POSTE header

Le pensioni, i giovani, il ddl Zan e le occasioni perse

Teva banner articolo
Teva banner articolo

Le pensioni, i giovani e i diritti, a partire da quelli che avrebbe potuto garantire il ddl Zan, formalmente ‘morto’ oggi al Senato. Qual è il filo conduttore dei temi più caldi di queste ore? Le occasioni perse. Insieme alla sistematica rinuncia a pensare a un Paese diverso, capace di non arrotolarsi nelle abituali contrapposizioni e di guardare oltre il risultato di parte e la convenienza immediata.

Se c’è un tema che puntualmente divide è quello delle pensioni. Si sono avvicendate riforme, scioperi, proteste e compromessi, accumulando più errori che successi: scaloni da disinnescare, esodati da salvare, quote da sbandierare. Questa volta, più che in passato, si è finiti a schierarsi in una contrapposizione netta, tra giovani e vecchi, che poi è quella che pesa di più anche in termini economici, con in non garantiti da una parte e i garantiti dall’altra. Una contrapposizione che richiama immediatamente un tema che non dovrebbe esaursi nelle analisi post elettorali, quelle che tentano di ‘giustificare’ un tasso di astensione che continua a crescere. È il tema della rappresentanza degli interessi delle nuove generazioni, che riguarda sia la politica sia il sindacato.

L’occasione che si sta perdendo è una riflessione seria sugli equilibri da trovare per far funzionare il mercato del lavoro, in rapporto anche all’allungamento delle aspettative di vita e alla sostenibilità delle pensioni. Senza mettere i giovani contro i pensionati e viceversa. Servirebbe una direzione condivisa. Se con il Pnrr si vuole costruire un Paese più a misura di giovani, non si può ragionare sulle pensioni come se i giovani non esistessero. Basterebbe, come spesso accade, selezionare le priorità: rendere più dignitose possibili le pensioni, tutelare le categorie che hanno svolto lavori usuranti, rendere i requisiti per l’età pensionabile un elemento funzionale a un disegno complessivo e non un numero o una quota sulla quale fare le barricate. Soprattutto, porsi il problema del futuro previdenziale di chi non solo fa fatica ad accumulare contributi ma anche a trovare un’occupazione.

Il tema giovani sta diventando sempre più simile a quello della sostenibilità, prima maniera. Un contenitore nel quale buttare promesse, slogan e uscite propagandistiche. Fare politiche per i giovani vuol dire essenzialmente occuparsi delle loro esigenze principali: istruzione, lavoro, un ambiente sostenibile, i diritti civili.

Quando si parla del ddl Zan è proprio ai giovani che si dovrebbe guardare. Le scaramucce della politica che non riesce a guardare alle persone sono la risposta peggiore alla loro richiesta di cambiamento. Chiunque frequenti bambini e ragazzi ha la percezione chiara di quanto sia il ritardo degli adulti rispetto a un mondo che è cambiato senza che loro se ne accorgessero. Per questo, il tempo che passerà ancora prima che si facciano scelte coerenti con la realtà, partendo dagli orientamenti e dai comportamenti sessuali e dalle leggi che possono tutelarli, non farà altro che ampliare la distanza, allontanando ancora di più i giovani da un’aula parlamentare in cui si è scelto di fare finta di niente. L’ennesima occasione persa.

cinema 2
ABOCA sidebar
TEVA sidebar

Leggi anche

cinema 2
ABOCA sidebar
TEVA sidebar

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.