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La nuova normalità

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Abbiamo raccontato l’emergenza sanitaria, poi i provvedimenti urgenti per limitare i danni economici. Quindi abbiamo iniziato a ragionare sulla possibilità di immaginare una ricostruzione e su una ripresa dell’attività che ha riguardato alcuni ma non tutti. I quattro mesi segnati dal Coronavirus ci hanno portato a un’estate complicata, per alcuni aspetti indecifrabile. Ci sono molte più incognite che certezze, molte più domande che risposte di fronte a noi. Riguardano le conseguenze sociali e quelle sul mondo produttivo di una crisi che rappresenta una profonda discontinuità. Leggiamo previsioni, studiamo report, ascoltiamo esperti alla ricerca di una direzione. E ci fermiamo, tutti, alle ipotesi. Quella che da subito è stata definita ‘nuova normalità’, l’approdo a un mondo post Covid diverso da quello pre Covid, è ancora tutta da costruire.

 

Mancano, ancora, le decisioni che possono incidere veramente. In Europa, con la partita del Recovery fund ancora tutta da giocare, e in Italia, con l’esperienza degli Stati generali dell’economia da archiviare rapidamente, come era prevedibile, nel faldone che raccoglie le operazioni di propaganda. Serve, invece, una visione strategica che non c’è. Vanno fatte scelte, dando un verso alla politica economica.

 

 

Per ora, dobbiamo fermarci a quello che possiamo vedere. E che abbiamo scelto di descrivere raccontando storie che riteniamo significative. Sono quelle dei lavoratori lasciati soli, senza neanche i soldi della cassa integrazione, e delle imprese che rischiano di dover dichiarare l’insolvenza. Ma sono anche quelle che lasciano sperare in un futuro migliore: i piani per la sostenibilità di Generali, le strategie del mondo delle assicurazioni che si candidano a un ruolo centrale, la difesa del made in Italy con un marchio storico come Manifatture Sigaro Toscano. Ci sono poi le abitudini che cambiano e che sembrano destinate a diventare comportamenti maturi. Dal boom della micro-mobilità nelle città alla gestione del virus: il Garante per la privacy difende le scelte fatte con la app Immuni; con Reithera proseguiamo il nostro viaggio nella corsa al vaccino.

 

Gli anziani hanno pagato il prezzo più alto durante l’emergenza sanitaria, in termini di vite perse e di sofferenza per la malattia. Ma l’epidemia del Coronavirus, soprattutto nelle sue conseguenze economiche e sociali, riguarda da vicino anche i più giovani. Per questo, la nostra selezione annuale di talenti under 40 assume un valore diverso. Abbiamo fatto la scelta di selezionarne 40 in quattro categorie diverse: manager, startupper, ricercatori, influencer. Tutti hanno a che fare, direttamente o indirettamente, con il mondo dell’impresa. E su di loro vanno riposte le speranze che si possa veramente pensare alla crisi in corso come a un’opportunità per il cambiamento.

 

Dalla redazione americana, tre storie che raccontano grandi imprese globali nell’era del Covid. Amazon, ‘l’azienda perfetta per una pandemia’, probabilmente ne uscirà più forte di prima; Instagram è il social network che è riuscito a rimanere attraente pur vendendo tonnellate di pubblicità e la domanda è: riuscirà a restare in equilibrio? Infine, Uber. La crisi le ha dato l’occasione di smontarsi e ricostruirsi e ora deve dimostrare di saper archiviare gli errori per tornare a crescere.

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Illustrazione di Michele Marchionne

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