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26 Giugno 2020

Ricostruzione, sostenibilità: cosa serve per accelerare sulle rinnovabili?

Alessandro Pulcini

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Il passaggio della pianificazione, dell’indirizzo, c’è già stato con il Pniec, il Piano energia e clima del Mise. E la tecnologia si può ancora sviluppare molto, sì, ma è già avanti anni luce rispetto a quella di dieci anni fa. Quello che è rimasto da fare adesso per la trasformazione energetica, insomma, è attuarla. Per il clima e il pianeta, naturalmente, e per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità al 2030. Ma anche perchè restare indietro nella corsa all’energia pulita e delle rinnovabili significherà restare indietro, come Paese, a livello economico e geopolitico. Ne hanno discusso, durante l’e-meeting sulla sostenibilità di Fortune Italia, Antonio Cammisecra, Ceo di Enel Green Power e Direttore Global Power Generation Enel, Francesco La Camera, Dg di Irena, Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, e Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto club.

 

Una discussione, quella delle rinnovabili, che naturalmente non può ignorare l’impatto del Covid. Che secondo i partecipanti non cambierà il cammino, ormai avviato, verso la transizione energetica. Certo, sarebbe ancora più veloce, se si capisse come “gli investimenti in transizione energetica possono aiutare la ripresa”, dice Cammisecra. “Il Covid non ha cambiato la linea verso la transizione, anzi crea un ulteriore stimolo ad andare veloce per spingere la ripresa economica”. Un processo che, tra l’altro, se all’inizio aveva bisogno del supporto di politiche idonee, adesso “sta andando avanti grazie alle dinamiche di mercato”, dice La Camera.

 

Ci sono anche segnali che il processo stia accelerando a livello internazionale, dice Silvestrini, ma bisogna avere “l’intelligenza” di declinare le risorse pubbliche per aiutare ancora di più la trasformazione, per quanto sia ormai “irreversibile”. Il Covid, ad esempio, ha aumentato il processo di diversificazione delle grandi multinazionali Oil&Gas, che dopo tanti licenziamenti e la perdita di risorse stanno capendo che conviene sempre di più investire in rinnovabili invece che in combustibili fossili, dice Silvestrini.

 

Dal punto di vista delle rinnovabili ma anche della decarbonizzazione, secondo Cammisecra, l’Italia non è messa male. Ma per mettere in atto gli obiettivi servono passi concreti (“come chiudere le centrali a carbone, e noi lo vogliamo fare il piu presto possibile”) e bisogna rendersi conto “che questo è un obiettivo nazionale, e quindi bisogna metterlo al centro delle priorità” politiche e burocratiche, trovando “meccanismi autorizzativi che, ferme restando le prerogative regionali”, permettano l’efficienza dei processi di trasformazione. Il Pniec, alla fine, “lo ha scritto il governo: ora dovrebbe farsi carico insieme a noi di monitorare come sta avvenendo questa trasformazione”. Clamorosamente, aggiunge l’Ad, “anche per rifare un impianto fotovoltaico vecchio troviamo barriere burocratiche superabili solo con infinita pazienza”. Per raggiungere una matrice di sviluppo più sostenibile, si sa dove intervenire quindi: la complicata “gincana” burocratica italiana, il “fattore di blocco più visibile e dannoso che ci si trova di fronte nei processi di trasformazione”, dice Cammisecra.

 

Le normative, ma anche gli investimenti: nei suoi ultimi rapporti, l’Irena ha delineato quali debbano essere gli step da seguire a livello mondiale per riuscire a centrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile, e in questa strategia l’investimenti di risorse su rinnovabili ed efficienza energetica gioca un ruolo di primo piano. Per la loro resilienza, anche durante la pandemia, le rinnovabili hanno già dimostrato di essere la scelta giusta. Ora, dice La Camera, è importante che anche gli investimenti seguano quella direzione.

 

 

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