Il fabbisogno del 2022 chiude con un miglioramento di 39,6 miliardi

Palazzo Chigi prova a tenere i conti pubblici in ordine. Il fabbisogno del 2022 chiude con un miglioramento di 39,6 miliardi
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Buone notizie. I conti pubblici italiani vanno bene. Il fabbisogno del 2022 chiude con un miglioramento di quasi 40 miliardi. Per la precisione 39,6 miliardi. Meglio di quanto previsto negli aggiornamenti alla Nadef. Il dato non è confrontabile facilmente con quello del 2021 quando il miglioramento fu di circa 53 miliardi. In quel caso la spinta arrivò dalla ripresa dei versamenti interrotti nell’anno di inizio pandemia.

Ma la contrazione è comunque rilevante e consente di abbattere il ‘rosso di cassa’ di oltre un terzo. Gli effetti si vedranno sul debito, anche se per attendere i conti bisognerà attendere l’inizio di marzo. Ma il Governo per bocca del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha già confermato recentemente l’impegno italiano a tenere a freno deficit e debito pubblico che, come ha detto lo stesso ministro in audizione proprio sulla Nadef, non saranno pregiudicati dagli effetti della manovra di bilancio. E il risultato del fabbisogno è una prima conferma.

Miglioramenti grazie a entrate tributarie e contributive

Insomma uno scenario macro economico più “sostenibile” che beneficia in avvio d’anno dell’abbrivio di una differenza tra entrate ed uscite più contenuta. Il fabbisogno – l’indicatore che registra il ‘rosso’ di cassa del settore pubblico – nel 2022 si è fermato a quota 66,9 miliardi di euro, migliorando di circa 39,6 miliardi rispetto al 2021 quando toccò i 106 miliardi. In particolare, nel 2022 si è registrata una crescita degli incassi fiscali legata alla dinamica delle entrate tributarie e contributive che hanno sicuramente seguito l’andamento dei prezzi.

Si segnala inoltre il versamento in entrata nel bilancio dello Stato, da parte del Gse, dei proventi derivanti dal prelievo sui produttori di energia da fonti rinnovabili e l’incasso di 20 miliardi relativo ai contributi a fondo perduto previsti dal Recovery Fund (lo scorso anno l’incasso era stato pari a circa 9,3 miliardi). Al risultato dell’anno contribuisce, inoltre, il versamento nel mese di settembre di circa 4,8 miliardi, da parte delle aziende delle telecomunicazioni, della rata 2022 per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze per il 5G.

Le spese per Bonus, Assegno Unico e Universale

Ma a fronte della crescita delle entrate va registrato anche un incremento della spesa: contribuiscono in larga misura l’erogazione dell’Assegno Unico e Universale oltre al pagamento nel mese di luglio e novembre del bonus ai pensionati. I pagamenti delle Amministrazioni Centrali hanno evidenziato invece una maggiore spesa per stipendi, dovuta al pagamento dei rinnovi contrattuali delle Funzioni centrali comprensivi di arretrati nel mese di giugno, della Scuola nel mese di dicembre e all’erogazione del bonus di 200 euro ai dipendenti nel mese di luglio.

Hanno contribuito, inoltre, le erogazioni per il contenimento dei prezzi delle bollette del settore elettrico e del gas, incluso il prestito di 4 miliardi al Gse per l’acquisto di gas naturale ai fini dello stoccaggio, e le ricapitalizzazioni di Mps e di Ita Airways.

L’aumento delle spese delle Amministrazioni Territoriali

Registrata infine una maggiore spesa delle Amministrazioni Territoriali che include, tra l’altro, i rinnovi contrattuali del comparto Sanità, mentre la spesa per interessi sui titoli di Stato fa registrare una riduzione di circa 700 milioni rispetto all’anno precedente.

Solo dicembre, spiega il Mef, si è chiuso con un fabbisogno del settore statale stimato, in via provvisoria, in 3,2 miliardi, in lieve miglioramento rispetto al corrispondente valore di dicembre 2021, che si era chiuso con un fabbisogno di circa 3,4 miliardi. Cresce di 800 milioni, poi, la spesa per interessi sui titoli di Stato.

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