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8 Settembre 2020

L’incredibile ascesa dell’home fitness

Carlotta Balena

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Non solo e-commerce, servizi di streaming e consegne di cibo a domicilio. Se dovessimo fare un elenco delle aree di business che la pandemia ha issato alle stelle dovremmo inserire indubbiamente l’home fitness. Peloton è una startup nata 8 anni fa che produce attrezzature molto tech (e molto costose) per allenarsi a casa. Da un’offerta per appassionati di nicchia, Peloton è balzata ad essere la risposta per tutti. Tanto che questa settimana ha deciso non solo di rilasciare due nuovi modelli dei suoi attrezzi dotati di monitor per seguire allenatori in streaming, ma anche di abbassarne il prezzo, puntando ad abbracciare un pubblico più ampio che finalmente si è accorto di potersi allenare, e bene, anche nel salotto di casa.

 

Gli utenti delle sue lezioni per il fitness ‘connesso’ avrebbero, secondo alcuni, raggiunto il milione negli ultimi tempi, dimostrando come sempre più persone, anche perché costrette in casa dalla pandemia, si siano rivolte alla startup per un programma di allenamento in casa, ma tutt’altro che ‘casalingo’. Peloton, infatti, produce delle stazioni per il fitness connesse in streaming: cyclette e tapis roulant dotate di monitor con cui si possono seguire lezioni live in abbonamento da 39 dollari al mese.

 

Questa settimana l’azienda ha rilasciato una versione più economica della sua Bike+ e del suo tapis roulant, per venire incontro all’altissima domanda. Per avere un’idea: se prima i prezzi di listino viaggiavano dai 2 ai 4 mila dollari, ora ci sarà anche una versione ‘low cost’ della cyclette sotto i 1900 dollari. Il ceo John Foley ha ammesso che negli ultimi mesi la società “ha assistito a un incredibile incremento di vendite”. In realtà le versioni economiche dovevano essere lanciate in aprile ma la pandemia ha bloccato tutto: tuttavia oggi, proprio per il lockdown mondiale, le richieste sono aumentate e la mossa di abbassare il prezzo è il segno che l’azienda vuole prendere una direzione sempre più ‘inclusiva’.   

 

Peloton non disvela i numeri di quante stazioni da allenamento vende, ma il numero degli abbonati rende comunque bene la sua diffusione: al 31 marzo scorso erano 886mila, ma secondo un analista di JP Morgan avrebbero superato abbondantemente il milione durante l’estate. Che cosa rende questi attrezzi tanto desiderabili? Ebbene dimenticate l’home-fitness degli anni ’80 (o meglio, ripensatelo in versione tech).  Con la cyclette, infatti, non è detto che si debba per forza pedalare, ma anche accedere a lezioni in diretta di yoga, di rinforzamento muscolare, o body building. Tutto attraverso un monitor in alta definizione, touch screen, e con un sistema audio amplificato. Alle lezioni in streaming hanno ricorso molte palestre tradizionali con il diffondersi della pandemia, ma Peloton lo fa da più tempo e sta costruendo intorno alla società un ‘ecosistema’ nel quale si vendono anche abbigliamento e altri attrezzi minori. 

 

Piuttosto che le palestre tradizionali, sono le startup del suo stesso segmento che Peloton deve temere. Mirror, per esempio, che vende un monitor per lo streaming di corsi di fitness che diventa uno specchio, a 1.500 dollari, è stata comprata lo scorso giugno per 500 milioni di dollari da Lululemon, un’azienda specializzata in abbigliamento sportivo. In altre parole, la gara per l’home fitness è aperta. 

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