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26 Agosto 2020

Elon Musk ci mostrerà il chip che collega la mente al computer

Carlotta Balena

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Collegare la mente a una macchina. Sogno fantascientifico alla base di molti film (il più famoso è Trascendence), utopia del movimento transumanista e obiettivo principale di Neuralink, la startup che Elon Musk ha lanciato nel 2016 e che opera nel settore delle BMI (brain-machine interfaces) ovvero delle interfacce per il collegamento tra cervello e macchina. Tra i suoi sogni, possibilmente da realizzare in questa vita, infatti, non c’è solo quello di portare l’uomo su Marte ma anche quello di collegare la mente umana a un computer, con diversi sbocchi per la salute e per la medicina (oltre, naturalmente, ad altre eventuali applicazioni).

 

Elon Musk ha detto che dimostrerà l’efficacia del suo chip il prossimo venerdì in una presentazione live: finora c’è stato sempre molto riserbo sul lavoro e sulla tecnologia della startup, ma forse è arrivato il momento di vedere qualcosa di concreto, anche se lo stesso Musk non ha offerto molti dettagli sulla dimostrazione. Che dovrebbe consistere in un impianto di chip nel cervello, attraverso una procedura che Musk descrive come simile a quella del laser per le operazioni oculari, e che sarà portata a termine da un robot. L’intera tecnologia sarà svelata direttamente venerdì: il dispositivo è stato già testato sugli animali ma non è chiaro se sia mai stato testato sugli umani (i test erano previsti per il 2020). Neuralink ha raccolto oltre 158 milioni di dollari in finanziamenti e nell’unica dimostrazione del dispositivo, fatta nel 2019, si presentava una specie di macchina da cucire che avrebbe dovuto collegare il cervello umano a una macchina.  

 

Su Twitter Musk ha sottolineato come il suo dispositivo neurale potrebbe curare l’ansia e la depressione, ed estendere le capacità sensoriali degli umani come la capacità di sentire oltre le normali frequenze, o addirittura trasmettere la musica direttamente agli impulsi cerebrali. Obiettivo dichiarato del miliardario è quello di aumentare le capacità di intelligenza umana per “far fronte” all’intelligenza artificiale che potrebbe diventare più potente dell’essere umano. Se ci riuscirà, è ancora tutto da dimostrare. Intanto non è il solo a puntare su questo settore in grande crescita: anche Facebook sta lavorando alla progettazione di interfacce neurali. Che, secondo un report dell’associazione scientifica britannica Royal Society, entro il 2040 saranno una valida e riconosciuta opzione per curare l’Alzheimer. 

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