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Gratteri: vi spiego i rapporti tra mafia e politica | VIDEO

Nicola Gratteri Fortune Italia

Quella che segue è una intervista che Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, ci ha rilasciato nei suoi nuovi uffici, un vecchio convento del ‘400 che è stato riadattato a cittadella giudiziaria. Con Gratteri abbiamo affrontato il tema della giustizia e della lotta alla mafia. Quel che emerge da questa lunga chiacchierata col magistrato antimafia calabrese è la sua caparbietà nella lotta alle organizzazioni criminali. Per Gratteri è importante recidere i legami tra mafia e potere politico, confiscare i patrimoni illeciti accumulati col crimine e far capire ai giovani soprattutto che delinquere “non conviene”. Come? Lo spiega il Procuratore nell’intervista realizzata in una mattinata in cui Gratteri ha tenuto una conferenza stampa per rendere noti i risultati dell’ennesima operazione di polizia giudiziaria che ha portato in carcere circa 200 indagati e tra questi anche politici.

Procuratore Gratteri, un libro per spiegare ai giovani la Costituzione italiana. Perché ha avvertito questa esigenza?

Intanto è un libro rivolto ai ragazzi delle scuole medie e dei licei. Seguo molto i giovani il pomeriggio; ormai da tanti anni vado nelle scuole per spiegare la non convenienza a delinquere, per parlare degli effetti delle droghe, e così via. Ho un rapporto particolare, speciale con i ragazzi e vedo che spesso in alcuni contesti non conoscono i rudimenti del nostro sistema. Allora, assieme al professor Nicaso, con un linguaggio semplice e accessibile a tutti, ho cercato di spiegare la nostra struttura, come ci muoviamo, come siamo governati. È uno strumento che in tantissimi stanno apprezzando, è molto richiesto il dibattito dopo aver letto il libro. Quindi sono convinto che questo tipo di libri sia importante, come anche il precedente, “Non chiamateli eroi”, in cui si spiega dal punto di vista umano chi erano questi grandi personaggi che sono morti in nome di un’idea, di uno Stato, di una Nazione.

Libro Gratteri Fortune Italia
La copertina del libro ‘La Costituzione attraverso le donne e gli uomini che l’hanno fatta’ (Mondadori) di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

Da anni lei dice che c’è una sorta di stanchezza nella nostra società a parlare di mafia, come se fosse qualcosa sullo sfondo, che non ci interessa.

Questo è anche vero. In genere è un fatto naturale: man mano che ci si allontana dagli eventi, dai fatti anche traumatici, si tende a rimuovere il dolore. Ma poi è anche vero che spesso è anche colpa nostra, che non sappiamo raccontare la mafia nel modo giusto, o la raccontiamo in modo troppo pesante oppure qualcuno parlando di mafia, etica o morale, ne fa un business e quindi la gente, che non è stupida, quando vede queste cose, si allontana e noi diventiamo sempre meno credibili.

Procuratore Gratteri, possiamo dire che anche la risposta dello Stato rispetto al fenomeno mafioso vive di momenti?

Sono d’accordo con lei. Purtroppo anche quest’ultimo Governo non ha assolutamente affrontato il problema del contrasto alle mafie, anzi addirittura sono state fatte delle norme che hanno sostanzialmente allargato le maglie del contrasto alla mafia: una rete a maglie larghe. È un momento molto difficile sul piano del contrasto alle mafie, il messaggio è quasi ‘liberi tutti’; se pensiamo all’improcedibilità, all’ergastolo ostativo, al sistema carcerario che si sta proponendo. Il messaggio è che in questo momento non c’è un’emergenza mafie e quindi possiamo procedere ad una sorta di pacificazione, addirittura qualcuno in questi giorni parlava di indulto, ma io non ne capisco il motivo.

Gratteri, magari per far uscire dal carcere un po’ di gente, visto che non siamo in grado di ‘ospitarli’ tutti…

Ma guardi, intanto grazie ai provvedimenti al momento non c’è un allarme sovraffollamento. Ci sono state stagioni in cui c’erano migliaia di detenuti in più rispetto ad oggi. Inoltre, siccome adesso ci sono i soldi del PNRR, nessuno sta dicendo per quale motivo non si costruiscono 2-3 carceri da 5mila posti. Due mesi fa hanno chiesto di incontrarmi due ministri olandesi, uno della giustizia, l’altro della sicurezza, e mi hanno detto che hanno stanziato 100 milioni di euro per costruire nuove carceri perché sono molto preoccupati. Io vent’anni fa andavo in Olanda e dicevo: “Attenzione che qui c’è la ‘Ndrangheta” e non mi hanno creduto. Adesso oltre alla ‘Ndrangheta, hanno la Maffia con due f, ovvero la terza generazione di nordafricani, molto feroci, e la mafia albanese. Questo li ha preoccupati, ma ci hanno creduto solo quando hanno visto ucciso un avvocato, un collaboratore di giustizia e un giornalista.

Chi comanda nelle carceri italiane?

In questo momento comanda l’alta sicurezza, i capimafia. Comandano perché tra media sicurezza, alta sicurezza e comune non c’è un filtro. Le celle sono aperte, c’è poco personale, gruppi di uomini della polizia penitenziaria che salgono e scendono fra i piani per cercare di contenere e di regolamentare. Tradotto: comandano le mafie.

Che cosa la preoccupa di più in questo momento su come lo Stato e la magistratura stanno affrontando il fenomeno mafioso?

Credo sia devastante il messaggio di normalizzazione, di voler far capire che le mafie non ci sono più, che non sono una priorità per il Paese.

Si va al voto il 25 settembre, per chi vota la mafia?

La mafia non ha ideologie, non è né di destra né di sinistra. La mafia punta sul cavallo vincente, su quello che pensa possa vincere. Offre pacchetti di voti in cambio di appalti o favori.

Quanto è difficile spezzare il filo fra mafia e politica?

È sempre più difficile, intanto perché c’è un forte abbassamento della morale e dell’etica, e c’è sempre più un abbraccio. La politica è più debole della mafia. 30-40 anni fa erano i mafiosi che andavano dai politici a chiedere favori, oggi capita che sono i politici che abbracciano i mafiosi.

Se lei potesse chiedere di fare qualcosa al Governo che si formerà dopo il 25 settembre, che cosa chiederebbe?

Intanto di fare il contrario di ciò che ha fatto questo Governo (il Governo Draghi, ndr) in un anno e mezzo sulla giustizia. Tutto ciò che è stato fatto è stato quasi un danno. E poi, nel rispetto della Costituzione, fare tante di quelle modifiche fino a quando diventi non conveniente delinquere. Non un approccio morale ed etico, ma di convenienza. Bisogna alzare l’asticella della non convenienza.

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