fbpx

Via libera a dl Crescita. Conte a Salvini: non siamo tuoi passacarte

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

È stato approvato in Cdm il dl Crescita. Un incontro difficile a Palazzo Chigi ieri sera, durante il quale il governo giallo-verde si è incagliato a più riprese sul ‘Salva Roma’. Persino il premier Giuseppe Conte – irritato per le dichiarazioni di Matteo Salvini, certo di uno stralcio della norma che aiuta la Capitale già prima di entrare a Palazzo Chigi – ha abbandonato gli usuali toni pacati per rivolgersi al vicepremier leghista con un secco: “non siamo i tuoi passacarte“.

Ma, nonostante la tensione, il Cdm si chiude con il via libera definitivo, in seconda deliberazione, al decreto-legge “con il quale diamo un forte impulso alla ripresa economica del Paese con misure concrete a sostegno delle imprese e degli investimenti”, afferma in un post su facebook il premier. “Il pacchetto di misure che abbiamo messo in campo – prosegue – include innanzitutto una serie di norme studiate per il nostro prezioso tessuto di piccole e medie imprese, favorendone l’accesso a numerose forme di finanziamento e riducendo in modo significativo il carico fiscale che grava sulle loro spalle. Abbiamo previsto significativi interventi per l’ambiente, come il potenziamento del bonus per la riqualificazione energetica degli edifici e gli incentivi all’economia circolare, e per il rilancio del settore dell’edilizia. Abbiamo introdotto misure che permetteranno ad Ilva di riprendere la propria attività con la nuova gestione”, sottolinea il premier.

In particolare, tra le integrazioni al decreto, vi sono norme che prevedono l’estensione del regime della “decommercializzazione” agli enti associativi assistenziali, e la possibilità per l’Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (Anpal) di avvalersi dei servizi forniti da società in house, si legge in una nota di Palazzo Chigi. Inoltre, sono state inserite norme che “definiscono le modalità di ingresso del Ministero dell’economia e delle finanze nel capitale sociale della newco “Nuova Alitalia“. Via libera, poi, a quanto si apprende da fonti di governo M5S, alla norma per i rimborsi ai risparmiatori truffati. E potrebbe aumentare l’indennizzo diretto per i risparmiatori, passando da un tetto massimo di 100mila euro a 200mila. “Lo avevamo detto, lo abbiamo fatto”, è la soddisfazione del M5S. Ma, si apprende dal testo, per procedere in questa direzione sarà necessario il via libera dell’Ue.

È previsto, “uno stanziamento complessivo di circa 1,9 miliardi di euro nel 2019-2021, di cui un miliardo nel solo 2019 e 450 milioni annui nel biennio 2020-2021″, annuncia il Ministero dell’Economia. “Investimenti, incentivi, imprese, immobili. Per rilanciare l’economia – scrive il mef – il governo punta su quattro direttrici d’azione contenute nel DL Crescita. Quattro ‘i’ che riassumono un insieme organico di misure per sostenere da subito il sistema produttivo e ad invertire il trend negativo degli investimenti”. Del miliardo stanziato nel primo anno 500 milioni vanno ai fondi per i comuni per interventi di efficientamento energetico e lo sviluppo territoriale sostenibile; 150 milioni al fondo di garanzia per la media industria, finalizzato a garantire nuovi investimenti; 100 milioni al fondo di garanzia per la prima casa e altri 100 milioni per il progetto ”smart and start” che finanzia nuove imprese nel settore digitale a tasso zero. Gli interventi di forte impatto – come il superammortamento per i beni strumentali nuovi, l’aumento della deducibilità dell’Imu per le imprese, una decisa semplificazione della mini-IRES – avranno invece impatto sui saldi dell’anno successivo. Per l’Ires, in particolare, il dl crescita prevede un calo progressivo di 3 punti e mezzo dell’aliquota sugli utili reinvestiti “a prescindere dalla destinazione specifica all’interno dell’azienda”: quest’anno, spiega il Mef, passerà dal 24% al 22,5%, l’anno prossimo al 21,5% e poi al 21% nel 2021 e al 20,5% nel 2022. Viene cancellata però contestualmente la mini-Ires approvata con la manovra, cioè il taglio di 9 punti (dal 24 al 15%) dell’aliquota sugli utili reinvestiti solo in modo incrementarle in assunzioni o beni strumentali.

Del ‘Salva Roma’ si salvano solo i commi 1 e 7, mentre nel corso del Cdm sono stati stralciati i commi 2,3,4,5 e 6, che disciplinano la possibile assunzione a carico del bilancio dello Stato degli oneri derivanti dal pagamento degli interessi e del capitale delle obbligazioni del Comune “attualmente inclusi nella massa passiva della gestione commissariale per il piano di rientro del debito pregresso della capitale”. Gli oneri, si legge nella relazione tecnica all’ ultima bozza del decreto, ammontano a 74,8 milioni annui dal 2020 al 2048 e sono posti a carico di un Fondo presso il Mef. Uno stralcio del quale la Lega si è detta “soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco”, afferma Salvini. Ma non è detta l’ultima parola “sugli altri commi deciderà il Parlamento”, affermano fonti di governo M5S. Per i pentastellati questo è solo l’inizio, “è un punto di partenza, siamo sicuri che il Parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani”, concludono.

Ancor prima dell’inizio del Cdm, Salvini aveva commentato: “siamo felici che il consiglio dei ministri approvi finalmente il dl crescita. Ridurrà le tasse alle imprese del 2%”. E elencato alcune delle misure pro-imprese contenuto nel provvedimento: l’aumento della deducibilità dell’Imu sui capannoni, incentivi per il rientro dei cervelli, il superammortamento, il rifinanziamento del fondo di garanzia per le pmi e del fondo prima casa, l’introduzione dei marchi storici, il taglio dei vitalizi regionali. “Diamo una bella botta alla crescita”, aveva detto.

Leggi anche