Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
TTG

Generali, una partita su più tavoli

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Sull’asse Mediobanca-Generali si giocano da sempre le sorti di un pezzo importante della finanza italiana. Le contrapposizioni tra soci, nei due azionariati, non sono una novità. E il mercato, alla fine, ha sempre fatto la sua parte. Questa volta, però, la partita si gioca su più tavoli. E senza esclusione di colpi.

Il patto di consultazione tra Caltagirone e Del Vecchio, annunciato sabato, è un elemento che formalizza movimenti in corso da mesi e dichiara esplicitamente un obiettivo mai nascosto: cambiare l’amministratore delegato del Leone di Trieste, Philippe Donnet, per “una più profittevole gestione della compagnia”, come recita l’estratto dell’accordo tra i due imprenditori. L’ambizione è quella di contendere spazio in Europa ai giganti Axa, Allianz e Zurich, e si ritiene che per farlo sia indispensabile crescere per linee esterne, con una guida operativa diversa. Un obiettivo legittimo, che si contrappone frontalmente a quello dell’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, impegnato per la conferma di Donnet e convinto che i risultati raggiunti negli anni siano il motivo sufficiente per puntare sulla continuità.

Messa in questi termini, si tratta di una dinamica piuttosto ricorrente e gli argomenti a sostegno dell’una e dell’altra posizione passano inevitabilmente per una valutazione dei risultati. Sono oggettivamente buoni risultati e, come più volte evidenziato nelle cronache finanziarie di queste ore, non possono essere disconosciuti. Con un azionariato ‘normale’ e in condizioni diverse, la conferma di Donnet sarebbe un passaggio quasi scontato.

Ma è evidente che il disegno di Caltagirone e Del Vecchio, che tra l’altro non possono porsi in concerto tra loro per non incorrere nell’intervento della Consob e per non essere costretti all’opa obbligatoria, va oltre la valutazione dei risultati. Stanno investendo tanto e sembra plausibile che non lo stiano facendo solo per accumulare le azioni necessarie a defenestrare l’amministratore delegato.

La prima parte della partita si gioca in cda. Vista la composizione del Consiglio delle Generali, 4 consiglieri su 13 sono espressione dei due soci privati, per arrivare al ribaltone e portare in assemblea una lista di maggioranza che non preveda Donnet, saranno i consiglieri indipendenti a fare la differenza.

Per ora, stando alla prima riunione dei consiglieri non esecutivi, tutti tranne Donnet, il blitz è quantomeno rimandato. I consiglieri, si legge in una nota, “hanno preso atto della disponibilità del Group CEO, Philippe Donnet, a ricoprire la carica di Amministratore Delegato per un terzo mandato. Alla luce di ciò, i consiglieri non esecutivi a maggioranza hanno espresso apprezzamento per il lavoro svolto e i risultati conseguiti da Philippe Donnet, accogliendo favorevolmente tale disponibilità in vista, nel caso in cui il Consiglio uscente proceda alla presentazione di una lista per il rinnovo del Consiglio, di una sua inclusione nella citata lista con il ruolo di Amministratore Delegato anche per il prossimo mandato”.

Restano 4, in sostanza, i voti contro Donnet.

Ora, se non si dovesse arrivare a un compromesso entro la prossima riunione del Cda del 27, si potrebbe arrivare alla presentazione di tre liste: quella della maggioranza del cda per Donnet, quella dei soci privati con un nome di spicco (Mario Greco?) da contrapporre all’attuale guida e quella di Assogestioni.

Sarebbe quindi decisiva l’assemblea che dovrà votare per il rinnovo del cda. Dove la proposta di rottura di Caltagirone e Del Vecchio potrebbe cercare comunque una maggioranza.

È interessante, oltre che indispensabile per cercare di decifrare le mosse di queste ore, leggere con attenzione i report degli analisti finanziari. Perché la percezione che il mercato avrà dell’operazione in corso potrà essere un fattore chiave. Se le ambizioni di Caltagirone e Del Vecchio venissero lette come velleitarie, o come un azzardo, prima i consiglieri indipendenti (come appare già probabile) e poi i fondi potrebbero schierarsi per la continuità.

Sullo sfondo resta però quello che, secondo diversi osservatori, sarebbe il vero obiettivo finale: il tentativo di arrivare a una fusione Mediobanca-Generali. Se si arrivasse lì, la disputa sui risultati di Donnet, e l’ipotesi di un cambio dell’Ad, si rivelerebbero un passaggio strumentale in un piano ben più articolato.

 

Microsoft Banner Articolo
Innova Finance
box alfasigma 1

Leggi anche

ttg
omron
pfizer
Milteny Banner 1
Milteny Banner 2

I più letti