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Calcio mercato, in serie A pochi soldi e poche idee

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I migliori sono finiti in Premier League e al Psg, in Ligue 1. La Serie A deve accontentarsi delle briciole nella sessione del calcio mercato estivo che si è chiusa ieri sera. Spettatore non pagante della collezione di campioni al Psg, Messi compreso, oppure degli investimenti dei colossi inglesi, nel torneo italiano si sono visti pochi soldi e poche idee.

Prestiti onerosi o gratuiti, un’infinità di scambi, stipendi spalmati, atleti e procuratori che prendono per il collo i club affannati: il livello tecnico inesorabilmente scende (sarà evidente soprattutto nelle coppe europee) nella stagione del nuovo accordo con le tv (Dazn, avvolta ancora nel polverone per i ritardi nella trasmissione delle gare) e del ritorno dei tifosi allo stadio.

Ovviamente la pandemia ha inciso sul calcio mercato, si è avvertito il peso dei mancati incassi allo stadio e del ridimensionamento degli sponsor, ma i conti devastati della maggior parte dei club vengono da decenni di cattiva gestione, costi gonfiati, senza progetti o idee. E ora si paga, osservando la fuga dei migliori cinque della passata stagione in cambio di abbondante liquidità, Ronaldo, Lukaku, Hakimi, Donnarumma, anche De Paul, dall’Udinese all’Atletico Madrid.

La fotografia della A che arranca sul calcio mercato internazionale è la Juventus, che copre i buchi (700 milioni di aumento di capitale in due anni), che respira per la cessione di Ronaldo al Manchester United con perdita a bilancio di 15 milioni, ma che non investe per potenziare la squadra, se non su qualche giovane come Locatelli e Kean e senza il sostituto di CR7. Ridimensionamento evidente, forse anche il primo passo per il disimpegno di Andrea Agnelli (non è casuale l’arrivo in società dell’ex dt della Ferrari Maurizio Arrivabene, uomo di fiducia di John Elkann).

Il passo indietro c’è anche all’Inter. Certo, Dzeko (35 anni), Correa, la reazione immediata all’uscita di Antonio Conte e del duo Lukaku-Hakimi (180 mln in cassa) ma non può passare sottotraccia la retromarcia negli investimenti del Gruppo Suning, su imposizione del governo cinese.

Alla fine, qualche assegno è partito da Milan (+43 milioni in uscita, tra cartellini e stipendi) e Roma, che hanno saputo compensare le uscite, in particolare i giallorossi con l’attaccante inglese Abraham, pagato 40 milioni di euro. Forse i Friedkin, i nuovi proprietari della Roma, hanno messo a segno il mercato migliore, che si aggiunge all’arrivo di Mourinho, assieme all’Atalanta, unica tra le big ad avere liquidità, strutture e una visione. L’olandese Koopmeiners a 12 milioni di euro è solo l’ultimo indizio, i bergamaschi corrono per il titolo, forse più del Napoli che non ha investito nulla nonostante l’abbondante liquidità in cassa e forse della Lazio di Lotito, che ammalia con Sarri, compensando l’uscita di Correa (all’Inter) con Zaccagni (Verona) e Pedro (Roma).

In attesa che l’Uefa metta in pratica il suo programma di aiuti al calcio europeo da sei miliardi di euro, una specie di Piano Marshall, con tetto salariale (già attivo nella Liga spagnola) e la luxury cap, ovvero più tasse alle società (poi ridistribuite agli altri club) che sforano con i conti, sul modello Nba, la Serie A dunque si ridimensiona. Anzi, forse si dimensiona, almeno nei conti, mentre quello che manca, in molti club, soprattutto di vertice, è ancora la visione, gli investimenti sui settori giovanili, come avviene in Germania e Inghilterra, per colmare il gap con gli altri tornei europei.

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