici eletti dal popolo, ricordiamolo) più amica dell’ambiente ne abbiamo… da Bono degli U2 (che spiega ai potenti della terra come fare le cose per bene, e poi ha i soldi depositati nei paradisi fiscali) a Richard Branson che ha promesso 3 miliardi di tasca propria (non pervenuti sino ad oggi a quanto pare) per combattere il cambiamento climatico.

Vero è che se Branson o Bono donano 1 milione di euro (deducibile dalle tasse ovviamente) è, per loro, l’equivalente per un povero di dare 1 centesimo. Solo che le varie Ngo o organizzazione governative che ti chiedono i soldi per salvare l’ambiente, se gli offri solo 1 centesimo ti guardano in cagnesco.

Il clima è un affare per molti, ma non per tutti.

Ora, appurato che la speranza è utile per tener buoni i poveri ed evitare rivoluzioni violente (magari qualcuna, ogni tanto, ma solo se ben guidata dai media) c’è un modo estremamente efficace per estrarre valore dai poveri.

E qui la connessione tra speranza e democrazia si fa veramente gustosa.

Il cambiamento climatico è, probabilmente, uno dei migliori affari della storia moderna. È un evento secondo solo per potenziale valore di fatturati alla guerra fredda e alla guerra al terrorismo: grande affare per chi vendeva armi e presidi di sicurezza (e la filiera ad esso collegata) e trilioni di dollari spesi dagli Stati (che li avevano raccolti tramite tasse dai poveri cittadini).

Ma per estrarre ricchezza dal clima abbiamo bisogno di una discussione scientifica ben strutturata e la democrazia non è adatta a comprendere cose complicate (Le Bonne e la teoria delle folle ci aiuta a comprendere). Di qui Alexis e la sua riflessione: “nulla è più necessario alla scienza o ai dipartimenti di ricerca scientifica della meditazione; nulla è più inadatto alla meditazione che la struttura di una società democratica”.

Il cambiamento climatico (che sta avendo luogo, bene inteso non lo nego, al più ho discusso su queste pagine quanto sia originato da azioni umane e quanto da non umane) è perfetto: si incanalano paure, visioni mistiche e speranza del popolo (fatto di poveri) verso un ideale comune; oserei dire un “bene assoluto” che nei migliori dei casi potrebbe persino assurgere a religione mondiale (new Age, qualcuno ricorda Madre Gaia?).

Quando si sono sistemati alla bell’e meglio paura, speranza, dimenticando o semplificando la scienza (come spiega sopra Alexis) il gioco è fatto.

Ma, come si estrare ricchezza dai poveri? Beh, se sei uno Stato li puoi tassare direttamente (le normali tasse che tutti noi paghiamo) oppure indirettamente con l’IVA e soluzioni simili.

Ma come fa un’ azienda a estrarre soldi da un povero? Serve un mediatore. Gli stati democratici, eletti da popolo e quindi da esso legittimati, sono i migliori per fare questo.

Quindi vediamo cosa si potrebbe fare (o forse si fa già). Prima di tutto si enfatizza molto il tema clima (ci vuole poco). Già ci aveva provato Al Gore (che poi è finito a lavorare con un Ex Goldman Sachs) ma gli è andata male. Pochi anni dopo c’è stata la crisi immobiliare (pompata dalla finanza che aveva avuto il via libera informale dal democratico di sinistra Clinton).

Ma cosa possiamo vendere al popolo grazie al clima?

Beh, qui è la fiera degli Obei Obei (per chi è milanese) oppure del mercato generale del pesce e della carne.

Partiamo dalle cose più innocenti come le famose borraccette di alluminio (che usa anche la Greta) in poi. Peccato che tra una bottiglia di plastica (che si può riutilizzare all’infinito) e una borraccetta di alluminio delle due credo (ma chiedo lumi al lettore) che quella di alluminio inquini, per l’intero ciclo, di più di quella di plastica. Se consideriamo che i maggiori fattori/costi di produzione dell’alluminio sono elettricità come se piovesse (che per costare poco è a base carbone) vedete subito quanto la borraccetta di cui ogni brava azienda occidentale si è fatta sponsor (regalandola come gadget politicamente corretto) non sia sta botta di verde… ovviamente, tra la borraccetta politicamente corretta la finanza alta, in mezzo di stanno tutte le altre realtà per far soldi con il verde: dalle auto elettriche di Elon Musk alle soluzioni di consulenza ambientale che vanno tanto di moda. Sia chiaro, non è detto che queste attività siano scorrette o eticamente discutibili se portano risultati concreti e misurabili per il miglioramento del “peso” umano sull’ambiente.

Ma voliamo alto. Cosa si può decidere alla COP25? Bene o male la definizione di uno standard mondiale (premesso che la Cina e l’India e i loro fornitori come i Paesi arabi e la Russia accettino) di compra vendita di “diritti ad inquinare” sulla scorta del semi fallito progetto europeo. Sembra bello? Si, lo è soprattutto se siete un’azienda che si occupa di finanza. Sarà un caso che il signor Al Gore ai tempi fece società con un ex banchiere: la finanza, con il clima, ci va a nozze. Bond o altri strumenti finanziari che aumentano di valore, che, magari, vengono ridotti come disponibilità quantitativa, negli anni. Un’analisi sulla efficacia di questi bond e la loro ‘certificabilità’ la trovate qui ( e vi suggerisco di leggerla caldamente).

A questo aggiungiamo tutte le soluzioni di investimento più meno basate su cose verdi, come spiega il direttore di Fortune Italia in questa ottima disanima.

Quindi la COP serve? Greta (o chi la sostituirà in futuro, mica potrà esserci solo lei) serve? Certamente.

E qui torno a chiedere lumi ad Alexis che mi spiega, sul tema democrazia e popolo, che “puoi essere sicuro che se hai successo nel portare la tua audience (io direi popolo nds) alla presenza di qualcosa che li interessa direttamente, loro (il popolo nds) non si daranno pena di capire in che modo li hai portati lì; e soprattutto e non ti chiederanno mai spiegazioni per averli stimolati anche con regolamenti (o leggi nds) drastici. […] Una delle più comuni debolezze della intelligenza umana è il desiderio di riconciliare principi opposti e di acquistare l’armonia a spese della logica”.

Sette miliardi di poveri sono difficili da tenere buoni senza speranza, soprattutto se li devi mungere come vacche (e non devi farglielo sapere).

Quindi ben vengano le COP, le Grete e tutto quello che può far sta tranquilli i poveri (i ricchi, intanto, si comprano un’assicurazione sulla vita preparandosi al peggio, come spiega Bloomberg).  Far ingoiare ai poveri quello che serve per continuare a tenerli felici e, democraticamente, attivi è importante ed economicamente lucrativo.

Conclude Alexis: “è più facile per il mondo accettare una semplice bugia che una complessa verità”.

 

 

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