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Ue vs Usa sui dazi. Visco: protezionismo sbagliato

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“Non siamo in una guerra commerciale ma in una situazione molto difficile causata dagli Usa”, per cui “la situazione è molto preoccupante, potrebbe esserci un’escalation”. Perché “gli Usa stanno giocando un gioco molto pericoloso”. È il monito lanciato dalla commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem nel giorno dell’entrata in vigore dei dazi Usa sull’acciaio e l’alluminio. “È un ulteriore indebolimento delle relazioni transatlantiche”, ha avvertito, “è chiaro che dopo questi dazi e il ritiro dagli accordi sull’Iran e di Parigi queste sono meno calorose di prima”. Intanto, la Casa Bianca rende noto che Donald Trump ha sottolineato la “necessità di ribilanciare il commercio con l’Europa” in una telefonata ieri con il presidente francese Emmanuel Macron. “Ci vorrà ancora un po’ di tempo”, una questione di settimane, prima che arrivi il via libera finale da parte dei 28 alle contromisure Ue ai dazi Usa, per fare gli ultimi adattamenti. In questo momento, in ogni caso, “non entriamo in nessun negoziato con gli Usa”, dice la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem. In base alle regole del Wto, precisano fonti della Commissione, per il momento l’Ue ha diritto a prendere azioni di controbilanciamento pari a un valore di 2,8 miliardi di euro, in attesa di poter all’incirca raddoppiare il valore a circa 6 miliardi pari ai potenziali danni che subirà dalle misure una volta che arriverà la sentenza del Wto sul caso aperto oggi dall’Ue contro i dazi illegali degli Usa.Ue

Del tema dazi ha parlato il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco in un’intervista (concessa a metà maggio prima quindi del varo delle misure) a Fortune Italia, in edicola con il primo numero dal 1 giugno. “L’idea che gli squilibri di bilancia dei pagamenti, pure non drammatici in questa fase per gli Stati Uniti, possano essere risolti mediante politiche protezionistiche è sbagliata: gli squilibri nascono dalle sottostanti condizioni macroeconomiche. In particolare, il disavanzo statunitense è ricollegabile al basso tasso di risparmio e all’elevato deficit pubblico, che le scelte di politica economica recenti tendono piuttosto ad ampliare”. Secondo il numero uno di Via Nazionale, “è comunque errato concentrare l’attenzione sui disavanzi bilaterali: se anche per ipotesi misure protezionistiche riuscissero a ridurre il disavanzo statunitense con la Cina, in assenza di interventi sui fattori macroeconomici sottostanti si verificherebbe con ogni probabilità un aumento dei disavanzi nei confronti di altri paesi; resterebbe invariato quello complessivo”.