Energia, il declino del carbone: 42% delle centrali è in perdita

In futuro l’energia pulita sarà sempre più conveniente rispetto al carbone, fino al punto in cui converrà costruire nuovi impianti di rinnovabili da zero, piuttosto che mantenere in vita quelli già esistenti a carbone. Una tendenza che è già iniziata. Ora infatti due quinti – il 42%, per la precisione – delle centrali a carbone del mondo lavorano in perdita. Secondo il think thank londinese Carbon Tracker, tra le cause ci sono gli alti costi del carburante, ai quali si aggiungeranno nel tempo i prezzi sulle emissioni e le normative sull’inquinamento, che porteranno la percentuale di centrali non profittevoli al 72% nel 2040 – mentre il costo dell’elettricità di centrai solari e eoliche continuerà a scendere.

Il think tank dedicato alla transizione energetica ha condotto la sua analisi globale (la prima di questo genere) sulla profittabilità di 6.685 centrali a carbone nel mondo, che rappresentano il 95% di tutta la capacità operativa (1.900 GW) e il 90% della capacità in costruzione (220 GW).

Carbon Tracker calcola che costi di più gestire il 35% delle centrali a carbone piuttosto che costruire nuovi impianti a fonti rinnovabili. Al 2030 costruire nuove centrali pulite sarà più conveniente che continuare a far funzionare il 96% delle centrali a carbone esistenti oggi e in programma. La Cina potrebbe risparmiare 389 miliardi di dollari chiudendo gli impianti, in linea con l’Accordo di Parigi, invece di continuare a sfruttarli. L’Unione europea potrebbe risparmiare 89 miliardi, gli Stati Uniti 78 miliardi e la Russia 20.