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L’allarme Bce dopo la settimana nera del crypto: “Si può perdere tutto”

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“I recenti sviluppi sul mercato delle criptovalute dimostrano che è un’illusione credere che questi strumenti possano agire come denaro quando non possono essere convertiti alla pari in denaro pubblico in ogni momento”. Le parole di Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Bce, pronunciate durante un confronto a Dublino sull’euro digitale, sono chiare, e ribadiscono quello che molti attori della finanza tradiazionale ripetono da tempo: le criptovalute sono rischiose, sono asset speculativi, e non possono sostituire le monete tradizionali. Parole che arrivano dopo una settimana nera per chi crede nel crypto.

Panetta, ex direttore generale della Banca d’Italia, aveva già recentemente parlato del “selvaggio West” del crypto, in un intervento alla Columbia university. A Dublino ha sottolineato come “nonostante le affermazioni secondo cui le criptovalute sarebbero una forma affidabile di ‘valuta’ libera dal controllo pubblico” in realtà “sono troppo rischiose per fungere da mezzo di pagamento affidabile”.

Le criptovalute, ha ricordato, “si comportano più come attività speculative e sollevano molteplici problemi di ordine pubblico e stabilità finanziaria”.

Detta ancora più chiaramente: “Chiunque investa in criptovalute deve essere pronto a perdere tutto il proprio investimento”.

La scorsa settimana anche Paolo Ciocca, commissario della Consob, l’autorità di vigilanza sulla Borsa, parlando delle criptovalute in un’intervista a ‘La Stampa’ aveva affermato come il mercato stesse “rettificando su più fronti e anche sulle criptovalute, è nell’ordine delle cose”. Come Consob e come Esma (il regolatore Ue, ndr), ha dichiarato Ciocca, “lo abbiamo detto diverse volte, bisogna fare attenzione perché le criptoattività sono classi di asset che sono altamente pericolose. Questo perché il sottostante è difficilmente leggibile. E quindi chi entra in questo mercato lo fa a suo rischio, esponendosi a perdite di capitale”. Ma affermare che “tutto il mondo delle criptoattività sia finito non è corretto”. Per questo per Ciocca è “urgente anticipare, in Italia, il quadro regolamentare Ue. Il disegno europeo è giusto, ma i tempi di attuazione sono troppo lunghi. Quando ci sarà il quadro italiano, ci sentiremo più tranquilli e sicuri”.

Difficile non leggere in dichiarazioni simili un “ve l’avevamo detto”, ora che il mercato crypto ha subito uno dei suoi maggiori crolli di sempre. Un crollo che si inserisce in un momento di depressione dei mercati, nel quale sono particolarmente colpiti i titoli tecnologici. Ma resterà comunque come una tappa fondamentale nella definizione non tanto del ‘valore’ del crypto, quanto della sua funzione. Anche la concezione di stablecoin, la versione ‘stabile’ delle criptovalute perché ancorata al valore di monete Fiat, ha subito un duro colpo la scorsa settimana, con il crollo di TerraUSD e della sua criptovaluta gemella, Luna.

Come uscirà il crypto da uno dei suoi periodi peggiori? Cosa sarà delle decentralizzazione sognata dagli appassionati di Web3, metaverso e servizi finanziari ‘decentralizzati’?

Intanto, in tutto il mondo, le banche centrali lavorano sulle loro monete digitali per riprendere il controllo della situazione. Secondo Panetta è importante che le banche centrali mantengano il controllo degli strumenti di pagamento, soprattutto di quelli digitali, dal momento che “un sistema basato su tecnologie e pratiche progettate, gestite e supervisionate altrove minerebbe la capacità delle autorità di esercitare il proprio controllo di vigilanza”.

Per il membro del Comitato esecutivo però “la coesistenza di denaro pubblico e privato può continuare a essere una situazione vantaggiosa per tutti, forse ancora di più nell’era digitale” aggiunge, osservando come “le valute digitali delle banche centrali consentiranno al denaro pubblico di continuare a svolgere il loro ruolo nell’ancorare la stabilità del sistema dei pagamenti e nel contribuire alla sua efficienza. E il denaro privato aggiungerà innovazione e diversità” a questo scenario.

“Uno scenario in cui la digitalizzazione dei pagamenti portasse alla quotazione della maggior parte dei prezzi in un’unità di conto estera o privata – ha concluso Panetta – ridurrebbe notevolmente la capacità della banca centrale di influenzare le condizioni monetarie e finanziarie”.

Quello che è sicuro è che i colossi del crypto non hanno ormai nessuna intenzione di fermarsi. Un mese e mezzo fa Binance, il più grande exchange per criptovalute al mondo, ha registrato la sua Binance Italy, e sta per prendere un ufficio a Milano, ha detto il fondatore Changpeng Zhao (o CZ, come viene chiamato di solito) in un’intervista su Repubblica. Con la sua Binance, lo scorso anno, ha registrato un’attività di trading crypto da 34mila mld di dollari: abbastanza per non farsi spaventare dai momenti no del mercato.

 

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