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Sono 830mila i nuovi posti di lavoro, ma il 90% è a termine

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Dall’inizio dell’anno sono stati creati 830mila posti di lavoro, ma il 90% è a termine. E’ il quadro delineato dalla quinta nota congiunta di Bankitalia con il ministero del Lavoro, dal quale emerge però anche un altro dato: il numerto dei licenziamenti a luglio e agosto è rimasto contenuto nonostante lo stop al blocco.

Nuovi posti di lavoro

Nel periodo che va dal primo gennaio alla fine di agosto sono stati creati oltre 830.000 posti di lavoro dipendente, a fronte dei 327.000 del 2020 e dei 689.000 del 2019. Tuttavia, quasi il 90 per cento è stato attivato con un contratto a termine (al netto delle cessazioni). La modesta dinamica delle posizioni a tempo indeterminato, marcatamente inferiore anche a quella osservata nel 2020, risente del numero ancora esiguo di nuove assunzioni e trasformazioni di impieghi già in essere (-23,8 per cento nei primi otto mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019).

Più contratti al Sud

La crescita della domanda di lavoro nei primi otto mesi del 2021 è stata eterogenea tra le regioni e i territori. In rapporto al numero di addetti le attivazioni nette sono aumentate in misura relativamente inferiore nel Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno: l’impatto del blocco dei licenziamenti sul saldo occupazionale è stato maggiore nel Sud e nelle Isole dove i contratti a tempo indeterminato venivano tradizionalmente interrotti con maggiore frequenza.

Il Veneto è l’unica regione in cui la dinamica della domanda è stata meno favorevole che nel 2019, a causa delle gravi perdite registrate dal settore turistico in primavera, concentrate nella provincia di Venezia e in misura inferiore in quella di Verona. La crescita della Lombardia è attribuibile soprattutto alla provincia di Milano, mentre nelle altre località lombarde gli andamenti sono stati molto eterogenei: le difficoltà del comparto tessile e dell’abbigliamento hanno contribuito al peggioramento a Como, Varese e Pavia.

Pochi licenziamenti

“Il buon andamento complessivo della domanda di lavoro e la possibilità di ricorrere ai regimi di integrazione salariale senza costi – si legge nella nota – mantengono i licenziamenti in luglio e agosto su livelli molto bassi, nonostante la rimozione dal 1 luglio 2021 del blocco in alcuni settori, che impiegano circa quattro milioni di dipendenti”. Inoltre, “si stima che in luglio l’eliminazione del vincolo abbia sbloccato circa 10.000 licenziamenti, riportandone il numero sui livelli medi del 2019. I licenziamenti sono però tornati già ad agosto su valori estremamente contenuti, per effetto sia della ripresa ciclica sia del perdurare di condizioni favorevoli per l’accesso ai regimi di integrazione salariale.

 

 

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