Musk vs Altman: il processo miliardario tra retroscena, ‘diari’ e tensioni personali

Apple è il nuovo partecipante nella faida tra Elon Musk e Sam Altman

La più costosa rottura tra “frenemies” nella storia della tecnologia è iniziata lunedì, in un’aula federale di Oakland. Dopo oltre un decennio di collaborazione, il Ceo di Tesla, Elon Musk, ha citato in giudizio il Ceo di OpenAI, Sam Altman, per oltre 130 miliardi di dollari, sostenendo che Altman e il cofondatore di OpenAI Greg Brockman lo abbiano raggirato e abbiano tradito la missione benefica originaria dell’azienda. Il punto centrale dell’accusa riguarda la decisione di Altman, nel 2023, di trasformare la tecnologia principale di OpenAI in una controllata a scopo di lucro, oggi valutata quasi 1.000 miliardi di dollari e che potrebbe essere quotata in borsa già entro la fine del 2026.

Musk, che ha donato circa 38 milioni di dollari nei primi finanziamenti di OpenAI, chiede al giudice di annullare la conversione a scopo di lucro, estromettere Altman e Brockman dai loro ruoli e destinare eventuali risarcimenti al ramo no-profit di OpenAI anziché a sé stesso. Non intende ricevere alcun indennizzo personale: il suo obiettivo principale sembra piuttosto quello di ridimensionare “Scam Altman”, il nuovo soprannome dato al suo ex amico.

In risposta, Altman, apparentemente altrettanto risentito, sembra intenzionato a portare alla luce ogni elemento compromettente su Musk, incluso un viaggio al Burning Man e il coinvolgimento di un’ex membro del consiglio di OpenAI, madre di quattro dei 14 figli noti di Musk. Già nei documenti preliminari sono emersi messaggi privati tra i due, tra cui uno del febbraio 2023 in cui Altman scrive: “Sei il mio eroe”, aggiungendo: “Sono estremamente grato per tutto quello che hai fatto per aiutare – non credo che OpenAI sarebbe esistita senza di te – e mi fa davvero male quando attacchi pubblicamente OpenAI”.

La risposta di Musk, ora agli atti, recita: “Capisco e non è certamente mia intenzione ferire, per questo mi scuso, ma è in gioco il destino della civiltà”.

Il processo dovrebbe durare quattro settimane, con la testimonianza sia di Altman che di Musk, oltre a quella di altri protagonisti di primo piano come il Ceo di Microsoft, Satya Nadella.

I rappresentanti di OpenAI e Tesla non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento di Fortune.

Perché la causa è difficile da vincere

Sam Brunson, professore di diritto delle organizzazioni non profit alla Loyola University Chicago, che segue il caso da vicino, ha spiegato a Fortune che la questione di fondo – se chi dona a un ente benefico possa fare causa quando questo cambia direzione – quasi sempre gioca a sfavore del donatore.

“In linea generale, la risposta è no”, ha affermato. “Se faccio una donazione, rinuncio a quel denaro, e se in seguito non mi piace ciò che l’organizzazione fa, l’unica opzione è smettere di donare”.

L’eccezione, ha spiegato Brunson, riguarda il caso di frode, ovvero dimostrare di essere stati ingannati al momento della donazione ed è proprio questo il punto su cui Musk insiste da due anni.

La prova più rilevante in tal senso proviene dagli appunti personali di Brockman – o “diario”, secondo il team legale di Musk – citati direttamente dalla giudice Yvonne Gonzalez Rogers nell’ordinanza di gennaio che ha disposto il processo.

Nel settembre 2017, Brockman scriveva: “Questa è l’unica occasione che abbiamo per liberarci da Elon… Dal punto di vista finanziario, cosa mi porterebbe a 1 miliardo di dollari?”. Accettare le condizioni di Musk, aggiungeva, avrebbe “distrutto” sia “la nostra capacità di scelta” sia “l’economia del progetto”.

Dopo un incontro del 6 novembre 2017, in cui Brockman e Altman avevano assicurato a Musk che OpenAI sarebbe rimasta no-profit, Brockman annotava: “Non può dire che siamo impegnati nel no-profit… se tre mesi dopo diventiamo una b-corp, allora è stata una bugia”. Riconosceva che la “narrazione” di Musk sarebbe stata corretta: non erano stati del tutto onesti sul fatto di voler comunque creare una struttura for-profit, ma senza di lui.

Pochi giorni dopo, sotto il titolo “il nostro piano”, Brockman scriveva: “Sarebbe bello guadagnare miliardi”, ma non riusciva a “vedere come trasformare tutto in un’attività a scopo di lucro senza una battaglia molto dura”.

Ed è effettivamente diventata una “battaglia dura”. Tuttavia, Brunson avverte che, anche se queste prove possono sembrare compromettenti, l’interpretazione di Musk non coincide necessariamente con il funzionamento del diritto delle organizzazioni non profit. OpenAI esiste ancora come ente no-profit. La sua tecnologia principale è stata concessa in licenza a una controllata for-profit, ma il no-profit mantiene comunque tutti i benefici economici derivanti da questa struttura. Le organizzazioni non profit possono generare profitti; semplicemente non possono distribuirli agli azionisti.

“A meno che non gli abbiano promesso esplicitamente che non avrebbero mai creato una controllata a scopo di lucro, è difficile sostenere che sia stato truffato”, ha detto Brunson. “Potrebbe avere un’email in cui Altman garantisce che non avrebbero mai reso l’azienda profittevole: in quel caso la sua posizione sarebbe più solida. Ma dubito che un documento del genere esista”.

La questione della credibilità

Anche se i documenti di Musk dovessero essere ritenuti validi, il caso si basa in larga parte sulla sua testimonianza personale, ha sottolineato Brunson. E la strategia di OpenAI sarà quella di dipingerlo come una fonte poco affidabile.

La giudice Gonzalez Rogers ha vietato a OpenAI di interrogare Musk sul presunto uso di ketamina, ritenendo che non fosse collegato a decisioni specifiche riguardanti OpenAI. Tuttavia, ha ammesso una possibile eccezione: Musk potrà essere interrogato sulla sua presenza al festival Burning Man del 2017, dove – secondo i legali di OpenAI – si sarebbero svolte conversazioni cruciali e dove l’uso di sostanze potrebbe aver influito sulla sua memoria dei fatti.

C’è poi il caso di Shivon Zilis, ex membro del consiglio di OpenAI e madre di quattro figli di Musk, che dovrebbe testimoniare per circa tre ore. I legali di Musk la utilizzeranno per confermare la sua versione sugli impegni iniziali no-profit dei fondatori. Quelli di OpenAI, invece, sosterranno che abbia trasmesso informazioni sull’azienda a Musk durante il suo mandato.

Secondo Brunson, è proprio qui che la vita personale di Musk potrebbe diventare un punto debole: dovrà convincere la giuria di essersi affidato esclusivamente alle dichiarazioni ufficiali di OpenAI al momento della donazione.

“Diventa un elemento di pressione, e sarà utilizzato anche per contraddire la sua testimonianza, mettendo in dubbio la sua onestà e credibilità”, ha spiegato.

L’intera causa, ha aggiunto, ha anche una dimensione “teatrale” da entrambe le parti, alimentata dal fatto che “Sam Altman ed Elon Musk proprio non si sopportano”. Musk cerca di umiliare pubblicamente Altman; Altman ha ora l’occasione di fare lo stesso con Musk. Ed è anche per questo, ha osservato Brunson, che il processo potrebbe non arrivare fino alla fine.

“Se Elon Musk è preoccupato per la sua reputazione, potrebbe essere incentivato a trovare un accordo prima della conclusione del processo”, ha concluso.

L’articolo originale è su Fortune.com

Poste Italiane Dic 25

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