11 Ottobre 2019

TikTok nel mirino: minaccia sicurezza Usa

Fortune

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I video di TikTok mettono a rischio la sicurezza nazionale americana. Nell’oramai quotidiano scontro tra Pechino e Washington è stata travolta anche la popolare app cinese per la riproduzione di brevi videoclip. A puntare il dito contro il social asiatico è stato il senatore repubblicano e avvocato statunitense Marco Rubio, che ha infatti chiesto al governo americano di condurre un’indagine formale. Ma TikTok non ci sta e non tarda ad arrivare la risposta dell’azienda alle accuse.

Stando a quanto scrive il senatore in una lettera, la app pone un rischio di sicurezza nazionale perché sarebbe usata per “censurare contenuti e mettere a tacere l’aperta discussione su argomenti ritenuti sensibili dal governo cinese e dal Partito comunista”, ad esempio le proteste di Hong Kong.

Nella lettera Rubio fa riferimento a un articolo pubblicato il mese scorso dal Guardian, da cui è emerso che TikTok avrebbe addestrato i suoi moderatori a censurare i video in cui si nominano Piazza Tienanmen, l’indipendenza del Tibet e altri temi sensibili. Il senatore chiede al Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti un “esame completo delle implicazioni, per la sicurezza nazionale, dell’acquisizione di Musica.Ly”, una app fondata a Shanghai ma con sede in California e molto popolare negli Usa, da parte di ByteDance, la società che possiede TikTok. Dopo l’acquisizione, nel 2017, la società ha accorpato le due app, facendo così confluire in TikTok gli utenti americani di Musical.ly.

Pronta la replica del social, che garantisce la piena adesione di TikTok US alle leggi statunitensi: “il governo cinese non richiede che TikTok censuri contenuti e non avrebbe giurisdizione a prescindere, dal momento che TikTok non opera lì”, afferma un portavoce della popolare app cinese. E ribadisce come tutte “le politiche sui contenuti e sulla moderazione” siano “guidate dal nostro team con sede negli Usa e non sono influenzate da alcun governo straniero”. TikTok US, sottolinea “archivia tutti i dati degli utenti statunitensi negli Stati Uniti”.

Bisognerà aspettare la risposta del governo statunitense per capire se lo scontro si porterà a livelli superiori o si sgonfierà come una bolla di sapone. Ma nel frattempo l’azienda cinese, nel tentativo di calmare le acque, fa sapere che “oltre al nostro team negli Stati Uniti, ci avvaliamo della consulenza di diversi consulenti e terze parti, e stiamo considerando la formazione di un comitato composto da organizzazioni ed esperti di primo piano che possano aiutarci a perfezionare e a valutare regolarmente le nostre politiche e la loro implementazione, e aumentare la trasparenza”.

 

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