5 Febbraio 2020

Il paradosso del pulsante ‘clear history’ di Facebook

Fortune

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Di Jeff John Roberts – Mark Zuckerberg, Ceo di Facebook, ha scelto un approccio da duro. Giorni dopo la call sui risultati aziendali in cui ha dichiarato che il suo nuovo obiettivo non è quello di “piacere” ma quello di “essere capito”, ha detto a un convegno nello Utah che l’impegno della sua società per la libertà di parola “farà incazzare molte persone”. Gli annunci politici rimarranno sulla piattaforma.

L’approccio dell’azienda al tema della privacy dei consumatori potrebbe seguire la stessa strada. L’aggiornamento più recente su questo punto riguarda il pulsante ‘clear history’ (per cancellare la cronologia) di Facebook, che Zuckerberg ha promesso di far debuttare sulla scia della violazione dei dati di Cambridge Analytica del 2018. Le persone sarebbero quindi state in grado di scegliere se condividere o no i dati personali che Facebook raccoglie da terze parti.

Ora, il nuovo strumento è finalmente disponibile negli Stati Uniti ma, purtroppo, è sostanzialmente inefficace.

Facebook raccoglie dati sugli utenti da siti Web e app tramite uno strumento di monitoraggio chiamato Pixel. Fino ad ora, Pixel ha segnalato a Facebook ciò che fanno gli utenti a loro insaputa. La nuova funzionalità della piattaforma consente alle persone di vedere chi ha trasmesso i propri dati. Come ha scritto Zuck, è un “nuovo modo di visualizzare e controllare la tua attività fuori da Facebook”.

Nel mio caso, ha mostrato centinaia di aziende, principalmente siti di giornali e siti di viaggi e vacanze. Inquietante, ma non quanto ciò che ha scoperto l’editorialista del Washington Post, Geoffrey Fowler. Usando come campione i suoi colleghi, Fowler ha scoperto che i vari siti visitati avevano passato a Facebook informazioni riguardanti, tra le altre cose, un servizio di misurazione della fertilità maschile, assicurazioni mediche e agenzie di credito.

Mentre a Facebook va riconosciuto il merito di aver finalmente rivelato tali dati, la società non sembra lasciare agli utenti spazio di manovra per cambiare le cose. In tal senso, il pulsante ‘Clear history’ è fondamentalmente una farsa. Facebook sta ancora divorando i nostri dati. Tutto quello che fa il pulsante è indicare a Facebook di non fondere i dati di terze parti con i dati raccolti in proprio, quando li offre agli inserzionisti. Il sito web Gizmodo è stato più diretto: il suo resoconto della funzione sulla cronologia ha un titolo particolarmente eloquente.

Inoltre, il pulsante ‘Clear history’ è nascosto nel menu delle impostazioni. Chi desidera gestire le proprie impostazioni ‘esterne’ a Facebook deve anche inserire la propria password e superare una serie di pop-up e notifiche. La pagina sembra progettata per creare la maggior difficoltà possibile mentre gli utenti cercano di esercitare le scelte sulla privacy.Inoltre, Facebook sta anche affrontando la nuova legge sulla privacy della California che consente ai consumatori di dire alle aziende di eliminare i propri dati e di smettere di venderli. La società ha sostenuto di non ‘vendere’ dati, tecnicamente, e che i suoi accordi con terzi sono soggetti a un’esenzione speciale. Alcuni avvocati contestano l’interpretazione di Facebook e potrebbe essere necessaria una sentenza del tribunale per stabilire gli effettivi obblighi di riservatezza della società.

Quindi Zuckerberg sembra sincero riguardo a un approccio che “farà incazzare molte persone”, compresi i suoi stessi clienti. È una strategia audace. Ma in un momento in cui le autorità regolatorie lo stanno circondando e con gli investitori che si preoccupano del futuro di Facebook, potrebbe non essere l’approccio migliore.

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.