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La mafia? In campagna elettorale non esiste

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*Salvatore Calleri è Presidente della Fondazione Caponnetto

Una rubrica che si occupi di politica facendo parlare non i politici – che in tempi d’elezione promettono – ma chi deve decidere a chi affidare il proprio consenso, è una bella pagina di giornalismo. E se Fortune lo ritiene, la Fondazione Antonino Caponnetto, che ho l’onere e l’onore di presiedere, intende partecipare a questo sforzo di raccontare la campagna elettorale dal lato di chi deve decidere chi votare. La Fondazione che porta il nome del capo del Pool Antimafia di Palermo, il dottor Antonino Caponnetto, che nella guerra alla mafia perse i suoi due magistrati più bravi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, avrebbe qualcosa da (ri)dire alla politica italiana, impegnata nelle piazze reali e virtuali a spiegare quale Paese immaginano per il futuro, quale idea di Italia hanno in mente.    

Le elezioni parlamentari sono sempre un momento prezioso e delicato della vita democratica, soprattutto in questa fase travagliata della storia del nostro Paese. Non posso non notare purtroppo ancora una volta una debole capacità della politica di affrontare con rigore il tema del “contrasto alla mafia”.

Salvatore Calleri Fortune Italia
Salvatore Calleri, Presidente della Fondazione Caponnetto (Credit Fondazione Caponnetto)

La mafia è un tema scomparso dall’agenda politica. Oggi è più che mai necessario che chi vota chieda ai candidati di rifiutare il voto mafioso e denunciare e segnalare qualunque contatto consapevole con esponenti contigui alle mafie, con boss o condannati di mafia in tutte le sue fattispecie o sottoposti a misure interdittive e di prevenzione. Occorre poi sostenere il principio del “doppio binario”, tanto caro a Falcone e Caponnetto. Un principio che oggi è contenuto pienamente nel Codice Antimafia. Occorre poi applicare questo Codice in tutte le sue parti, con una verifica puntuale e periodica della sua implementazione.

Bisogna intervenire legislativamente sull’ergastolo ostativo, senza disarticolarne la ratio e l’efficacia, mantenendo in vigore il 41-bis: questi istituti trovano una ragion d’essere nella necessità di spezzare il vincolo associativo dell’organizzazione mafiosa, che va abbattuto per mettere nelle condizioni anche i boss detenuti di avviare un serio e credibile percorso trattamentale e rieducativo. 

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Al centro Antonino Caponnetto, a destra Salvatore Calleri, oggi Presidente Fondazione Caponnetto (credit: Fondazione Caponnetto)

È necessario rafforzare concretamente l’utilizzo sociale e produttivo dei beni confiscati alla mafia, attraverso un pieno funzionamento dell’Agenzia nazionale e con investimenti che rendano i beni immobiliari fruibili e le aziende in grado di essere rigenerate legalmente e managerialmente, in base a criteri trasparenti e di alta competenza.

Non ci si deve dimenticare di applicare pienamente tutta la gamma degli strumenti normativi sull’aggressione ai patrimoni mafiosi (interdittive antimafia, misure di prevenzione patrimoniale, sequestro e confisca penale) e sul riciclaggio locale e internazionale, per privare le mafie del loro supporto economico. È necessario oltreché eliminare le modifiche introdotte con il ‘decreto Recovery’ che, di fatto, hanno indebolito ulteriormente le interdittive antimafia, introducendo la ‘misura amministrativa di prevenzione collaborativa e contraddittorio’, attivabile nei casi in cui l’influenza mafiosa sia solo occasionale. Bisogna realizzare una task force in grado di rendere efficace il ‘Protocollo Antoci’ contenuto nel Codice Antimafia, al fine di stroncare la presenza mafiosa nella gestione delle risorse comunitarie in agricoltura e costruire un sistema permanente ed efficace di monitoraggio delle opere pubbliche attraverso il rafforzamento della DIA e delle strutture interforze e amministrative delle prefetture.

Si deve pure applicare la normativa di controllo e verifica sulle società finanziarie e sui settori a rischio di infiltrazione: gioco d’azzardo, centri commerciali, locali di intrattenimento e investimenti immobiliari. In tempi di crisi come quelli attuali è opportuno verificare in modo permanente la trasparenza degli investimenti previsti dal PNRR, sul reddito di cittadinanza, sul Superbonus e sui Fondi comunitari, al fine di evitare le infiltrazioni mafiose, ricorrendo a gruppi interforze e a sezioni amministrative specializzate da allocare presso le prefetture. Non bisogna poi trascurare di rafforzare gli investimenti sociali e infrastrutturali nei Comuni commissariati per infiltrazione mafiosa e consentire l’allontanamento anche della burocrazia collusa, con un fondo ad hoc alimentato dalla parte immobiliare confiscata.

Per una maggiore tutela occorre applicare correttamente la norma sui testimoni di giustizia per garantire la loro sicurezza – non solo durante la fase processuale – e per il loro reale inserimento lavorativo nella pubblica amministrazione. Non dobbiamo poi dimenticare di sostenere con un fondo apposito il lavoro educativo delle scuole italiane e di ricerca delle università italiane sui percorsi di conoscenza della lotta alle mafie, stabilendo un rapporto permanente e trasparente con le Fondazioni e le Associazioni impegnate in tale direzione.

Occorre poi promuovere lo Spazio giuridico antimafia europeo attraverso la piena costituzione di una Procura antimafia e antiterrorismo europea, rendendo omogenee a livello europeo le norme previste dal nostro Codice antimafia e promuovere l’applicazione del ‘Protocollo Falcone’ elaborato dall’ONU in Italia, nel dicembre del 2000, e rilanciato a Vienna nel dicembre del 2020.

In conclusione, si deve pure attuare uno specifico monitoraggio del comparto della gestione dei rifiuti, sia per impedire sversamenti e traffici illegali, sia per garantire che le mafie continuino a gestire tale decisivo comparto economico che rappresenta un servizio essenziale per i cittadini; senza dimenticare il monitoraggio del trasporto rifiuti mediante GPS, così come era previsto da SISTRI (sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, soppresso con  l’articolo 6 del  DL 14 dicembre 2018, n. 135). Infine, si deve promuovere l’attuazione delle bonifiche ambientali, tramite l’impiego della task-force del Commissario Unico Bonifiche, a garanzia di procedure trasparenti e prevenzione delle infiltrazioni mafiose. È un programma complesso ma esaustivo, un vero e proprio vademecum: gli elettori non devono dare il loro voto ai candidati che non siano sensibili a tali punti.

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