Lavoro, nel 2021 contratti part time per una donna su due

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Enel 2022

La ripresa c’è, ma nell’occupazione si conferma anche una forte differenza di genere: solo il 14% dei nuovi contratti delle lavoratrici è a tempo indeterminato mentre le stabilizzazioni da altre forme contrattuali sono soltanto il 38%. Inoltre, il 49,6% di tutti i contratti delle donne è part-time contro il 26,6% degli uomini. E’ quanto emerge dal Gender policies Report 2021, elaborato dall’Inapp.

Il Rapporto, diviso in 9 capitoli, spazia dal contesto demografico al mercato del lavoro, per concentrarsi su un’analisi delle principali politiche innovative in ottica di genere (Pnrr e gender procurement) e del sistema di relazioni industriali in prospettiva di genere.

La ripresa non avviene alla stessa velocità e con lo stesso modello in tutte le Regioni italiane. Dato comune è che i contratti stipulati a donne sono sempre inferiori a quelli degli uomini: le donne sono un terzo del totale in Basilicata, Sicilia e Calabria. Sono sotto il 40% in Calabria, Molise, Puglia, Lombardia, Abruzzo e Lazio; tutte le altre si collocano tra il 41% e il 46,5%. L’ incidenza più elevata viene registrata in Trentino Alto Adige.

Dal report emerge però anche un fattore sorprendete: è il ruolo delle Regioni del Mezzogiorno, che pur a fronte di un numero di attivazioni al di sotto delle 80.000 unità, presentano un’incidenza del tempo indeterminato superiore alla media nazionale e superiore a quella di diverse regioni del Centro Nord. Meno contratti e più stabili, testimonierebbe il caso della Campania ad esempio con oltre 75 mila contratti e il 21,4% a tempo indeterminato. O la Sicilia con 59.230 contratti di cui il 17,7% a tempo indeterminato o la Calabria, in cui i 20.373 contratti presentano una quota stabile del 18%.

“Tuttavia – sottolineano i ricercatori – attenzione ad un dato che riduce l’ottimismo. Proprio in queste Regioni, accanto alla ridotta nuova occupazione continua a registrarsi la quota di tempo parziale femminile tra le più alte d’Italia”, fattore che rappresenta una delle cause dei già elevati differenziali retributivi tra uomini e donne.

“In questo anno e mezzo di pandemia le donne hanno dovuto affrontare uno stress test particolare dovendo moltiplicare gli sforzi e spesso trovandosi di fronte al bivio di scegliere tra lavoro e famiglia”, sottolinea Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp.

“L’aumento delle diseguaglianze di genere – aggiunge – è cresciuto e parte da un dato strutturale dell’occupazione che vede al 67,8% il tasso di occupazione degli uomini e al 49,5% quello delle donne. È chiaro che la pandemia non ha fatto che allargare questo divario, per questo occorre intervenire non tanto con bonus o iniziative spot ma iniziando a adottare, sin dalla fase di progettazione, una valutazione di quali possono essere gli effetti su uomini e donne di politiche concepite come universali e quindi neutre”.

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