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Mpw, perché ci sono poche donne nelle startup?

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Silvia Candiani mpw Microsoft

L’ecosistema delle startup al femminile, tra il superamento del gender gap nelle aziende, lo sviluppo delle competenze digitali e soprattutto della propensione al rischio. È il tema dell’e-meeting Donne e Startup, evento della comunità Most Powerful Women (MPW) di Fortune Italia. La strada per il successo imprenditoriale femminile è ancora impervia e incide anche la pandemia: secondo un rapporto di Unioncamere, si è passati dal 22% al 13% di donne al vertice di imprese. E nelle aziende dirette da donne gli investimenti tecnologici sono minori ed è più difficoltoso anche l’accesso al credito.

Silvia Candiani, membro del board di MPW e Ceo di Microsoft Italia, intervenendo all’e-meeting esprime in particolare la sua preoccupazione sulla carenza di startup a guida femminile: “È un dato di fatto l’esiguità di donne al comando di startup, mentre dovremmo favorire, stimolare ragazze a intraprendere questo percorso, evidenziando le storie di chi ce l’ha fatta ma facendo anche in modo che possano servirsi degli strumenti per avere successo. C’è un grande lavoro da fare, dalle università, perché le ragazze pensino a una carriera come startupper come a una grande opportunità. Non manca certo il talento ma è più bassa la propensione al rischio, che in verità credo possa essere anche allenata, sviluppata, stimolata”.

 

E sulla minoranza di donne startupper ma anche con il ruolo di Ceo o di fondatrici di startup aggiunge: “Sono impegnata per far arrivare alle ragazze che le competenze scientifiche determinano il loro futuro, una startup può essere decisiva nel mondo, ma anche le aziende devono porsi di eliminare il gender gap, dove non c’è questa differenza ci sono risultati migliori dal punto di vista finanziario”.

Sulle iniziative di Microsoft Italia per il sostegno all’universo startup, la Ceo di Microsoft Italia spiega: “Un ecosistema innovativo funziona se comprende grandi aziende ma anche piccole realtà. Abbiamo ideato il programma Microsoft for Startup per rafforzare le startup alle prese con la robotizzazione dei processi, con la cyber security e anche per aiutarle a trovare sbocchi del mercato. Siamo in contatto con acceleratori per fare Rete, servono modelli ispiratori ma serve lavorare anche sulle competenze tecnologiche, cloud, intelligenza artificiale, cyber security per un modello di azienda resiliente. Abbiamo stretto accordi con la CRUI per fornire queste competenze, per usare la tecnologia come leva verso l’innovazione”.

Banda ultra larga e interazione con le aziende pubbliche in trasformazione durante la pandemia, è la ricetta per innalzare il livello competitivo delle startup italiane secondo Marco Bellezza, ad di Infratel, startup in house del MiSe che realizza infrastrutture digitali nel Paese: “Quest’anno stiamo orientando le attività in termini di creazione e realizzazione di servizi legati alla banda ultra larga, che serve in tutto il Paese, non basta portare l’infrastruttura dove serve, occorre abilitare nuovi servizi verso le comunità interne del Paese, nelle Aree Bianche, a bassa densità abitativa. Sono stati avviati, per conto del Mise, con riferimento a valorizzazione dei beni culturali, progetti pilota su fruizione della rete ultraveloce con il nostro partner Open Fiber. Ma oltre alla banda larga, per le startup c’è il Fondo Nazionale Innovazione che le mette in contatto con le aziende pubbliche – spiega l’ad di Infratel – e in generale sulle politiche di inclusione e sostenibilità al femminile, ci sono stati passi in avanti, in Infratel c’è il 45% di lavoratrici, il percorso non è agevole ma, come ha spiegato anche il premier Draghi nel suo primo discorso al Senato, vanno garantite le parità di condizioni competitive, altro che quote rosa”.

Elisa Piscitelli, co-founder di Orientami, ha mostrato la propensione al rischio mettendo in piedi la sua startup, tutta al femminile: “Assieme a un’amica che frequentava un’MBA a Harvard abbiamo pensato a qualcosa per gli studenti, per i liceali che vogliono costruirsi un futuro ma senza essere coscienti di come valorizzare le proprie potenzialità. E questo gap tra mondo della scuola e lavoro è così evidente che siamo partiti proprio da questo, accompagnando gli studenti a coltivare le competenze, in modo individuale. Un percorso personalizzato di conoscenza, pochi indicano ai ragazzi di valorizzare le proprie competenze. Abbiamo iniziato un anno fa, ora si lavora con 30 licei, duemila ragazzi, il 20% paga per il servizio, l’engagement è del 90%. Orientami era solo una nostra idea, ora è pratica, esiste. Noi puntiamo sulle tre C, Consapevolezza, Curiosità e Coraggio e lavorando con i liceali abbiamo notato come il coraggio e la curiosità e voglia di pianificare il futuro è molto più spiccata tra le donne. Io stessa ho sviluppato una certa resilienza in quest’avventura imprenditoriale”.

Da una giovane startupper a una manager che ha costruito da zero la macchina dell’innovazione, Gabriella Scapicchio, Sindaco di Le Village by Crédit Agricole a Milano, startup esterna al colosso bancario francese, primo village in Italia, con il 30% di occupazione al femminile: “Ho creato da zero il dispositivo dell’innovazione nell’azienda, partendo sei anni fa, quando i progetti innovativi erano meno strutturati, ho strutturato un processo di innovazione lavorando con diverse fasce d’età. Poi, Le Village, una startup esterna a Crédit Agricole: l’obiettivo è sempre stato quello di innovare nel territorio, in Italia legato soprattutto a eccellenze tipiche con food, fashion o farmaceutica. Penso che le donne in realtà siano dotate di uno spiccato spirito imprenditoriale, ora da promotore di innovazione accompagno le startup, portandole a contatto con le grandi aziende. Ma per creare una cultura d’impresa tra i giovani si deve partire da lontano, i ragazzi vanno orientati. Ma è positivo che le università si dotino di Lab dove iniziare a valorizzare le competenze e così poi il ruolo degli incubatori, degli acceleratori d’impresa”.

 

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