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Leonardo, Profumo: per Fondo difesa europeo serve anche Gb

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Per la costituzione di un “Fondo europeo per la difesa” è necessario, per le aziende partecipanti, appoggiarsi anche a Paesi terzi. E tra questi il più importante è il Regno Unito, nonostante la futura applicazione della Brexit. A sottolinearlo è stato l’Ad di Leonardo, Alessandro Profumo in audizione davanti alle commissioni Difesa e Attività produttive della Camera e Difesa del Senato.

“Se il Regno Unito venisse eliminato” dai paesi di cui è possibile sfruttare le infrastrutture, secondo Profumo, “avremmo un grandissimo problema, perché non sarebbe così facile portare in Italia quelle persone, non si sposterebbero e alla fine noi perderemmo quelle competenze spezzando la catena di valore di Leonardo. Abbiamo elicotteri militari prodotti nel Regno Unito con molte parti che nascono in Italia e lì facciamo tutti i radar militari”.

Quindi, ha aggiunto, “la possibilità di fare uso di infrastrutture situate in Paesi terzi è estremamente importante” per il regolamento del Fondo. C’è poi il problema del controllo delle aziende: “è corretto dire che siano controllate da paesi Ue, ma proporremo di accettare l’azionariato diffuso anche non basato in Ue. Noi abbiamo il 30,2% capitale in mano al governo italiano e più o meno il 50% capitale in mano a investitori istituzionali: ma in questo 50% più del 60% è distribuito tra Regno Unito e Usa”. In teoria, quindi, se qualche paese europeo protestasse su questo fronte “potrebbe nascere un problema. C’è sempre il timore che qualche altro Paese europeo con aziende della difesa in cui il governo è sopra al 50% possa sollevare delle problematiche”.

L’Ad di Leonardo ha parlato anche di altro, durante la sua audizione. Ad esempio della vicenda Vitrociset, sul cui 98,5% Fincantieri e Mer Mec hanno raggiunto un accordo di acquisizione. L’1,5%, però, è ancora in mano a Leonardo che ha un diritto di prelazione sul resto del capitale. “Dobbiamo valutare i prezzi che ci sono stati prospettati, tutelando l’interesse aziendale e l’azionista governo”, ha detto Profumo. “Non c’è nulla di polemico, nessuna frizione” con Fincantieri, ha assicurato Profumo.

Profumo si è poi concentrato sullo stato attuale della sua azienda: Leonardo ha “69 siti in Italia e in un primo momento mi sono un po’ preoccupato e ho pensato a una razionalizzazione: adesso penso che qualche piccola razionalizzazione sia opportuno farla, ma anche che il frazionamento ci dà un vantaggio competitivo”, in particolare per trovare il personale. “Il fatto di avere strutture frazionate ci consente di attrarre le persone” sui vari territori, mentre invece “se stessimo solo a Roma e a Milano andremmo a insistere su un bacino molto più contenuto”.

“Se i programmi vengono finanziati avremo la capacità di continuare a crescere come fatturato, perché il nostro piano è di crescita e sostenibilità per tutelare occupazione e stabilimenti”, ha aggiunto l’Ad di Leonardo. “L’identificazione dei programmi strategici rispetto ai quali favorire la cooperazione tra imprese europee deve indurre l’Italia a selezionare i programmi aventi una connotazione e un livello di priorità puramente nazionali”. Bisogna inoltre, secondo Profumo, “distinguendoli da quelli che possono essere sviluppati in maniera cooperativa, garantendo sia per i primi che per i secondo una corsia preferenziale e la certezza dei finanziamenti”.

“Non ritengo opportuna alcuna ipotesi di aggregazione societaria, visto che ogni tanto qualcuno ne parla e avrebbe ambizioni su di noi: penso invece che sia opportuno valutare cooperazioni a livello di segmenti di attività”. Profumo ritiene che possa essere utile “mettere insieme le forze a livello Ue per riuscire a competere con gli americani, penso per esempio ai siluri: noi facciamo 90 milioni di euro di fatturato, gli altri europei hanno più o meno la stessa dimensione, mentre in America c’è chi ha un fatturato di 250 milioni: quindi forse mettersi insieme a un altro europeo nell’attività avrebbe un senso”. Insomma, ha concluso, “vedo in questo processo dei fenomeni di aggregazione molto specifici in modo tale di mantenere forti leadership laddove siamo forti”.

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