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13 Novembre 2019

Venezia e il Mose ‘infinito’, il ritardo colpevole

Fabio Insenga

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A ogni catastrofe corrisponde lo stesso ritornello: mancano le infrastrutture, il territorio va messo in sicurezza. Oggi Venezia è in ginocchio, causa maltempo, per un fenomeno come l’acqua alta che viene studiato, monitorato e dibattuto da sempre. In questo caso, l’infrastruttura necessaria è quasi realizzata ma il ritardo accumulato, vista la violenza del fenomeno di queste ore, rischia di rivelarsi fatale. Il Mose, Modulo Sperimentale Elettromeccanico, doveva essere già in funzione, per separare la laguna di Venezia dal Mare Adriatico, scongiurando proprio quello che sta avvenendo in queste ore, le alluvioni durante l’alta marea. Ma il Mose ancora non funziona e si è visto.

La storia di questa opera è la fotografia delle disfunzioni che impediscono a questo Paese di trovare soluzioni prima di dover contare i danni e piangere i morti. Ci sono le responsabilità della politica, la corruzione, le lentezze della burocrazia. I lavori sono iniziati nel 2003. Nel 2014, il Consorzio Venezia Nuova (Cvn), concessionario del ministero delle Infrastrutture per la realizzazione dei lavori, è stato commissariato, per il coinvolgimento di vari suoi membri nelle indagini della magistratura e il successivo patteggiamento per aver ricevuto fondi illeciti. Lo scandalo Mose ha coinvolto l’ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan: ha patteggiato una pena per corruzione, è decaduto per la legge Severino dal suo incarico di deputato, è stato poi condannato in primo grado a un maxi-risarcimento. Tangenti, tante, su cui ancora si indaga.

Restano i lavori, ancora da completare. E altri soldi ancora da spendere. Per il 31 dicembre 2021 è stata fissata la data di conclusione e di consegna del Mose, al termine della fase di collaudo del sistema definitivo degli impianti che muovono le dighe del sistema. Il costo complessivo dell’opera, secondo le previsioni contenute nel Bilancio 2018 del Consorzio Venezia Nuova, è stato calcolato in 5.493 milioni di euro, stanziati in 15 anni, dal primo mattone del 2003 al 2018. I residui finanziamenti programmati dal Governo ammontano a 221 milioni, dal 2017 fino al 2024, ossia per altri tre anni dopo la chiusura dei cantieri.

Ora il Mose e Venezia sono sotto i riflettori. E arrivano le rassicurazioni di rito. Il più rapido, come spesso capita, è stato il leader della Lega Matteo Salvini. “Purtroppo ci sarà un’altra alta marea, a spanne mezzo miliardo di danni. Il Mose è pronto ad entrare in azione ma servono 100 milioni per la manutenzione annua. Uscito da qui andrò al Senato per un emendamento alla manovra per trovare questi soldi, per mettere in sicurezza un patrimonio non italiano, ma mondiale”. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, fa la sua parte. “Ho parlato con il sindaco Brugnaro e con la Protezione Civile. L’attenzione del Governo è rivolta alla città di Venezia. Pochi giorni fa ho parlato con il Ministro delle Infrastrutture De Micheli. A giorni arriverà la nomina del commissario al Mose che va finito il prima possibile”.

Ora arriveranno tutti gli altri, in buon ordine. I provvedimenti d’urgenza servono, sono indispensabili. Quello che continuerà a mancare è un approccio serio, che consenta di iniziare a mettere in sicurezza il Paese senza dover aspettare la prossima catastrofe.

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