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La sfida tra Amazon e Federal Trade Commission sull’abbonamento Prime

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Amazon è semplicemente indignata. Dal 2021, il gigante della tecnologia è stato oggetto di un’indagine della Federal Trade Commission sulle sue pratiche di abbonamento ai membri Prime, con particolare attenzione al fatto che l’interfaccia utente dell’azienda possa indurre le persone a optare per il servizio in maniera non corretta.

L’indagine formale non è stata confermata fino a questa settimana, quando l’agenzia ha reso pubblica la consegna di un documento legale da parte dalla società. Ma è stato rivelato anche altro: l’opinione di Amazon. Il gigante pensa che l’intera faccenda sia profondamente ingiusta.

Il documento sostiene che il fondatore Jeff Bezos e l’attuale CEO Andy Jassy non hanno bisogno di affrontare un colloquio con l’agenzia.

Lina Khan, Chair della Federal Trade Commission (FTC). Credit: Samuel Corum / CNP

“Jeffrey Bezos e Andrew Jassy presentano un’ulteriore petizione per annullare i loro CID individuali (Civil investigative demand, la Richiesta investigativa civile da parte della FTC) perché il personale non ha identificato alcun motivo legittimo per aver bisogno della loro testimonianza quando si possono ottenere le stesse informazioni, e altro ancora, da altri testimoni e documenti”, si legge nel documento, datato 5 agosto.

Il documento offre una rara visione dei mesi di conflitto tra Amazon e la presidente della FTC Lina Khan, che ha assunto la carica di commissario nel 2021. La 33enne Khan si è fatta un nome con la sua teoria di un “antitrust hipster” con la quale si sostiene che le grandi aziende, in particolare Amazon, hanno troppo potere. Khan sta cambiando direzione rispetto alle tradizionali pratiche antitrust, secondo le quali lo standard principale adottato dalla FTC erano i prezzi

Il lavoro che l’ha resa famosa è stato pubblicato sulla Yale Law Review nel 2017. Si intitola: “Il paradosso antitrust di Amazon“.

Per Amazon è una condotta “oltraggiosa”

Amazon denuncia anche la decisione “oltraggiosa” della FTC di impedire alla società e ai suoi singoli dirigenti di avere lo stesso consulente legale.

Insider ha precedentemente riferito sull’indagine e sul fatto che la società abbia preso in considerazione diversi cambiamenti. I dirigenti li avrebbero però accantonati, per evitare una minore crescita degli abbonamenti.

Perché non sono necessari Bezos e Jassy?  Il consulente legale di Amazon afferma che la società ha già prodotto circa 37.000 pagine di documenti, ha lavorato con la FTC per rispondere alle sue domande e ha seguito l’agenzia per assicurarsi che le sue richieste fossero soddisfatte. Oltretutto, secondo il consulente, l’azienda può continuare a produrre documenti e chiedere ad altri dipendenti di rispondere alle domande dell’agenzia.

Alcuni dei comportamenti “oltraggiosi” evidenziati da Amazon: il consulente legale della società afferma che c’è stato un intervallo di quattro mesi nelle comunicazioni da parte della FTC, che si è concluso nell’aprile di quest’anno, quando l’agenzia ha annunciato che un nuovo avvocato stava assumendo il controllo delle indagini. La FTC ha poi avviato un altro CID a giugno che, secondo il legale di Amazon, ha “ampliato” e “accelerato” l’indagine, imponendo contemporaneamente una scadenza rigida per il suo completamento, una scadenza completamente “arbitraria”.

“La gestione di questa indagine da parte dello staff è stata insolita e sconcertante”, si legge nel documento di Amazon, con riferimento alla FTC.

La FTC non ha risposto  lla richiesta di commento di Fortune, mentre Amazon ha rinviato Fortune al suo documento depositato.

Per quanto riguarda ciò che succederà ora, l’abstract dell’articolo di Khan del 2017 potrebbe fornire alcuni indizi. “L’azienda si è posizionata al centro dell’e-commerce e ora funge da infrastruttura essenziale per una miriade di altre aziende che dipendono da essa … Non possiamo conoscere i potenziali danni alla concorrenza posti dal dominio di Amazon se misuriamo la concorrenza principalmente attraverso prezzo e produzione. In particolare, la dottrina attuale sottovaluta il rischio di prezzi predatori e il modo in cui l’integrazione tra linee di business distinte può rivelarsi anticoncorrenziale. Queste preoccupazioni sono accresciute nel contesto delle piattaforme online”.

L’articolo completo è su Fortune.com

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