20 Dicembre 2019

James Dyson e l’auto elettrica: storia di un disastro

Fortune

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Cosa c’è dietro la costosa decisione del leggendario inventore britannico di mettere fine a un progetto a lungo desiderato: l’auto elettrica.

 

James Dyson, miliardario inventore e imprenditore britannico, è in piedi su un piccolo palcoscenico durante il gala organizzato a metà settembre per l’inaugurazione del suo nuovo negozio di punta a Parigi. Lo spazio ricorda una galleria d’arte, più che un negozio di elettrodomestici: soffitto e pareti nere opache, pavimenti con piastrelle grigie, e gadget eleganti esposti come sculture, su piedistalli bianchi, illuminati da riflettori. 

Dyson, un arzillo e dinoccolato signore di 72 anni, indossa occhiali con lenti blu da quattrocchi e una giacca lunga color rame che ricorda il camice da laboratorio di uno scienziato pazzo. Con il suo aristocratico accento inglese, elenca gli ultimi prodotti sfornati dalla sua azienda: un asciugacapelli che utilizza un flusso d’aria circolare per evitare danni da calore; un hair styler che avvolge i ricci utilizzando un vortice d’aria; un purificatore d’aria ovale senza lame che soffia aria calda e fredda; un lavandino con asciugamani elettrico incorporato. La lista prosegue, concludendosi, inevitabilmente, con un aspirapolvere senza fili, l’elettrodomestico che i consumatori associano maggiormente con il brand Dyson. Nonostante il design accattivante e la tecnologia delle opere di Dyson, molti tra gli astanti sperano in una sua dichiarazione su un prodotto molto discusso, che però non è ancora in vendita. E alla fine la star della serata li accontenta con la parola che aspettavano: “the car”. Mostra quindi rapidamente una fotografia aerea, non di un’automobile, ma dell’ex base della Royal Air Force nelle campagne inglesi, dove il suo team ha lavorato in gran segreto per progettare un veicolo elettrico. “Questo è tutto ciò che dirò su questa auto, stasera”, afferma. Fedele alla sua parola, passa ad illustrare una lampada a led progettata dal figlio 47enne, nonché legittimo erede, Jake. 

Nel giro di poche settimane, la ragione della reticenza di Dyson è diventata evidente: aveva già deciso che il progetto automobile era destinato a tramontare. Infatti, mentre era indaffarato a vendere con tutto il suo entusiasmo aspirapolveri e strumenti per le acconciature, i suoi banchieri stavano tentando, senza successo, di trovare un acquirente per il suo progetto, al quale Dyson aveva dedicato quattro anni, centinaia di ingegneri, e due miliardi di sterline (2,3 mld di euro). Il 10 ottobre, Dyson ha detto che la sua società privata avrebbe smesso di lavorare al progetto, mettendo così la parola fine ai suoi sogni di realizzare un’auto elettrica, ancor prima che un modello uscisse dalla linea di assemblaggio.

 

Inventor and engineer James Dyson presents his newest invention, a wingless ventilator, in Hamburg, northern Germany, in this Thursday, March 25, 2010 photo. (apn Photo/Axel Heimken)

 

È stata una decisione coraggiosa e una rara battuta d’arresto pubblica per Dyson che, con la sua famiglia, possiede l’intera società che porta il suo nome. Aveva messo in gioco la sua stimabile reputazione con l’auto elettrica, promettendo un veicolo “radicalmente diverso” dotato di una batteria con una tecnologia “rivoluzionaria” che avrebbe superato le performance di competitor più esperti. E aveva promesso che sarebbe stata a disposizione dei consumatori entro il 2021, un periodo di tempo drammaticamente breve per un neofita del settore automobilistico. Alla fine, un dispiaciuto Dyson ha spiegato che la decisione si è ridotta a una semplice considerazione in termini di business. “Non era vantaggiosa da un punto di vista commerciale” ha detto a Fortune in un’intervista esclusiva, il giorno dopo la notizia sull’interruzione del progetto. Nonostante il team che lavorava al progetto avesse messo a punto con successo un’automobile innovativa, Dyson non era disposto a venderla sottocosto; cosa che, a sentire lui, sta facendo la concorrenza. “È veramente una tragedia perché i nostri ingegneri hanno fatto un lavoro brillante”.  

L’incapacità di Dyson di produrre un’automobile redditizia dice molto sul rischio intrinseco dell’industria dei veicoli elettrici, in cui aziende come la Tesla di Elon Musk e la startup cinese Nio stanno facendo fuori miliardi di dollari all’anno senza particolari segni di profittabilità all’orizzonte. La storia del suo progetto tanto audace quanto fallimentare dice molto anche su Dyson, quel raro tipo di dirigente che riesce a unire sogni visionari e rigida disciplina finanziaria. In un momento in cui ogni azienda parla di innovazione e disruption, la decisione di Dyson di far morire la sua auto elettrica è un case study del delicato equilibrio tra ingegno e profitti.

 

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