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Il metodo Draghi non risparmia Arcuri

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Una decisione dopo l’altra, sta prendendo corpo il metodo Draghi. Il governo si muove a due velocità e su due livelli diversi. Il premier lascia spazio alla politica, come dimostrano le nomine di viceministri e sottosegretari, ma ci sono due priorità assolute, la gestione dell’emergenza sanitaria con la campagna di vaccinazione e il Recovery Plan, che viaggiano su un binario parallelo. Servono gli uomini giusti al posto giusto, innanzitutto.

Per questo, le prime decisioni importanti riguardano due posizioni apicali, il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio al posto di Angelo Borrelli, e il commissario Covid, dentro il generale Paolo Figliuolo e fuori Domenico Arcuri. Per la stessa ragione, al Recovery Plan Draghi sta lavorando personalmente, con il ministro dell’Economia Daniele Franco e con i consiglieri, a partire da Francesco Giavazzi.

Su queste due priorità assolute, il confronto con le forze politiche e con il Parlamento sarà sempre aperto ma non ci potranno essere battute d’arresto. Le urgenze sono tali da imporre una tabella di marcia forzata. Come dimostra la scelta fatta su Arcuri. Oggi la notizia dell’avvicendamento con Figliuolo è stata accolta con soddisfazione da tutto il Centrodestra e da Italia Viva, in particolare, come se fosse il risultato di un’azione politica. Ma non è così. La decisione di Draghi è una decisione fortemente strategica, fondata sul ruolo chiave che sarà affidato all’esercito nell’operazione straordinaria di vaccinazione di massa che, a patto che arrivino le dosi che servono, deve portare nei piani a una svolta significativa entro l’estate.

Certo, se Arcuri fosse stato un commissario efficiente e inattaccabile sarebbe rimasto al suo posto. Evidentemente così non è stato, con una serie di errori e mancate risposte che hanno segnato la gestione dell’amministratore delegato di Invitalia. A pesare sull’operato dell’ormai ex commissario anche una gestione infelice della comunicazione. Non solo con i media ma anche e soprattutto con la prima linea, i medici e gli operatori sanitari, che hanno più volte contestato i numeri e le tesi del Commissario. Così come la sottovalutazione della portata e degli effetti della seconda ondata del Coronavirus e l’impreparazione mostrata dal sistema dopo l’estate restano una resposabilità anche di Arcuri.

Ora si volta pagina. Il generale Figliuolo dovrà mettere in campo tutta la sua esperienza nella logistica militare per ottimizzare ogni risorsa nella corsa al vaccino e nella gestione degli ospedali e dei presidi medici. Guardando ai dati, le prossime settimane saranno difficili anche sul fronte dell’emergenza sanitaria. E servirà un Comissario efficiente, risoluto e dalla comunicazione chirurgica. In linea con il metodo Draghi.

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