Advertisement

3 Agosto 2020

Victor Massiah ha annunciato le dimissioni da Ceo di Ubi Banca

Alessandro Pulcini

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Mentre il Cda di Ubi, che ha rimesso il proprio mandato “nelle mani dell’offerente”, ha “preso atto” dell’Opas di Intesa Sanpaolo e dell’apertura di una nuova fase, arrivano le dimissioni di un uomo storico della stessa Ubi Banca: il Ceo Victor Massiah. Il consigliere delegato, che dovrebbe ricevere una buonuscita da 2,1 mln di euro, ha informato il cda delle proprie dimissioni in occasione della riunione per la semestrale: sono motivate dalla “radicale modifica della compagine azionaria della banca”.

 

“Il mio annuncio è che lascerò la società questa sera, è stato bello”, ha detto Massiah al termine della conference call degli analisti per i conti del semestre. “Volevo cogliere l’opportunità per dare un abbraccio e un arrivederci agli analisti che ci hanno seguito in questi anni, per me è stato un onore e un piacere”, ha detto il ceo di Ubi. “Grazie mille per tutto”.

 

Per ora, “con una bici elettrica, andrò su e giù per le montagne a prendere aria pulita, poi si vedrà”, ha spiegato Massiah in conferenza stampa, a chi gli chiedeva cosa avrebbe fatto ora, dopo le dimissioni dalla banca. “Non ho fretta, non ho angosce, ho anche una certa età”. “Il mio piccolo bilancio è che sono stati anni difficili e meravigliosi, siamo stati attenti a trovare bilanciamento tra il conto economico e lo stato patrimoniale”. Per Massiah “possiamo rivendicare che da quando è nato il gruppo nel 2007, Ubi ha pagato più dividendi di quanto abbia chiesto capitale, questo solo 1,2 banche lo possono raccontare. Abbiamo creato valore”, aggiunge.  Massiah conclude il suo rapporto di lavoro “dopo 18 anni, lascio il testimone a chi verrà, consegnando un raggruppamento solido, ragionevolmente profittevole ma pieno di persone di altissimo valore, che spero troveranno un ulteriore valorizzazione nel nuovo gruppo”.

 

 

Dopo le dimissioni, “ai sensi dell’art. 35.1 dello Statuto Sociale, sono stati attribuiti temporaneamente facoltà e poteri a Elvio Sonnino, vice direttore generale vicario”, fa sapere Ubi. Il cda ha accettato le dimissioni, comprendendone i motivi e “anche in rappresentanza di tutto il management e degli oltre 19.500 dipendenti, ha espresso un sentito ringraziamento” al ceo, “apprezzandone professionalità e dedizione, costantemente orientate al miglior interesse del Gruppo, nonché le qualità umane e valoriali, che hanno arricchito qualsiasi interazione sia in campo lavorativo che personale”. La presidente Letizia Moratti, in particolare, esprimendo apprezzamento personale, ha affermato che ”negli oltre 11 anni al vertice del gruppo, peraltro in un contesto sfidante a livello regolamentare e macroeconomico, Massiah ha contribuito a costruire una realtà solida, stimata, sostenibile, dove la dimensione nazionale è rimasta comunque rispettosa delle radici e della vicinanza al territorio nonché degli interessi di tutti gli stakeholder”.

 

Al consigliere delegato di Ubi andranno circa 2,1 milioni di euro di buonuscita, secondo quanto si può calcolare, agli attuali prezzi di Borsa delle azioni Ubi, sulla base al comunicato del cda che annuncia le sue dimissioni. A seguito della cessazione delle cariche di consigliere, di consigliere delegato e di dg, il cda ha deliberato di riconoscere a Massiah, che oggi è titolare di 695.424 azioni di Ubi Banca, rappresentative dello 0,06077% del capitale sociale, “come da sua espressa richiesta”, i soli compensi “maturati alla data”. In tutto, per l’accordo di risoluzione consensuale anticipata del rapporto di lavoro, “verrà prevista la corresponsione delle quote differite in cash (pari a 736.915,00) e in strumenti finanziari (per 392.454 azioni Ubi Banca), relative a bonus maturati con riferimento ai pregressi esercizi 2015-2018-2019, ai sensi della vigente regolamentazione del gruppo Ubi”. Il pacchetto di azioni oggi in Borsa vale circa 1,4 milioni di euro. Oltre a questo ci sono “le competenze di fine rapporto connesse esclusivamente ai ratei di retribuzione”, “le indennità di carica quale consigliere di amministrazione e consigliere delegato” e il tfr maturati fino alla data di cessazione del rapporto.

 

 

Prima di salutare gli analisti e annunciare le sue dimissioni, i Massiah ha parlato della gestione della banca in un semestre che è stato migliore del previsto dal punto di vista operativo, con una buona tenuta dei ricavi nonostante il covid. Il gruppo ha confermato la “fattibilità” di un aumento dell’ammontare della vendita di un pacchetto di sofferenze da 800 mln a 1 mld, che porterà a un rapporto Npe ratio del 6,4%.  A questo proposito, a un analista che chiedeva se dopo il Covid fossero cambiati i prezzi dei deteriorati, Massiah ha spiegato che “in base alla sua esperienza” no, non stanno diminuendo. “Stiamo negoziando la vendita di un pacchetto di crediti deteriorati ma non vediamo un’offerta diversa. Ciò non significa che non sia in atto un cambiamento di valore degli npl ma quello che abbiamo colto è questo e non va in quella direzione”. Sul fronte moratorie in scadenza, “non vediamo tsunami in vista, affatto”. A luglio, “abbiamo visto cose molto regolari, in molti si sono avvalsi della moratoria in ogni caso, probabilmente il problema è minore di quanto ci aspettava all’inizio”.

 

Ho “grande rispetto” per il banchiere Giovanni Bazoli ma “non sono d’accordo con lui”, a proposito delle sue affermazioni sull’occasione persa da Ubi banca, nel 2015, per fare da aggregatore tra banche dopo la legge sulle popolari, ha anche spiegato Massiah in conferenza stampa. E su possibili rimpianti, ha aggiunto: “No, non ne ho. Dobbiamo ritornare al 2015, piuttosto che al 2016, e guardare quali erano i numeri dei coefficienti di capitale e della qualità del credito e vedere in quel momento se era opportuno fare operazioni. Forse ci si scorda che in quegli anni non c’era disponibilità di avere miliardi da mettere sulle operazioni, adesso ci sono situazioni diverse. Ci sono stati rafforzamenti di capitale. Non diciamo che potevamo andare sulla Luna nel 1950, al massimo nel 1969”.

 

“Leggere che eravamo una banca ferma colpisce. Qualcuno dice ‘potevate fare operazioni straordinarie ulteriori’. La risposta è sì, ma ci ha un po’ frenata la creazione del valore azionisti, questa difesa assoluta, al di là dell’ego. Perché il management come ego avrebbe preferito evidentemente guidare una banca più grande, ma forse non è ego difendere l’interesse degli azionisti, la creazione di valore, non andando a portare in cda operazioni che chiedessero aumenti di capitale e non fossero adeguate”, ha detto Massiah. “L’ego del management – aggiunge ancora – è stato messo da parte ed è stato salvaguardato l’interesse degli azionisti”. Nell’opas, “la nostra posizione è stata dura, combattiva ma mai scorretta. Abbiamo difeso gli azionisti e il rilancio, che pur abbiamo ritenuto parziale, ha portato un contributo positivo a loro”. E ancora: “Che la banca più grande del Paese abbia sentito il bisogno di fare un’offerta e combattere in ogni modo per acquisire questa banca, è un complimento alla banca stessa”. Il manager ha ricevuto “tantissimi messaggi, ringrazio tutti”.

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.