8 Maggio 2020

Come e quando ripartiranno gli aerei, dopo il coronavirus

Fortune

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Come e quando ripartiranno gli aerei? Rispondono Fausto Palombelli, direttore centrale Marketing aviation di Aeroporti di Roma, e Oliviero Baccelli, direttore del master in Economia e management dei trasporti alla Bocconi. La versione completa di questo articolo, a firma di Morena Pivetti, è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio.

 

Una botta devastante. Uno tsunami. Un cigno nero di proporzioni mai viste in passato. Si potrebbe continuare a lungo, nemmeno le metafore bastano più. Se c’è un settore cui il Coronavirus ha spezzato le gambe, meglio tagliato le ali, è l’aviazione civile mondiale. Come centrato dal colpo di precisione di un cecchino, il trasporto aereo è precipitato, letteralmente, al suolo: più di 8 voli su 10 cancellati, oltre la metà delle flotte globali bloccate a terra, 96% di passeggeri in meno negli Stati Uniti, scesi ai numeri del 1954, 95% in meno in Europa, aerei che volano con una manciatina di passeggeri, aeroporti deserti, terminal chiusi. L’unico Paese ancora in aria al 50%, stando alle rilevazioni del sito Flightradar, è la Cina, grazie ai collegamenti interni ripresi ‘full throttle’. Quel che è peggio è che compagnie aeree e aeroporti, e con loro tutti gli attori della catena del valore del settore, restano sospesi a mezz’aria, senza coordinate per pianificare un atterraggio morbido, a radar e transponder spenti, in balia delle raffiche imprevedibili della pandemia, del suo espandersi e ritrarsi. Eppure, la fiducia che il futuro non sarà plumbeo come appare ora resiste, come insegna il drammatico passaggio dell’11 settembre 2001, l’attentato terroristico che ha segnato il primo, grande spartiacque globale e ha cambiato per sempre il modo di volare, ma non ha interrotto la crescita.

 

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio. Si può comprare in edicola e in versione digitale, oppure ci si può abbonare:

 

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