Stefania Ferrero, CMO di Comau, racconta la metamorfosi dell’azienda: dall’acquisizione di Automha alla sfida degli umanoidi.
Nel mondo della robotica, esiste un divario tra le potenzialità dell’hardware e le necessità vere del mercato, tra robot esperti di kung fu (come quelli protagonisti delle dimostrazioni delle aziende cinesi) e le esigenze di chi con un robot esperto di arti marziali non saprebbe che farci. Stefania Ferrero, Chief marketing & solutions portfolio officer di Comau, è una sorta di interprete, in grado di far comunicare questi due mondi. Ingegnere di formazione ma stratega di professione è l’unica italiana tra le top 11 Women shaping the future of robotics 2026 dall’International federation of robotics, che rappresenta l’industria globale della robotica di oltre venti Paesi.
“Mi ha convinto il mio team a candidarmi. Ho vissuto questa nomina con sorpresa, sento molta responsabilità”, sorride Ferrero. Una responsabilità che si traduce nel guidare l’azienda fuori dal perimetro rassicurante dell’automotive (il mondo dove la robotica ha trovato casa) per esplorare nuove terre di conquista.
Nel mondo, racconta Ferrero, l’automazione totale è ancora un mito. Contrariamente alla percezione comune, l’industria globale è tutt’altro che interamente robotizzata. Se l’automotive viaggia a ritmi serrati, il resto del mondo manifatturiero arranca. “Bisogna sfatare il mito che tutti i settori siano altamente digitalizzati,” spiega Ferrero. “L’automotive ha una densità robotica circa dieci volte superiore all’elettronica, che è il secondo settore”.
Secondo i dati dell’International federation of robotics la densità media di robot nell’industria manifatturiera mondiale è di circa 160 robot per 10mila dipendenti. Tuttavia, nell’automotive si superano spesso i 1.000 robot, evidenziando un potenziale immenso per la crescita in settori come la logistica, la farmaceutica e l’industria pesante.
In Comau ne sono consapevoli, e anche per questo lo scorso anno c’è stata l’acquisizione dell’italiana Automha, specializzata proprio nella robotica da magazzino. La logistica è il nuovo fronte, ma non bisogna farsi ingannare dal modello impostato dai giganti del settore. Amazon, che di fatto ha preferito puntare sui robot evitando l’assunzione di 600mila dipendenti nei prossimi anni, è ancora un’eccezione.
Il resto del mondo della logistica – specialmente nelle Pmi – opera ancora con infrastrutture obsolete. “Gli investimenti in automazione in questo verticale cresceranno dal 12 al 15% fino al 2030, contro una crescita media del 5-6% di altri settori”, sottolinea la Cmo. Questa fame di tecnologia è alimentata da una carenza di manodopera in mansioni pericolose o poco attrattive. Qui entra in gioco la filosofia di Comau: “Our tech speaks human”. L’obiettivo non è la sostituzione, ma il potenziamento dell’operatore.
Una delle soluzioni su cui l’azienda punta di più è il Mate-XT Go, un esoscheletro che si indossa in trenta secondi, si toglie in dieci ed è progettato per supportare braccia e spalle dei lavoratori durante attività ripetitive. La Cmo fa l’esempio dello scarico dei furgoni, un’attività che nella stragrande maggioranza dei casi è svolta esclusivamente da umani.
Intanto il dilemma sugli umanoidi infiamma da tempo il settore della robotica per l’industria: meglio braccia specializzate nei compiti ripetitivi o robot in grado di adattarsi agli stessi ambienti nei quali opera un lavoratore? Ferrero ha un approccio pragmatico. Da una parte c’è l’hype sugli androidi, ma dall’altra ci sono le nuove soluzioni. Il robot antropomorfo non è necessariamente la soluzione più efficiente in fabbrica – dove la velocità e la specializzazione vincono sulla forma umana – ma è il terreno di prova per tecnologie trasversali: sistemi di visione, AI per il riconoscimento di pattern e destrezza della mano. “L’umanoide non farà finire la robotica industriale.
Ad oggi non è abbastanza veloce e manca una normativa condivisa”, osserva Ferrero. Tuttavia, le innovazioni derivate da questo hype stanno rendendo economicamente fattibile portare i robot fuori dalla fabbrica, in ambienti destrutturati come cantieri navali o siti di costruzione.
Ferrero cita uno dei clienti di Comau, Fincantieri. Il robot MR4Weld (Moveable robot for welding) è un sistema autonomo che lavora in ambienti estremi. Secondo l’azienda, in questo caso, l’AI ‘embedded’ serve a nobilitare il lavoro umano: il saldatore esperto non scompare, ma diventa un supervisore di alta qualità, eliminando l’usura fisica. Va detto che, intanto, la stessa Fincantieri esplora altre strade e ha stretto un accordo con la genovese Generative Bionics per introdurre i primi umanoidi-saldatori nei suoi cantieri.
Dopo il passaggio della quota di maggioranza di Comau da Stellantis al fondo One Equity Partners, l’azienda ha accelerato la sua evoluzione. La strategia è chiara: più diversificazione, il che vuol dire fornire a Iveco l’AI necessaria per la gestione dei robot nelle linee di produzione dei veicoli oppure investire in società come Intecells per lo sviluppo di nuove soluzioni per l’accumulo di energia. “La strategia M&A continuerà”, conferma Ferrero, che non esclude anche di puntare su nuove startup e specificando che ci si muoverà su tre direttrici: espansione multisettoriale, bilanciamento geografico e crescita nel software.
E alle direttrici principali si potrebbe aggiungere qualche sorpresa. Alla domanda se gli umanoidi siano nel futuro prossimo di Comau, la Cmo risponde con un sorriso emblematico: “Stay tuned”.
