La Bce ha mantenuto fede alle attese e tagliato il costo del denaro per la settima volta consecutiva, l’ottava dallo scorso giugno, portando il tasso sui depositi al 2% e indicato, come spiegato dalla presidente Lagarde in conferenza stampa, di essere “in una buona posizione” per far fronte alle prossime sfide del ciclo economico in una situazione di grande incertezza.
Sollecitata a più riprese sulle possibili mosse future di politica monetaria, Lagarde ha spiegato che non ha più senso parlare di direzione di marcia perché ormai si è in prossimità del target che, secondo le nuove stime annunciate, sarà raggiunto sia nel 2025 che nel 2027 al 2% con una discesa all’1,6% nel 2026 per via dell’euro forte e del calo dei prezzi dell’energia.
“Ci stiamo avvicinando alla fine di un ciclo di politica monetaria”, ha detto Lagarde sottolineando che con il livello attuale dei tassi il consiglio ritiene di essere nella posizione per reagire nella maniera più appropriata agli sviluppi congiunturali e ai possibili colpi di scena sul fronte dei negoziati commerciali”.
Le sue parole sono parse restrittive, nel senso di una possibile pausa il prossimo mese e in attesa delle nuove stime di settembre, anche per l’analisi fatta sullo stato dell’economia che ha mostrato una resilienza superiore alle attese soprattutto nel primo trimestre.
Se le prospettive a breve mostrano segnali di una qualche debolezza, lo staff Bce ha confermato le stime di marzo per una crescita dello 0,9% nel 2025 e Lagarde ha sottolineato come i maggiori investimenti in difesa e infrastrutture potrebbero dare un ulteriore impulso alla crescita.
Se le maggiori tariffe e un euro più forte possono frenare le esportazioni nel breve, “un mercato del lavoro forte, redditi reali in aumento, bilanci solidi del settore privato e condizioni di finanziamento più facili, in parte grazie ai nostri passati tagli ai tassi di interesse, dovrebbero aiutare consumatori e aziende a resistere alle conseguenze di un contesto globale volatile”.
La decisione odierna, ha indicato Lagarde, è stata presa “virtualmente all’unanimità” con un solo governatore che si è opposto al nuovo taglio e tutti gli indizi portano al governatore austriaco Robert Holzmann che aveva già indicato nei giorni scorsi il suo orientamento di voto.
Ma se Holzmann è l’unico a non aver alzato la mano per approvare il taglio, riserve sull’opportunità di nuove riduzioni del costo del denaro e riflessioni a favore di una pausa erano espresse nei giorni scorsi anche da Isabel Schnabel e da Joachim Nagel. Proprio questa minore certezza di un nuovo taglio a luglio ha spinto l’euro sui mercati valutari tanto da sfiorare quota 1,15 sul dollaro, segno che anche per gli operatori del Forex questo ciclo di politica monetaria è ormai vicino alla sua conclusione.
