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Per l’Antitrust i dispositivi acustici costano troppo. Giù il titolo Amplifon

udito

In Italia il prezzo dei dispositivi acustici è troppo alto, secondo l’Antitrust. I dispositivi utilizzati da due milioni e mezzo di italiani costano di più rispetto ad altri Paesi – fino a 2.100 euro – e vengono venduti con condizioni commerciali poco trasparenti, scrive l’Autorità, che al termine della sua indagine sul settore ha inviato una segnalazione a Parlamento, ministeri della Salute e dell’Economia, Agenas, Regioni e Province autonome sulle “criticità in merito alla trasparenza delle offerte al pubblico e delle forniture del Servizio Sanitario Nazionale”. La notizia non ha fatto bene al titolo del principale operatore del mercato, il gigante Amplifon.

Antitrust, poca trasparenza tra apparecchi e servizi connessi

Secondo autorità i “consumatori hanno difficoltà nell’ottenere informazioni chiare sia di tipo tecnico sia sul prezzo dell’apparecchio e dei servizi connessi, di solito venduti abbinati e senza alcuna distinzione. I servizi rappresentano la spesa principale nel pacchetto, fatto che però non viene percepito dai consumatori”, dice l’autorità.

Per questo Antitrust suggerisce alle istituzioni di intervenire sulla distinzione del prezzo dei dispositivi da quello “dei relativi servizi offerti all’utilizzatore”.

Crolla il titolo Amplifon

Un riflesso dell’indagine c’è stato subito in Borsa. Il titolo di Amplifon è crollato per poi recuperare parzialmente terreno: ora viaggia a un -1,2%.

“Sono almeno 7 milioni gli italiani che ,soffrono di problemi di udito e di questi circa 2,5 milioni già utilizzano apparecchi acustici. Rispetto ad altri Paesi comparabili, come la Francia, in Italia il prezzo medio per singolo dispositivo (compreso tra 1.500 e 2.100 euro) risulta superiore e con minori sostegni pubblici all’acquisto”, dice l’Agcm, che indica Amplifon tra i principali operatori del mercato, che in un contesto estremamente frammentato detiene il 13% del mercato mondiale della distribuzione di apparecchi acustici, operando in 26 Paesi e con ricavi da 2,26 mld di euro nel 2023.

Antitrust sottolinea che il settore del retail degli apparecchi acustici a livello globale è stimato a 17 mld di euro.

“Spicca la posizione di un gruppo italiano, Amplifon, primario operatore a livello mondiale con un fatturato superiore a 2 miliardi di euro e una presenza capillare di proprie reti vendita in 25 Paesi, soprattutto in Europa (inclusa l’Italia) e nelle Americhe”, scrive Antitrust.

I numeri del mercato degli apparecchi acustici

Secondo il report ‘I megatrend dell’hearing care’ di Amplifon il resto del mercato mondiale è composto da operatori indipendenti e molto piccoli (quasi il 50%), società specializzate come Kind, Neuroth e Rion e produttori come Sonova, Demant, GN Store Nord, WS Audiology e Starkey (circa il 25%) e operatori non specializzati come farmacie, supermercati e negozi di ottica (il 10%). I rivenditori online arrivano al 3%.

E il mercato italiano? I numeri li riassume sempre l’Antitrust: il nostro “è uno dei mercati più ampi tra quelli europei sia in valore che in volume”, con un fatturato da 875 milioni di euro e più di 500.000 apparecchi acustici venduti ogni anno. “L’offerta è distribuita in modo capillare, con circa 6.000 punti di contatto sul territorio” che coprono “oltre il 90% dei Comuni italiani. I centri acustici specializzati con operatività full time sono circa 2.100”.

Il principale operatore è Amplifon, con una rete di circa 750 centri specializzati e che distribuisce, con il proprio marchio, gli apparecchi dei principali produttori mondiali; oltre ad Amplifon, “vi sono altre catene commerciali di punti vendita specializzati, che sono invece verticalmente integrate con primari produttori di apparecchi acustici”. Le catene AudioNova, parte del gruppo svizzero Sonova, sono seconde con 190 negozi in Italia.

Gli apparecchi acustici forniti dallo Stato e il decreto tariffe

L’Antitrust dedica un capitolo a parte agli apparecchi acustici forniti dal Servizio Sanitario Nazionale: “Dall’indagine sono emerse gravi difficoltà nelle procedure di acquisto pubblico, dovute a una normativa poco chiara che ha pregiudicato l’effettiva attuazione dei livelli essenziali di assistenza, oltre alla forte opposizione dei principali operatori commerciali”.

Per l’Antitrust, a differenza di Paesi come la Danimarca, del Regno Unito e della Norvegia, in Italia (ma anche in Germania, Francia, Svizzera)  gli acquisti di apparecchi acustici “avvengono essenzialmente ad opera del settore privato, a cui si rivolgono per l’installazione e l’adattamento dell’AA anche coloro che hanno diritto ad una qualche forma di rimborso pubblico. In tali casi, gli apparecchi acustici sono acquistati e adattati presso un rivenditore individuato nell’ambito della rete privata di distributori retail”.

L’autorità cita poi il decreto tariffe, la cui entrata in vigore è stata di recente prorogata. “A fronte della possibilità che le forniture pubbliche tornino a un regime “a tariffa” – sulla base di modifiche legate all’entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario dell’assistenza protesica – l’Autorità ritiene che, a garanzia dell’efficienza della spesa pubblica e in un’ottica di rafforzamento dei meccanismi concorrenziali, le amministrazioni interessate possano svolgere gare. L’Antitrust ha anche sottolineato che è opportuno assegnare l’importo del rimborso direttamente all’assistito attraverso l’introduzione di un “voucher” o “buono-udito”, per sostenere una concorrenza tra fornitori di prodotti e di servizi che consenta di accedere a un’offerta appropriata e tecnologicamente aggiornata”.

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