7 Febbraio 2020

Legami forti e instabili: una guida per imprese familiari

Fortune

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Come tenere insieme nelle imprese familiari l’esigenza di garantire continuità con quella di assicurare ricambio generazionale, innovazione e capacità di gestione? La holding di famiglia può essere una soluzione.

 

La versione completa di questo articolo a firma di Matteo Bonelli e Dario Voltattorni  è disponibile sul numero di Fortune Italia di febbraio.

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Nelle imprese familiari le relazioni dell’impresa s’intrecciano con quelle della famiglia. La loro miscela può diventare un esplosivo micidiale o un combustibile formidabile, a seconda di come (e se) si riesce a governarne l’energia. I rapporti familiari sono infatti come legami chimici forti ma anche instabili. La loro forza sta nell’ineluttabilità del legame. La loro instabilità anche. La ribellione a questi legami è studiata dalla psicologia, ma è anche favorita dall’erosione dei loro argini storici. Un tempo, infatti, le famiglie erano la struttura portante della società. Gran parte dei regni e degli imperi dell’antichità erano governati da famiglie. Il feudalesimo realizzò poi un complesso sistema di relazioni fra famiglie regnanti e famiglie che gestivano i territori. Che durò per quasi mille anni. 

Sennonché, già all’inizio della rivoluzione industriale, ci si rese conto che l’ordine sociale fondato sulle famiglie non avrebbe potuto reggere. Le famiglie egemoni provarono a resistere, ma ogni tentativo fu vano. In alcuni casi il passaggio fu graduale, in altri fu violento. Più della violenza contarono però le nuove regole, fra cui quelle introdotte dal codice napoleonico. I rami cadetti che fino ad allora erano stati esclusi iniziarono così ad avere diritti di ripartizione dell’asse ereditario. Per l’aristocrazia fu un colpo mortale. Fu così che la borghesia riuscì ad annientare l’aristocrazia, e ben più efficacemente delle ghigliottine del periodo del terrore. Tuttavia, le nuove regole non risparmiarono nessuno. Le famiglie borghesi egemoni nelle prime due rivoluzioni industriali sono ormai quasi del tutto estinte. Quelle della terza sopravvivono a stento in un mondo dove la distruzione creatrice della concorrenza è in continua accelerazione. L’egemonia borghese è durata a malapena due secoli, mentre quella aristocratica durò, quasi mille anni. 

Quando arriva il problema della successione nelle imprese familiari occorre, quindi, tener presente che il quadro normativo tende a remare contro. Da un lato, le regole successorie che discendono dai codici napoleonici premono per la disgregazione del patrimonio, dall’altro, le imposte di successione premono per il suo ridimensionamento. Gli ideali illuministici di libertà, uguaglianza e centralità dell’individuo concorrono poi a limitare e livellare i poteri delle famiglie nell’ordine sociale. Però ci sono state (e ci sono ancora) società dove le famiglie contano molto di più. Da (quasi) tutti i Paesi dell’antichità, ai Paesi arabi, al Giappone e alla Corea del Sud, ai Paesi ancora retti dalle monarchie assolute. In ciascuno di essi le famiglie hanno avuto (e hanno) un’importante funzione sociale e i loro membri hanno sacrificato (e sacrificano) i propri interessi a quelli della famiglia. 

 

La versione completa di questo articolo a firma di Matteo Bonelli e Dario Voltattorni  è disponibile sul numero di Fortune Italia di febbraio.

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