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Luigi Scordamaglia (Filiera Italia): Cuneo fiscale è la priorità

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“Questo Paese, che è il settimo manifatturiero al mondo e uno dei primi nel settore agroalimentare, deve riprendere a produrre, deve adottare tutti gli strumenti che valorizzano il lavoro”. Luigi Scordamaglia è consigliere delegato di Filiera Italia, lassociazione che unisce il mondo dellagricoltura e quello dellindustria alimentare per raggiungere due obiettivi: promuovere i contratti di filiera tra aziende agricole e imprese della trasformazione e fare lobby a Bruxelles e altrove per difendere il made in Italy agroalimentare. Ma nel cv di Scordamaglia c’è anche altro: è Amministratore Delegato Agri- Energy (joint venture tra Eni e BF), Consigliere di Amministrazione di Inalca S.p.A., Consigliere di Amministrazione di Cai Consorzi Agrari d’Italia, Presidente di Assocarni, Membro del Consiglio di Amministrazione del Cluster Agrifood, Vicepresidente di Confindustria Assafrica e Membro dell’European Food & Agrobusiness Advisory Board di Rabobank. Al Meeting di Rimini Scordamaglia aveva detto a Fortune Italia che “oggi una presenza autorevole come Draghi sarebbe stata utile per condurre ordinatamente il Paese alle elezioni. Però ora dobbiamo concentrarci sui prossimi mesi e chiedere a chiunque arrivi di avere a cuore l’interesse per il Paese, di sacrificare qualcosa per la parte politica a favore del rilancio dellItalia”. Gli abbiamo chiesto cosa chiede al governo che arriverà dopo le elezioni del 25 settembre.

“Innanzitutto una visione di lungo termine – ha risposto Scordamaglia a Fortune Italia – Servono misure per il lavoro e lavoro vuol dire lavoratori. Le misure di compensazione per la povertà sono fondamentali, ma bisogna gestirli meglio aiutando chi non può lavorare non chi preferisce non farlo. Parliamo del reddito di cittadinanza: per il 2023 sono previsti 8 miliardi, va bene che 3 vengano destinati a chi ha bisogno, ma gli altri 5 devono servire a finanziare forme di politiche attive che incrocino efficacemente domanda e offerta di lavoro. Non si può continuare con lo stesso paradosso per cui da un lato abbiamo il record della disoccupazione giovanile e dall’altro molte aziende fermano la produzione perché non hanno sufficienti risorse umane. E poi c’è il cuneo fiscale che è la priorità delle priorità. L’appello è a cancellare qualsiasi forma di bonus o regalia per destinare tutto al lavoratore e alle aziende che per anni hanno subìto un costo del lavoro molto alto con un netto in busta paga basso. Questa situazione è insostenibile. Il cuneo fiscale serve a dare fiato ai lavoratori, a sostenere il potere d’acquisto soprattutto per i redditi inferiori a 35mila euro.

C’è anche un tema di salario minimo da approfondire?

Il salario minimo è qualcosa che inciderà relativamente poco in Italia perché chi rispetta la legge, chi applica i contratti collettivi nazionali, ha valori di salario minimo complessivi ben superiori a quelli ipotizzati a livello europeo. Tuttavia se serve a scoprire sacche di illegalità, di nero, ben venga anche quello.

Lei si augurava un intervento Ue sullagroalimentare. LEuropa ha riposto ai suoi auspici?

No. Ancora una volta l’Europa è rimasta ferma. Il consiglio europeo ha chiesto molte misure, ma in sostanza la Commissione sta procedendo con inerzia, come se nulla fosse cambiato. L’Europa è fatta di Paesi che procedono in maniera indipendente, senza accordo comune. Per esempio, rispetto al tetto al prezzo del gas ci sono singoli Paesi come l’Olanda che preferiscono estrarre nel mare del Nord ad un costo di 10 euro per poi rivendere il gas a 300 euro, o speculare in borsa su alimentare ed energia. Allora forse la colpa non è dell’Europa, ma dei singoli Stati membri. Abbiamo bisogno di più Europa, ma di un’Europa che sappia superare egoismi nazionali.

 

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