Quando la tecnologia diventa geopolitica

quantum computing

Dall’ascesa del sistema cinese Origin Wukong alla minaccia per la sicurezza dei dati: il quantum computing ridefinisce i rapporti di forza mondiali, imponendo all’Europa una scelta strategica urgente.

Nel gennaio 2024, un’azienda cinese di nome Origin Quantum ha reso accessibile al pubblico un computer quantistico. Si chiama Origin Wukong, ha 72 qubit ed è accessibile via cloud da qualunque parte del globo. Nei soli primi tre mesi dalla sua attivazione, il sistema ha ricevuto oltre otto milioni di accessi da utenti distribuiti in più di centoventi paesi, completando circa centottantamila operazioni di calcolo. Tra questi utenti, secondo i dati pubblicati dalla stessa azienda, figurano ricercatori degli Stati Uniti. Gli stessi Stati Uniti che, pochi mesi prima, avevano esteso i propri controlli sulle esportazioni di tecnologie quantistiche proprio verso la Cina e che nel frattempo costruivano leggi per tenere Pechino fuori dalle proprie catene di approvvigionamento.

Eppure, quelle stesse catene erano già state aggirate. L’80% dell’hardware, dei chip, dei sistemi operativi e del software applicativo di Origin Wukong è stato sviluppato da fornitori cinesi. Una macchina quasi interamente autoctona, che accettava richieste dagli avversari dichiarati dei propri costruttori.

Va detto con onestà: Wukong non è ancora un computer quantistico completo nel senso pieno del termine. Commette ancora errori, i suoi qubit sono instabili, sensibili alle interferenze esterne, e non dispone dei meccanismi di autocorrezione che servirebbero per affrontare problemi di vera complessità. È, per usare un’analogia, come un calcolatore potente ma non ancora affidabile al cento per cento: funziona, ma solo entro certi limiti.

Quello che conta, però, non è la perfezione tecnica. Wukong dimostra che la Cina ha costruito una filiera tecnologica sovrana, dal chip al software di controllo, senza dipendere dall’Occidente.

Non è più fantascienza

Per anni il quantum computing è stato raccontato come una prospettiva lontana. Qualcosa che forse, un giorno, avrebbe cambiato tutto. Quel giorno non è ancora arrivato del tutto, ma si è avvicinato molto.

Il mercato globale del calcolo quantistico ha già raggiunto un valore compreso tra 1,8 e 3,5 mld di dollari, con proiezioni che indicano una crescita fino a 20 mld entro il 2030. Ibm punta al quantum advantage entro la fine del 2026, cioè alla dimostrazione che un computer quantistico può risolvere problemi reali meglio di qualsiasi macchina classica, e a un sistema pienamente fault-tolerant entro il 2029. I ricercatori di Ibm hanno già scritto di essere giunti al punto in cui il calcolo quantistico funziona come uno strumento scientifico capace di eseguire computazioni che i migliori algoritmi classici non sono in grado di produrre.

Microsoft ha introdotto il chip Majorana 1, progettato per scalare fino a un milione di qubit. Google, Amazon, Fujitsu e decine di startup stanno percorrendo strade parallele. I sistemi a ioni intrappolati hanno raggiunto livelli di precisione record, con un’accuratezza del 99,9993 per cento nelle operazioni fondamentali. Sono numeri che, fino a qualche anno fa, sembravano irraggiungibili.

Ma la vera notizia non è nella corsa ai qubit. È altrove.

Il pericolo dietro l’angolo

C’è un concetto che circola nei documenti delle agenzie di intelligence occidentali da almeno un decennio: harvest now, decrypt later. La logica è semplice. Un avversario raccoglie oggi dati cifrati e li conserva fino al momento in cui un computer quantistico sufficientemente potente sarà in grado di rompere la crittografia che li protegge. Il problema, quindi, non è futuro. È presente. I dati vengono sottratti adesso. Comunicazioni diplomatiche, segreti industriali, informazioni sanitarie, transazioni finanziarie: tutto ciò che oggi è cifrato con gli algoritmi standard potrebbe diventare leggibile domani.

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, il National Cyber Security Centre del Regno Unito, l’Agenzia dell’Unione europea per la Cybersicurezza e il Centro australiano per la sicurezza informatica fondano le proprie linee guida sulla premessa che questa raccolta sia già in atto. La risposta tecnica c’è. Il Nist americano ha pubblicato i primi standard di crittografia post-quantistica e parte dell’industria si sta adeguando. Ma questa mobilitazione non basta: nessun ordinamento europeo ha ancora trasformato quegli standard in obblighi vincolanti per i settori critici.

Due blocchi, due universi

La Cina non ha aspettato. Ha costruito un modello proprio, con pianificazione statale, finanziamenti pubblici e integrazione tra ricerca civile e militare. Il Partito Comunista Cinese ha esplicitamente definito questo approccio un “nuovo sistema nazionale integrato per l’innovazione nelle aree critiche”. Il risultato è un ecosistema autonomo. Sul fronte delle comunicazioni, la China Quantum Communication Network si estende su migliaia di chilometri, con reti terrestri e collegamenti satellitari. Si stanno delineando due ecosistemi paralleli, con standard e logiche diverse. L’Europa, che non dispone ancora di un campione industriale comparabile, rischia di trovarsi dipendente da entrambi i blocchi.

La domanda che il diritto non ha ancora fatto

Il quantum computing introduce una doppia sfida. La prima è concreta: gli algoritmi su cui poggiano la firma digitale, i contratti elettronici, l’identità digitale e i sistemi bancari sono vulnerabili a un computer quantistico sufficientemente potente.

La seconda è più profonda. Un computer quantistico non calcola come uno classico: opera su principi che rendono i risultati difficili da interpretare con strumenti tradizionali. Emerge così una nuova asimmetria, legata al fatto che chi detiene il vantaggio computazionale può determinare l’accesso alla conoscenza rilevante.

La soluzione è ancora possibile

Le previsioni indicano una crescente pressione per accelerare la transizione verso algoritmi resistenti. L’Europa ha già strumenti normativi importanti, ma manca una strategia che li colleghi in modo esplicito alla minaccia quantistica. Decidere chi può accedere al quantum computing e a quali condizioni non è una questione tecnica. È una questione politica. Il tempo non è neutro. Ogni giorno senza una risposta è un giorno in cui qualcuno sta raccogliendo dati che un domani potrà leggere.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di giugno 2026 (numero 5, anno 9)

Poste Italiane Dic 25

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