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Inrete tra le aziende che crescono di più secondo il FT

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Quando è nata 10 anni fa, l’agenzia di comunicazione Inrete è stata pioniera nel capire la potenzialità di unire l’ambito delle relazioni istituzionali con il mondo della comunicazione agendo in tutti i settori dell’Advocacy (digital, media relations, eventi). Questo tratto distintivo rispecchia la personalità del suo fondatore, Simone Dattoli: milanese, 42 anni, ha sempre amato il mondo della politica e quello della comunicazione, tanto da rinunciare a un contratto a tempo indeterminato per seguire la sua inclinazione. Inrete è nata così, ed ha registrato tassi di crescita notevoli, tanto che è stata inserita dal Financial Times tra le società innovative a più alto tasso di crescita in Europa, apparendo nel ranking 2020 “FT 1000 – Europe’s Fastest Growing Companies”. Con uno sviluppo del 192.2% e un tasso annuo composto di crescita (CAGR) del 43%, Inrete è rientrata per il quarto anno consecutivo nella graduatoria.

Come nasce Inrete?

Inrete nasce nel 2010 in maniera molto spontanea. Dopo la laurea, ho fatto la gavetta in grandi aziende di comunicazione. Avevo un contratto a tempo indeterminato, ma non mi sentivo pienamente soddisfatto. Così mi sono licenziato per avviare un’attività in proprio che unisse le mie due passioni: politica e vocazione commerciale nel mondo della comunicazione. Il dna di Inrete è espresso già nel nome: dà l’idea delle connessioni tra persone e mondi, in particolare i due mondi che volevo connettere, cioè le istituzioni e le grandi aziende.

Hai avuto investitori che ti hanno supportato nei primi periodi?

Più che investitori, alcuni manager che conoscevo e che hanno creduto in me. Per il resto è stato tutto autofinanziato. Per fortuna avevo coltivato un bagaglio di relazioni importanti tra le grandi aziende che mi ha permesso di avviare i primi progetti in proprio.

Avete sedi a Milano e Roma: dove è cresciuta di più l’azienda?

All’inizio lavoravo a Milano ma la passione per la politica mi portava necessariamente a Roma: è qui che Inrete ha fondato la sua crescita, curando eventi istituzionali. Uno dei fattori che ci ha fatto crescere tanto e che ci ha fatto acquisire reputazione nel settore è stata l’invenzione, nel 2013, di un format, che tutt’oggi facciamo, seppur in modo diverso, che si chiama “Inwork relazioni & istituzioni”. Si tratta di incontri creati per mettere intorno a un tavolo ministri o soggetti politici importanti con i manager delle aziende. A porte chiuse, con l’obbligo di riservatezza e senza giornalisti. Prima e dopo il tavolo di lavoro organizzavamo dei momenti di networking che erano l’aperitivo e la cena.

Funzionavano?

Certo. Infatti questa è stata una chiave importante per farci conoscere. Anche perché all’interno delle realtà aziendali lavoriamo con le figure apicali, e pertanto riuscivamo ad sviluppare momenti costruttivi. Uno dei nostri fiori all’occhiello è stato riuscire ad organizzare, per due anni di fila, nel periodo della discussione della legge di bilancio, un tavolo con l’allora ministro dell’Economia Padoan e una cinquantina di aziende. Ad ogni modo oggi lavoriamo per il 90% con aziende e multinazionali e per il 10% con la Pa.

In che cosa vi differenziate dalle altre agenzie di comunicazione?

Un nostro tratto distintivo è aver innovato un settore, quello della lobbistica, a cui abbiamo aggiunto una serie di attività: media relations, organizzazione eventi e digital. La classica agenzia di lobbying è un’azienda che lavora con dei criteri molto simili a uno studio legale. Quando siamo entrati nel mercato abbiamo scelto di fare qualcosa di complementare rispetto al modello tradizionale, e quindi aggiungere la parte della comunicazione, media relations e digital. Siamo stati i primi a fare questo tipo di cose. Oggi tutti parlano di advocacy, che significa utilizzare strumenti di comunicazione per supportare interessi lobbistici. Noi, senza sapere che si chiamasse così, abbiamo iniziato a farlo prima degli altri. Pian piano, crescendo, ci siamo completati sempre di più.

Fate anche comunicazione pura: un esempio è la campagna per Milano-Cortina.

Abbiamo curato gli ultimi 6 mesi del percorso che ha accompagnato la scelta della sede delle Olimpiadi 2026. Abbiamo curato tutti gli aspetti, dalla creazione del claim “We dream together” al materiale grafico. Poi c’è stato tutto un lavoro a porte chiuse per organizzare gli appuntamenti tra il CIO e il Coni. Abbiamo lavorato a stretto contatto con il Comune di Milano.

Siete stati inseriti nella classifica del FT per il quarto anno di fila. Qual è il segreto della vostra crescita?

Per noi è motivo di particolare orgoglio esser stati scegli tutti gli anni da quando la classifica è nata. Non c’è una ricetta, ma il segreto è sicuramente tanto lavoro, tanta dedizione e tanta attenzione ai dettagli. Una cosa importante, poi, è mantenere ciò che si promette. Davanti al cliente non bisogna avere paura di dire di no, di dire che qualcosa non si può fare o che non siamo in grado di realizzarla. Penso che l’onestà intellettuale paghi molto nel lungo periodo.

Quanto puntate sulla parte digital?

Tanto. Infatti a inizio anno la parte dedicata al digital è diventata proprio una società a parte: si chiama Inrete digital, è praticamente una startup, si occupa di gestione e creazione di contenuti di comunicazione tagliati per web e social. Abbiamo 15 persone che lavorano solo su quello, puntiamo a farla crescere molto velocemente.

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