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5 Dicembre 2019

Nel 2019 crescono gli investimenti in startup: 700 mln raccolti

Fortune

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Il 2019 non è ancora finito ma si può già affermare che per le startup è stato un ottimo anno. La aziende innovative italiane, nel 2019, hanno raccolto 694 milioni di euro, con una crescita del 17% rispetto allo scorso anno, assicurandosi 100 milioni in più. I dati li ha pubblicati  l’Osservatorio Startup hi-tech promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con l’associazione Italia Startup. 

 

Nonostante l’ecosistema non abbia mantenuto i trend ‘eccezionali’ fatti registrare nel 2018, è comunque importante sottolineare come la crescita 2019 resti un dato positivo: non dobbiamo infatti dimenticarci degli anni tra il 2012 ed il 2015, in cui il nostro ecosistema versava in una condizione altalenante che alternava timida crescita a contrazione, mentre quest’anno le nostre startup avranno comunque a disposizione 100 milioni di euro in più rispetto a dodici mesi fa” ha detto Antonio Ghezzi, direttore dell’Osservatorio.

 

Gli investimenti da parte di attori formali registrano una crescita del 12%, passando dai 192 milioni del 2018 ai 215 milioni del 2019. “Rispetto al benchmark internazionale, anche i numeri di quest’anno confermano la distanza dell’Italia rispetto ad altri ecosistemi più maturi ed economie comparabili (come Francia, Germania e Spagna). – ha detto Raffaello Balocco, responsabile scientifico dell’Osservatorio – Nonostante ciò, rispetto allo scorso anno, recuperiamo alcune posizioni nei confronti di Paesi dotati di un’infrastruttura e un approccio sistemico all’imprenditorialità, che continuano a correre più rapidamente di noi. Un elemento sintomatico di questo trend è l’aumento del taglio medio di investimenti. Le startup hi-tech italiane hanno sempre trovato estrema difficoltà nell’intercettare investimenti superiori ai 10 milioni di euro ma il trend appare in miglioramento: nel 2018 erano già stati rilevati circa 12 round superiori a questa soglia e nel 2019 il numero si attesta a 14.  Le startup italiane mostrano di arrivare sempre più preparate ai ‘tavoli’ dei fondi di Venture Capital domestici ed internazionali: questa capacità e maturità le rendono maggiormente in grado di attrarre round di finanziamento dal livello ‘series A’ in avanti, gettando le basi per un proficuo processo di crescita e di conseguente arricchimento dell’ecosistema”.

 

I finanziamenti da attori informali mostrano anch’essi una crescita inferiore a quella dello scorso anno, ma in ogni caso interessante (+32% e in linea con la media del +34% fatta segnare ogni anno dal 2012 ad oggi), che li porta a raggiungere quota 248 milioni di euro (contro i 188 del 2018). In un Paese come l’Italia, dove il 66% della ricchezza è detenuto dal 20% della popolazione, il bacino potenziale di investitori informali che facciano leva sulle proprie risorse personali ha certamente dimensioni significative. 

 

Non è inoltre trascurabile l’apporto dato da Independent Angel e investimenti Corporate, sembra infatti che molte aziende preferiscano ancora agire da attori informali piuttosto che strutturarsi tramite un vero fondo di Corporate Venture Capital. Il comparto Corporate ha investito in startup 60 milioni di euro nei primi tre trimestri del 2019, dato stabile rispetto al 2018 ed ancora guidato da poche grandi operazioni. Per stimolare la strutturazione e continuità degli investimenti Corporate sarà importante, da un lato, il recupero da parte del management delle imprese di una cultura imprenditoriale che veda la collaborazione con startup in chiave strategica; dall’altro, l’introduzione di incentivi ad hoc che estendano anche alle imprese – con le opportune modifiche del caso – i benefici fiscali oggi appannaggio delle persone fisiche.

 

Infine, la componente dei finanziamenti internazionali raggiunge i 231 milioni di euro, +8% rispetto al 2018. Tuttavia, mentre il dato di dodici mesi fa era “viziato” da un’operazione straordinaria da 100 milioni, che pesava per il 47% del totale, nel 2019 non osserviamo “outlier” di questa portata. Ciò dimostra che come ecosistema imprenditoriale nazionale l’Italia sta gradualmente iniziando ad attrarre investimenti esteri in maniera più sistematica e continua.

 

“Anche quest’anno la stragrande maggioranza degli investimenti internazionali proviene da attori formali (178 milioni di euro, pari al 77% del totale). Guardando all’investment inflow, cioè alla provenienza dei capitali attratti dall’ecosistema da parte di player esteri, troviamo Europa (46,4%), USA (41%), Cina (11,6%), Giappone (0,55%) e Taiwan (0,49%) – conclude Ghezzi – É interessante leggere questo dato comparandolo con quello del 2018, che riportava la seguente “classifica”: USA (72,73%), Europa (23,36%), Cina (3,77%) e Brasile (0,06%). Notiamo infatti una crescita importante della rilevanza dei paesi asiatici, Cina in particolare, così come di altri paesi europei. Questi numeri compensano una decrescita significativa della rilevanza degli investimenti da parte degli Stati Uniti: un dato che può non sorprendere, se si guarda alle politiche recentemente messe in atto dal governo statunitense”.

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