Intervista ad Adele Trombetta, Senior vice president & General manager della Customer experience di Cisco sulle opportunità dell’AI.
Quando Adele Trombetta comunicò alla sua famiglia di voler studiare ingegneria, la reazione fu abbastanza scettica. Per lei i genitori volevano il posto fisso, la carriera da insegnante. Dovette firmare un accordo scritto promettendo di partecipare al concorso per avere almeno un piano B. Trombetta lo vinse, ma la sua strada era ormai un’altra. Aveva scelto di lavorare nella tecnologia. Oggi, oltre a essere ingegnere meccanico, è Senior vice president & General manager della Customer experience di Cisco in Emea; guida oltre 6mila professionisti, gestisce 120mila clienti e 41mila partner. Quest’anno Trombetta è stata anche premiata come ‘Women of Excellence’ dal Senato della Repubblica.
Parlare con chi può vantare una carriera tra giganti come Ibm e Cisco significa anche poter ripercorrere la storia del tech. Che è stata stravolta nel giro di pochi anni.
L’epoca del modello del Software as a service, che attraverso Internet e cloud permette di accedere ad applicazioni tramite internet, secondo molti è finita. Si parla di ‘SasSpocalypse’: un’apocalisse innescata dalla Gen AI e dai suoi agenti, in grado di automatizzare compiti tradizionalmente gestiti dai software aziendali.
Un numero su tutti: dopo che Anthropic ha lanciato la sua piattaforma Claude Cowork AI alla fine di gennaio, sono stati cancellati quasi 300 mld di dollari di valore dal mercato software.
Morte e rinascita
La rivoluzione tecnologica del nostro tempo viene ribattezzata con una certa convinzione come la ‘morte’ non solo del SaaS, ma anche dei lavori entry level per i più giovani, come delle occupazioni più antiquate svolte dai colleghi più anziani. Praticamente, non si salva nessuno. “Io la vedo come una rinascita”, dice Trombetta. Stiamo assistendo alla “riduzione significativa di lavori ripetitivi” e questa “è una grandissima opportunità” per riscoprire ed esaltare capacità squisitamente umane che nessuna macchina può replicare.
Ovvero? “L’evoluzione del pensiero critico, dell’empatia, della capacità di risolvere problemi complessi e della collaborazione”, riassume la manager, che anche sulla ‘morte’ dell’entry level ha una visione ottimistica. I giovani di oggi sono avvantaggiati proprio perché l’AI pensa ai compiti più ripetitivi. Il primo impiego di Trombetta consisteva nel “cambiare dei parametri di un software”, un’attività che dopo sei mesi la spinse a cercare altro. Oggi invece ai neofiti Trombetta chiede da subito di usare la propria capacità analitica. “A loro viene richiesto ora quel lavoro di analisi che io volevo fare quando ho iniziato la mia carriera”. Il mercato non è saturo, “sta cambiando pelle” e per chi investe in nuove competenze “le opportunità non sono decisamente diminuite. Tutt’altro, sono aumentate”.
L’onda dell’AI
Le posizioni lavorative attinenti all’intelligenza artificiale rappresentano la maggioranza dei ruoli Ict in più rapida crescita, secondo il report di Cisco ‘The next wave of AI integration’. Sette delle prime dieci posizioni sono direttamente collegate all’AI, con gli ‘AI risk & governance specialist’ che vantano il più alto tasso di crescita, +234%. Servono, in altre parole, professionisti che possano progettare, implementare e gestire sistemi intelligenti, garantendo contemporaneamente un utilizzo responsabile.
A seguire negli incrementi di richieste da parte delle aziende anno su anno ci sono NLP (Natural language processing) engineer, AI/machine learning engineer, AI Business consultant, AI Infrastructure engineer. Non mancano poi i ‘tradizionali’ data analyst, data engineer, e business intelligence analyst.
Eppure, un certo grado di scoraggiamento da parte di chi vorrebbe intraprendere una carriera nel software si sente. Su forum online come Reddit i giovani ingegneri si chiedono se, visto che l’AI sta sostituendo gli sviluppatori di livello ‘junior’, non sia il caso di buttarsi totalmente su una carriera dedicata all’hardware.
Da ingegnere meccanico che ha sempre lavorato al software, per Trombetta il dualismo non ha ragione di esistere. Il software è “il cervello, le idee”, mentre l’hardware, inclusa la connettività, “rappresenta il sistema capillare e senza il quale il cervello non funziona”. Le due dimensioni, quindi, sono “assolutamente inseparabili”. Dopo un periodo in cui il software ha rubato la scena perché più visibile all’utente finale, oggi si assiste a un “ritorno dell’importanza dell’infrastruttura”. Il motivo è semplice: “Se non hai un’infrastruttura moderna, non potrai mai apprezzare tutte le potenzialità del software, né quelle delle AI”.
Ma quali sono, dunque, le caratteristiche ricercate oggi in un candidato, specialmente in un giovane al primo impiego? Non tanto le competenze tecniche, “perché quelle le puoi sempre imparare”, quanto le skill comportamentali. Su tutte, per la manager italiana, tre doti diventano cruciali: curiosità, apertura mentale e flessibilità.
“Quello che è fondamentale è la curiosità”, spiega la manager, delineando un cambio di paradigma radicale nel ruolo di leader e collaboratori. “Avremo sempre meno bisogno di avere tutte le risposte, perché ci sarà sempre un ‘collega’ agente AI che sarà più bravo di noi a raccogliere tutte le informazioni. Però quello che dobbiamo saper fare di più è fare le domande giuste e saper analizzare le risposte”. Un invito a diventare esploratori e interpreti della conoscenza, più che semplici depositari.
Nel suo ruolo a capo della Customer experience, la potenzialità dell’intelligenza artificiale diventa evidente: “Fa in modo che ogni cliente si senta unico”. L’AI diventa lo strumento per raggiungere un livello di personalizzazione prima impensabile, permettendo di capire le esigenze del singolo utente in tempo reale. In un’area geografica tanto vasta e complessa come quella gestita da Trombetta, questo vuol dire anche affrontare situazioni delicate, come in Medio Oriente: “Siamo focalizzati al 100% sulla sicurezza e il benessere dei nostri team nella regione, ma anche sul continuare a dare supporto ai nostri clienti”.
Una lezione valida per sempre
Se le chiediamo quando è stata l’ultima volta che le lezioni imparate presto nella sua carriera le sono tornate utili, Trombetta risponde “ieri. E mi serviranno oggi”. Perché la sfida di superare le aspettative è continua, alimentata da una “passione della scoperta della ricerca di nuove soluzioni, di risolvere problemi ogni giorno”.
“Quando consegnai la raccomandata per rinunciare al posto di insegnante, il dipendente delle Poste chiamò una collega donna, perché lui da padre di famiglia non se la sentiva”, sorride, aggiungendo che anche le prime esperienze nel tech non furono esattamente esaltanti. “Mi è capitato di scontrarmi con l’assunzione che, essendo una donna, il mio background tecnico fosse limitato”. La risposta è sempre stata quella di “sorprendere gli altri e smontare il pregiudizio”, spostando con dati e fatti la narrazione “dal genere al merito”.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)
