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19 Aprile 2020

Insetti, cibo nuovo. Li mangeremo?

Morena Pivetti

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“Prelibatezze altamente proteiche”. Così le definiscono loro, quelli che aspettano il via libera dall’EFSA, l’European Food Safety Authority. Prelibatezze gastronomiche, “novel food”, cibo nuovo: cavallette e locuste da sgranocchiare con lo Spritz e il Negroni, hamburger di vermi con contorno di patatine fritte e birra ghiacciata, granola di grilli, pasta e barrette le possibili new entry nei menù e nella dieta degli europei che i produttori di cibi a base di insetti sollecitano da tempo.

Non è affatto detto, però, che gli italiani apprezzeranno e sceglieranno di abbandonare carne, pesce, formaggi e legumi per il loro fabbisogno proteico giornaliero a favore degli insetti e neanche che li inseriranno tra gli sfizi esotici. Ne è convinto Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia e Ceo di Inalca, Gruppo Cremonini: “L’indagine che abbiamo condotto lo scorso anno insieme a Coldiretti sui gusti dei consumatori indica pollice verso per questo nuovo cibo”.

 

L’industria degli insetti ha fatto sapere che nel giro di poche settimane l’Efsa dovrebbe sdoganare questi prodotti, dichiarandoli sicuri per il consumo umano. A quel punto arriverebbe l’autorizzazione finale a commerciarli nell’intera Unione Europea, probabilmente già dall’autunno, aprendo nuove opportunità di produzione su larga scala di una varietà di piatti. “Vermi, locuste, cavallette e grilli dovrebbero ottenere a breve la luce verde”, ha annunciato Christophe Derrien, il segretario generale dell’associazione imprenditoriale International Platform of Insects for Food and Feed (Piattaforma internazionale degli insetti per cibo e mangimi).

 

Derrien si è detto convinto che la luce verde dell’Efsa produrrà un effetto valanga, dopo lo stand by a cui il settore è stato costretto per mancanza di un’autorizzazione da far valere in tutti i Paesi Ue. Il Regno Unito, l’Olanda, il Belgio, la Danimarca e la Finlandia hanno scelto da tempo di tenere un atteggiamento permissivo, con i regolatori nazionali che hanno stabilito come l’approvazione della Ue non fosse necessaria, tanto che i supermercati di questi Paesi vendono già oggi prodotti a base di insetti, circa 500 tonnellate al giorno.

Francia, Italia e Spagna, tra gli altri, li hanno, invece, banditi. Così nel 2018 una nuova legge Ue ha cercato di fare chiarezza, specificando che questo nuovo cibo necessitava di una autorizzazione ex novo, e stabilito un periodo transitorio in cui le aziende produttrici potevano continuare ad operare in attesa dell’approvazione definitiva da parte delle istituzioni comunitarie. Ora aziende come Protifarm in Olanda, Micronutris in Francia, Essento in Svizzera e Entogourmet in Spagna si stanno preparando ad accelerare ed espandere le produzioni.

 

Torniamo all’indagine di Coldiretti: “Il 54% del campione che abbiamo interpellato si è dichiarato contrario – specifica Scordamaglia – perché considera gli insetti estranei alla cultura alimentare del nostro Paese, il 24% è indifferente mentre il 16% è favorevole, con il restante 6% che non sa. Va anche ricordato che i prodotti esotici scendono rapidamente dai picchi indotti dalla novità”.

 

Il consigliere delegato di Filiera Italia elenca altri ordini di ragioni, insieme a cultura e tradizione culinaria, che fanno barriera all’introduzione degli insetti sulle nostre tavole: ragioni di carattere economico-produttivo, igienico-sanitario e di tutela ambientale. “Non è una produzione industriale che avviene sul nostro territorio, è tutto di importazione dalla Cina e dal Far East. I Paesi asiatici attuano costantemente politiche di dumping, penso al riso e ai prodotti zootecnici, quindi dobbiamo stare attenti. Vanno valutate le norme di sicurezza sanitaria e di tutela della salute impiegate per crescere gli insetti: sappiamo che si usano pesticidi non ammessi dall’Europa, che si fa lavorare manodopera infantile. Prima si adeguano alla normativa europea e poi sono autorizzati ad esportare da noi. Allevamenti industriali intensivi di grilli e locuste, il cui impiego principale finirà per essere in farine e mangimi, rischiano di alterare gli equilibri della bio-diversità”.

 

Come non pensare alle condizioni, che abbiamo scoperto in questo periodo nei reportage Tv grazie all’esplosione della pandemia in Cina, in cui vengono tenuti gli animali negli allevamenti intensivi cinesi e asiatici, mentre in Europa si salvaguarda il benessere degli animali, anche in termini di spazi e metri quadrati a disposizione.

 

L’altra carta che l’industria degli insetti è pronta a giocarsi è la fame di proteine del pianeta: “Gli insetti sono una soluzione per rispondere ad alcune delle sfide più importanti che il mondo sta fronteggiando – ha sostenuto ancora Christophe Derrien -. In un contesto di risorse scarse, abbiamo la capacità di produrre proteine di alta qualità con consumi contenuti. Una soluzione molto promettente”.

 

“Gli allevamenti italiani emettono un quinto della Co2 di quelli del Sud America e di altri Paesi – ribatte Scordamaglia -, il nostro sistema di produzione vanta le più basse emissioni di anidride carbonica per chilo di carne bovina, grazie al recupero di scarti e bio-gas. E va difeso: bene ha fatto il governo ad estendere la golden power alle imprese zootecniche, agricole e dell’agro-alimentare”.

 

Il futuro non è negli insetti, il rappresentante di Filiera Italia non ha dubbi, la Ue fisserà parametri di adeguamento alle norme vigenti con requisiti molto rigidi: “Stiamo imparando molto dall’emergenza coronavirus. Uno degli insegnamenti – conclude – è che la globalizzazione va regolamentata e le filiere alimentari nazionali difese, sono punti di forza sul territorio”. Nessuna autostrada si aprirà in Italia per mangiare grilli e derivati.

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