Con Roberta Gili, titolare di Italia Cargo, abbiamo parlato di logistica, rispetto dell’ambiente e welfare. In particolare quando la movimentazione riguarda la salute dei cittadini.
La mobilità e la logistica possono (e devono) essere anche sostenibili, perfino etiche. Specialmente se riguardano un settore delicato come quello della salute, protagonista in maniera anche drammatica delle ultime cronache. Ne abbiamo parlato con Roberta Gili, managing director & owner di Italia Cargo, società di trasporti internazionali e logistica integrata specializzata, tra le altre cose, nella movimentazione di farmaci e opere d’arte.

Perché la vostra è una logistica ‘etica’?
Siamo certificati Esg, per il rispetto dei criteri ambientali, sociali e di governance. I nostri impianti sono alimentati con energie rinnovabili, usiamo mezzi a metano e anche i nostri collaboratori prestano attenzione al riciclo dei materiali d’imballaggio e a ridurre il consumo di carta e plastica.
Inoltre abbiamo sempre adottato politiche interne di welfare, ad esempio utilizzando postazioni di lavoro semifisse per permettere in particolare alle collaboratrici donne di conciliare vita lavorativa e familiare. Siamo anche nella white-list della prefettura come impresa non soggetta a infiltrazioni mafiose.
Promuovete anche una mobilità sostenibile.
Sì, già nel 2012 personalmente ho cominciato a parlare di sostenibilità ambientale e del programma ‘Lean & Green’ per la riduzione dell’impatto di CO2, da presidente dell’associazione Freight leaders council.
All’epoca siamo stati premiati da Ecomondo e ci siamo confrontati con la Consulta per le politiche delle infrastrutture e della mobilità sostenibili per inserire quel programma nel piano trasporti 2012. Forse però era troppo presto, la giusta mentalità non era così diffusa e non c’erano i finanziamenti necessari.
La situazione da allora è migliorata?
Ci sono molta più consapevolezza e attenzione, soprattutto da parte delle nuove generazioni. Ma dal punto di vista degli impatti c’è ancora da lavorare.
Soltanto in Italia o in generale?
L’Italia ha un aspetto orografico molto particolare per cui il grosso delle merci viaggia su gomma e l’avvento dell’e-commerce ha fatto aumentare frequenze e tratte. Certo mezzi più sostenibili ridurrebbero l’impatto, ma i trasporti su strada sono ‘hard to abate’ perché è difficile sostituirli con modalità come quella ferroviaria, che non arriva dappertutto. Inoltre spesso ci scontriamo con realtà internazionali, ad esempio asiatiche, dove la sostenibilità ambientale non è prioritaria.
Perché avete scelto di occuparvi del trasporto di farmaci e opere d’arte?
Ci occupiamo anche di general cargo e di progetti speciali, ma in effetti questi due settori sono quelli più vicini al mio modo di vedere l’attività, che credo debba anche contribuire alla crescita personale e del Paese.
Poi naturalmente c’è anche una ragione economica, perché le nicchie di mercato sono quelle in cui è meglio esprimersi considerando il numero di concorrenti e che in Italia il mondo dei farmaci sta acquisendo sempre più rilevanza, con imprese farmaceutiche importanti e ospedali d’eccellenza.
L’Italia è l’unico Paese Ue a non aver recepito le linee guida 2013 sulle buone pratiche di distribuzione dei medicinali. Quanto questo incide sul vostro lavoro?
Premesso che sta al legislatore valutare le giuste priorità normative, per gli operatori è comunque obbligatorio adottare le linee guida europee per lavorare con ospedali e imprese farmaceutiche.
Nel 2025 avete vinto lo ‘Zerogradi award’ come eccellenza nel settore Pharma per “l’efficienza, la sostenibilità e l’impatto etico del progetto” per la consegna di farmaci anti-tumorali per i bambini dell’isola di Reuniòn, nell’Oceano Indiano. Come si organizza una spedizione così delicata?
È molto importante studiare e approntare gli imballaggi isotermici più idonei a mantenere la giusta temperatura, studiati anche sulla durata della percorrenza. Temperatura che comunque va monitorata dall’inizio alla fine. Inoltre bisogna scegliere il tragitto più idoneo per raggiungere la destinazione nel minor tempo e predisporre tutta la documentazione doganale, prevedendo, organizzando e coordinando ogni fase in base alle esigenze del cliente.
La cronaca recente ha ricordato la delicatezza del trasporto di organi.
Le dirò, trasportiamo ad esempio anche cellule staminali e campioni biologici, ma ho preferito evitare di occuparmi di organi nonostante ce l’abbiano chiesto. Credo infatti che, per quanto ci si mettano tutto l’impegno e la professionalità possibili, sia meglio che questo tipo di trasporto così delicato venga effettuato con canali speciali e prioritari che non sono quelli della logistica standard. Penso alle ambulanze degli ospedali, agli aerei dell’aereonautica militare e alle forze dell’ordine: soggetti che accedono a misure e mezzi di collegamento speciali che possano garantire al 100% l’esito positivo.
Lo scorso mese ha partecipato al convegno per l’ottantesimo anniversario di Confetra, di cui è consigliere. Quali sono le problematiche emerse?
Quelle legate alla certezza della giustizia e degli investimenti nelle infrastrutture: ponti, strade, rotaie, che comunque stanno migliorando. E poi s’è parlato della carenza di personale formato e dell’impatto delle nuove tecnologie, a cominciare dall’intelligenza artificiale.
Impatto positivo o negativo?
Sicuramente l’AI facilita tanti segmenti della nostra attività ma richiede un cambiamento di mentalità e governance che è più lento rispetto al progredire delle innovazioni stesse. Anche in questo caso c’è carenza di risorse specializzate. Che da noi mancano a tutti i livelli, dal driver mulettista all’alta dirigenza.
Perché?
Per una carente percezione popolare del valore della nostra attività e perché i genitori non incentivano i figli ad abbracciare questo settore, a diventare magari doganalista o spedizioniere nonostante ci siano interessanti prospettive di guadagno e carriera. Per fortuna però sta aumentando l’attenzione del mondo politico che al contrario avverte la strategicità della logistica e di come faccia letteralmente muovere il Paese.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)
