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2 Maggio 2020

Editoria che valorizza il lettore, l’esperimento Bookabook

Chiara Baldi

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Da diversi anni l’editoria è uno dei settori più in crisi. Ma di certo anche tra quelli che hanno osato e sperimentato di più, con successi e – tanti – insuccessi. Uno degli esperimenti più interessanti in Italia è quello della casa editrice ‘Bookabook’, fondata nel 2014 da Tommaso Greco: in cinque anni ha pubblicato 250 libri, raccolto 85500 lettori e, nel 2019, ha venduto più di 50 mila copie, con una crescita del 70%. Ma cosa ha di innovativo ‘Bookabook’? Lo abbiamo chiesto a Greco e a Giulio Ravizza, uno degli autori della casa editrice, che ha pubblicato ‘L’influenza del blu’, il primo libro al mondo a esser lanciato con un filtro per Instagram, dove l’account della pubblicazione ha più di 3200 follower. Ravizza è anche un esperto digitale che in passato ha lavorato per Twitter, Amazon e eBay.

 

Cos’è ‘Bookabook’ e come funziona?

Greco: “È la prima casa editrice italiana che pubblica libri attraverso il crowdfunding, rendendo il lettore protagonista. Come? In modo semplice: noi vogliamo creare una comunità di lettori intorno a un libro prima che questo sia pubblicato. Lavoriamo con il passaparola. La bozza passa da lettore a lettore che in questo modo può valutarla e suggerire allo scrittore eventuali modifiche. Che poi lui può decidere se fare o meno. Il lettore può a quel punto decidere se ordinarne una copia e solo quando il manoscritto avrà raggiunto le 200 copie di pre ordine, verrà stampato per essere distribuito anche nelle librerie”.

 

Quali vantaggi ha per un autore pubblicare con ‘Bookabook’?

Ravizza: “Intanto c’è l’idea di creare una comunità di lettori intorno al libro che a me è sembrato molto diverso. Si lascia cadere quel concetto un po’ obsoleto della ‘torre d’avorio’. Nel mio caso, poi, si è deciso di pubblicare un estratto del libro che è stato letto da oltre 300 persone e che poi hanno contribuito alla campagna di crowdfunding. In molti mi hanno mandato suggerimenti e consigli ma ovviamente non è che li ho accettati tutti. Però è stata un’opera collettiva, possiamo dire. L’altro aspetto interessante è quello che riguarda la promozione del libro, perché fa leva su canali nuovi e innovativi. Per il mio ‘L’influenza del blu’ abbiamo scelto Instagram permettendo al lettore di entrare in una scena del romanzo, per cui viene travolto da suggestioni e ambientazioni del libro”.

 

L’editoria è in una fase critica. Come se ne esce?

Greco: “I dati dell’Aie (associazione italiana editori, ndr) ci dicono che ci sono due leve per vendere un libro: la notorietà dell’autore e il passaparola. Oggi per esempio ci sono i social network che permettono all’autore di farsi conoscere e al libro, attraverso i ‘book influencer’, di essere conosciuto. L’editoria dovrebbe usare di più questa realtà, perché i comodini degli italiani sono pieni di libri che non vengono letti. E allora, perché non affidarsi a chi ha dei gusti simili ai nostri? La critica letteraria si è compressa perché meno persone leggono i giornali, in compenso c’è stata una esplosione dei giudizi online”.

Ravizza: “Nel quartiere in cui abito a Milano le librerie che hanno all’interno una caffetteria son sempre piene. I librai mi dicono che vendono sia caffè che libri. Quindi, coloro che riescono a creare aggregazione e a fare gruppo riescono a proporre l’esperienza che è quella dei cafè letterari, un’esperienza che ha valore aggiunto e che si aggiunge a quella del libro: ci si dà consigli, si dibatte e crea un’esperienza laterale rispetto a quella della lettura. Bisogna quindi sommare il fisico con il digitale. E qui entrano in gioco i ‘book influencer’, le persone che creano senso di attaccamento rispetto alla storia del romanzo. Più che a vecchi metodi, bisognerebbe quindi guardare al futuro, come hanno fatto anche nel cinema, nella musica, nei videogame”. 

 

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