OpenAI ha stretto intese multimiliardarie per comprare chip da Nvidia e Amd e i servizi di Oracle, ma per i suoi piani (che prevedono di andare ben gli attuali 800 milioni di utenti attivi settimanali) questo ancora non basta: l’azienda guidata da Sam Altman ha annunciato un accordo con Broadcom per costruirsi direttamente i propri chip, per una potenza di calcolo totale enorme, la stessa del mega accordo con Nvidia: 10 GW.
Sarà la stessa OpenAI a progettare i chip e i sistemi che li conterranno, che saranno sviluppati e implementati con Broadcom. Considerando che secondo gli stessi dirigenti OpenAI il costo di un singolo GW di capacità computazionale AI costa 50 mld di dollari, il costo totale dell’operazione potrebbe oscillare sui 500 mld, con l’obiettivo di risparmiare rispetto ai prodotti ‘chiavi in mano’ acquistati da Nvidia, trattandosi in questo caso di chip creati su misura per ChatGpt.
OpenAI infatti parla di “custom AI accelerators”, chip progettati su misura per eseguire in modo più efficiente i calcoli richiesti dai modelli di intelligenza artificiale.
“Progettando i propri chip e sistemi, OpenAI può incorporare ciò che ha imparato dallo sviluppo di modelli e prodotti di frontiera direttamente nell’hardware, sbloccando nuovi livelli di capacità e intelligenza”, dice l’azienda di Altman.
Secondo il Global Technology Report di Bain & Company, il fabbisogno di potenza AI entro la fine del decennio crescerà fino a 200 gigawatt (metà dei quali negli Usa), richiedendo investimenti da record in nuovi data center: circa 500 mld di dollari di spese annue, per i quali servirebbero 2.000 mld di ricavi.
Ma anche trasferendo tutti i budget IT aziendali attuali e reinvestendo tutti i risparmi ottenuti dall’uso dell’AI, dice il report, al conto mancano ancora 800 miliardi l’anno. La partita sarà molto probabilmente in mano ai grandi player come OpenAI, che per il 2030 potrebbe aver già superato i 100 mld di dollari di fatturato annuo.
La conseguenza pratica di questi paradossi nelle cifre sono naturalmente le interruzioni delle catene di fornitura della potenza di calcolo. Lo stesso Altman ha detto in passato di essere preoccupato dal tema delle supply chain. Secondo il report di Bain sarà difficile costruire data center abbastanza velocemente per soddisfare la domanda. Perché oltre a costruirli e riempirli di Gpu e sistemi di raffreddamento, questi data center andranno anche alimentati. Già oggi quello energetico è un problema grosso, considerato che in alcuni Paesi mancano anche le norme adatte per farlo.
“L’AI sta mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento a livello globale. Entro il 2030 i leader tecnologici dovranno affrontare questa sfida trovando soluzioni sostenibili per una domanda in crescita esponenziale”, spiega Mauro Colopi, Partner e responsabile italiano Technology, Media and Telecommunications di Bain & Company. Antonio Travaglini, Senior Partner di Bain & Company della practice Technology, Media and Telecommunications e responsabile globale Gaming, aggiunge: “I manager chiamati ad allocare capitali e pianificare investimenti si trovano di fronte a un vero dilemma: se puntano su una crescita continua e investono troppo, rischiano di ritrovarsi con capacità inutilizzata; se invece sottovalutano la crescita e questa dura più del previsto, rischiano di non avere abbastanza risorse per cogliere l’ondata di mercato”.
La rete di OpenAI tra chip e data center
Il nuovo prodotto hardware targato OpenAI-Broadcom sarà utilizzabile nei data center di partner di OpenAI, come Oracle, anche se l’azienda non ne specifica uno in particolare. “I rack, interamente scalati con Ethernet e altre soluzioni di connettività di Broadcom, soddisferanno la crescente domanda globale di intelligenza artificiale, con implementazioni attraverso le strutture di OpenAI e i data center dei partner”.
OpenAI e Broadcom avevano già accordi sul co-sviluppo e la fornitura di hardware. Come detto dallo stesso Altman in un podcast per presentare l’accordo, da circa 18 mesi le due aziende lavorano sulla definizione tecnologica dei chip. Con l’annuncio ora si aggiungono 10GW al conteggio totale dell’enorme potenza di calcolo che OpenAI userà nei prossimi anni. Considerando anche i recenti accordi con Nvidia e Amd, in tutto parliamo (sulla carta) di 26 GW, nell’ambito di intese che mescolano forniture tecnologiche e legami finanziari.
Nvidia investirà 100 mld in OpenAI. Amd darà alla società di Altman una quantità di azioni fino al 10% del capitale, a un centesimo di dollaro ad azione. È molto stretto anche il legame con Oracle, con il quale è stato firmato un accordo da 300 mld di dollari.
Hock Tan, Presidente e CEO di Broadcom, si è detto entusiasta dell’accordo, mentre Sam Altman ha ricordato che “sviluppare i nostri acceleratori si aggiunge al più ampio ecosistema di partner che stanno costruendo la capacità necessaria per spingere la frontiera dell’AI per fornire benefici a tutta l’umanità”.
Oracle verso il trilione grazie ai data center (e da OpenAI arrivano 300 mld)

