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L’unico reattore nucleare è quello naturale, il Sole

Francesco Alemanni nucleare fortune italia

*Francesco Alemanni è candidato al Senato (collegi Campania 01 e Lazio 01) per Alleanza Verdi e Sinistra. Di seguito ci spiega perché è contrario alle fonti fossili e a qualunque tentativo di reintrodurre in Italia le centrali nucleari.

Il Sole è il più grande ‘reattore a fusione nucleare’ già disponibile per la produzione di energia rinnovabile e fornisce ogni anno 15mila volte l’energia di cui l’umanità ha bisogno. La ricerca scientifica e tecnologica ha sviluppato le tecnologie necessarie a catturare l’energia solare come il fotovoltaico, il solare termico e l’eolico, così come quelle per conservare l’energia in maniera molto efficiente, ad esempio le batterie al litio e i pompaggi idroelettrici. Non meno importante, sono ormai disponibili efficienti tecniche per il risparmio di energia nei processi industriali, in agricoltura e nel settore abitativo, capaci di ridurre notevolmente la domanda energetica e i relativi costi.  Se a questo si aggiungono i risparmi energetici connessi all’aumentata capacità di riciclare i materiali (ad esempio, in edilizia, nell’industria, nella gestione dei rifiuti elettronici, urbani), non c’è dubbio che la transizione energetica verso minori consumi, utilizzo di energie rinnovabili, minori impatti ambientali con particolare attenzione ai gas serra, sia possibile riducendo l’utilizzo del metano e senza fare ricorso all’energia nucleare, quest’ultima già rifiutata dagli Italiani in due referendum nazionali.

I cambiamenti climatici in atto sono quasi tutti imputabili alla nostra specie. L’innalzamento delle temperature, sostanzialmente, è stato causato dall’abuso dei combustibili fossili come petrolio, carbone e metano. A destare allarme sono anche l’aumento dei tassi di deforestazione. Il livello di anidride carbonica presente nell’atmosfera ha già superato le 400 parti per milione, un livello che sulla Terra non veniva toccato da almeno 3 milioni di anni. Se non riusciremo a ridurre questi valori, le conseguenze sul clima potrebbero essere devastanti e nel giro di pochi anni il numero dei morti a causa dei fenomeni climatici potrebbe diventare spaventoso.

Di sicuro non è saggio continuare a vivere come se si trattasse di scenari possibili e lontani. Occorre, piuttosto, dar seguito immediatamente agli Accordi di Parigi sul Clima e investire sulle energie rinnovabili, sulla mobilità sostenibile, sulla riduzione dei gas climalteranti. 

A livello nazionale ed europeo, è necessario lavorare per una politica energetica sostenibile che punti al 100% di energie alternative. Per raggiungere questo obiettivo servono investimenti in energie rinnovabili ed efficienza energetica, scaglioni vincolanti di riduzione di CO2 e l’abbandono progressivo delle fonti fossili. Il nostro Paese, attraversato da una crisi profonda aggravata prima dalla pandemia e poi dagli effetti della guerra d’invasione dell’Ucraina, deve promuovere la conversione ecologica dei modelli sociali e di quelli produttivi. Una conversione che può tradursi anche in un volàno per uscire dallo stallo e per creare occupazione di qualità. 

Certo, qualche passo in avanti è stato compiuto. Nel corso del 2020 in Europa l’energia elettrica generata da fonti rinnovabili ha superato quella prodotta da fonti fossili. Tuttavia, la strada da percorrere per conseguire quanto stabilito dal Consiglio Europeo, abbattere il 55% delle emissioni entro il 2030, è ancora lunga e deve fare i conti con numerosi ostacoli, spesso legati al pregiudizio che un mondo al 100% di energia rinnovabile sia troppo costoso. Un pregiudizio che resiste nonostante la crisi del gas e che, anzi, ha riportato in auge un fantomatico nucleare sicuro.

È vero che si tratta di una sfida enorme. Che però è resa praticabile dalla discesa continua dei costi di produzione dell’energia da fonti rinnovabili. Il rapporto dell’International Renewable Energy Agency pubblicato nel 2021 afferma che “il solare fotovoltaico e l’eolico sono, sempre di più, la fonte di elettricità più economica in molti mercati”. Una conferma sulla praticabilità ed economicità viene anche dal Dipartimento dell’energia statunitense che, nel suo rapporto Solar Futures Study, afferma la capacità statunitense di poter accrescere la produzione di energia elettrica da solare dall’attuale 4% al 40% entro il 2035, fino ad arrivare al 45% nel 2050. Nello stesso studio, si stima una crescita dell’eolico fino al 36% del paniere. In questo modo solare ed eolico sarebbero in grado di produrre il 75% dell’energia elettrica statunitense.

Nello specifico, risulta che, mediamente, occorrono 3,7 dollari per produrre 1 kilowattora di elettricità con il fotovoltaico, 4 dollari se si tratta di eolico, 5,9 dollari con il gas, 11,2 dollari se si passa al carbone e addirittura 16,3 dollari con il nucleare. È evidente come la transizione verso le fonti rinnovabili non sia soltanto utile al Pianeta e indispensabile a combattere i cambiamenti climatici, ma anche estremamente conveniente.

Come imprenditore nel settore delle energie rinnovabili con oltre 100 MW autorizzati ed oltre 300 MW in autorizzazione, non posso che denunciare la lentezza nei tempi legati al rilascio dei permessi e l’eccessiva burocrazia. I tempi medi delle autorizzazioni sono 7 anni sull’eolico e 5 anni sul FV. Abbiamo oltre 150 GW bloccati dalla burocrazia e dai vari enti compresi il MITE che ha avocato a sé le autorizzazioni per gli impianti superiori a 10 MW. La situazione italiana, in vista del 2050, richiede che vengano installati, da qui al 2030, almeno 7 GW ogni anno. Obiettivo raggiungibile se consideriamo che nel 2010 e 2011 nel nostro Paese sono stati installati 6 GW ma lontanissimo dal ritmo degli ultimi 5 anni che ci hanno sempre visto sotto un GW all’anno. Le cause di questo forte rallentamento vanno ricercate soprattutto nei lunghi iter autorizzativi e burocratici. Addirittura in molti comuni impiegano anche 4 mesi per rilasciare un CDU (Certificato di destinazione urbanistica). Per superare questo impasse occorre a parer mio attivare i “Distretti delle Rinnovabili” ossia nelle aree “idonee” (fuori dai vincoli) distanti 5/10 km dalle cabine di media ed alta tensione esistenti, una volta ottenuta la connessione, introdurre la possibilità di autorizzare gli impianti con un permesso di inizio lavori semplificato, una volta decorsi 60 giorni dalla presentazione.

Eppure, come sostiene il Direttore esecutivo di IEA Fatih Birol, “Paesi, città, famiglie e imprese devono dare la priorità al risparmio energetico, all’efficienza energetica e alle tecnologie a basse emissioni di carbonio” ma soprattutto, aggiunge Birol, “I sindaci e i governi nazionali devono sostenerli sbloccando politiche e investimenti in materia di energia pulita su una scala senza precedenti”.

In Italia, Confidustria, e non le associazioni ambientaliste, afferma che nei prossimi tre anni, se Governo e Regioni sbloccassero le autorizzazioni, si possono realizzare nuovi impianti per 60 GW, che rappresentano appena un terzo delle domande di allaccio già presentate a Terna, avremmo nuovi investimenti per 85 miliardi e la creazione di 80.000 posti di lavoro. 

Si risparmierebbero, inoltre, 15 miliardi di metricubi di gas ogni anno, ovvero il 20% del gas importato e ben sette volte tanto rispetto a quanto il Governo stima di ottenere con l’aumento dell’estrazione di gas nazionale. Si tratta quindi di un’operazione strutturale che accresce la nostra sicurezza e indipendenza energetica e che può ridurre drasticamente gli importi della bolletta elettrica.

Da quando lo scorso 24 febbraio il Presidente russo Vladimir Putin ha dato il via all’invasione dell’Ucraina, oltre al suo portato di morte e distruzione, le conseguenze di quella terribile guerra si fanno sentire anche nel resto del mondo, in particolare sulle bollette di una larga parte dei Paesi dell’Unione Europea. La nostra dipendenza energetica, la Russia fornisce all’Europa circa il 40% del suo fabbisogno di gas, e le speculazioni sui mercati dell’energia fossile hanno portato ad un aumento delle bollette, ormai insostenibile per moltissime famiglie e imprese.

Un tetto Ue al prezzo del gas è necessario così come la separazione del mercato delle energie rinnovabili da quelle del gas. Secondo le regole del mercato pay-as-clear, infatti, il prezzo di tutta l’elettricità venduta nel mercato all’ingrosso è determinato dall’unità di energia più costosa. Un meccanismo che crea speculazioni e ingiustizia e genera un meccanismo di effetti negativi a catena. Si riduce innanzitutto il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, depauperati da bollette insostenibili, mentre aumenta il costo degli alimentari. Una situazione drammatica se solo pensiamo che già nel 2021, secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, oltre 4 milioni di nuclei familiari vivevano una condizione di povertà energetica. 

Occorre, nell’immediato, un prelievo del 100% degli extraprofitti intascati dalla filiera energetica da utilizzare per coprire gli extra costi sostenuti da famiglie e imprese. È necessario, poi, che per un periodo di almeno 12 mesi venga fissato per legge il prezzo dell’energia e che per lo stesso periodo di tempo venga imposto anche un tetto al prezzo del gas. Senza dimenticare le fasce sociali più deboli alle quali garantire una fornitura gratuita fino ad un massimo di 1.800 KWh/anno. 

L’Europa deve dotarsi di strumenti che le consentano di intervenire rapidamente e con efficacia nei casi in cui per motivi speculativi o eccezionali, come quello che stiamo vivendo, il prezzo delle fonti energetiche superi le ordinarie dinamiche del mercato. Siamo favorevoli al tetto del prezzo del gas che auspichiamo venga deciso a livello europeo, ma se non dovesse essere raggiunto un accordo non possiamo lasciare che le nostre imprese falliscano e che molte famiglie entrino nella fascia di povertà ed in questo caso andrà preso in considerazione di introdurre un prezzo calmierato sul modello spagnolo e portoghese. 

La riforma del mercato elettrico è necessaria e dovrà esserlo a livello comunitario. Come ho già detto se in Europa non si raggiungerà un accordo sul tetto al prezzo del gas ritengo inevitabile lavorare ad un meccanismo di calmierazione del prezzo come accaduto in Spagna. L’Europa dovrà affrontare inoltre con determinazione la situazione che si è determinata con il caro energia e deve cominciare a valutare urgentemente l’adozione di un Energy Recovery Fund perché rischiamo la tenuta sociale e politica dell’Europa. Occorrerà disaccoppiare il prezzo dell’energia da fonti rinnovabili da quello delle fossili, questa è una riforma oramai non più rinviabile, che rilancerà la produzione di energia pulita e porterà il mercato a pagare l’energia sulla base dei costi reali di produzione.

La soluzione del Governo è stata tardiva e timida. Nell’emergenza che stiamo vivendo, con il rischio concreto di chiusura per migliaia di imprese e del distacco dei contatori per le famiglie non in grado di pagare le bollette, la tassa sugli extraprofitti dovrebbe essere molto più alta, anche del 100% dei profitti frutto esclusivamente dei prezzi speculati di questo periodo. Eni nei primi sei mesi del 2022 ha conseguito un utile del +670%. Restituire gli extra profitti a famiglie e imprese è giustizia sociale non una scelta ideologica.

Con la decisione FIT for 55, peraltro emulata nei giorni scorsi dalla California, il più importante mercato automobilistico degli Stati Uniti, l’Europa ha ribadito la sua leadership globale nella lotta ai cambiamenti climatici. Carburanti sintetici o biocarburanti dovranno essere necessariamente marginali e sarà importante investire in ricerca innovativa, come ad esempio quella sui Sustainable Aviation Fuels (SAF), per de carbonizzare il traffico aereo e marittimo. La vera sfida però sarà modificare strutturalmente l’idea di mobilità riducendo l’utilizzo del mezzo privato allo stretto necessario, sarà un processo lento ma necessariamente inesorabile. Inoltre l’Italia deve colmare il ritardo negli investimenti sul trasporto pubblico con il resto d’Europa: la sola città di Madrid dispone di 294 Km di metropolitane mentre in tutta Italia sono 234 km.

Nel campo del risparmio energetico, il Superbonus è stata una misura molto utile per efficientare il patrimonio immobiliare privato. Secondo me dovrebbe essere confermato nei prossimi anni riducendo progressivamente l’importo del contributo pubblico e rendendo il sistema dei controlli molto più efficace, ad esempio tramite una visita preventiva in cantiere prima della concessione definitiva dell’incentivo. Vanno apportate alcune modifiche perché dare contributi per mettere caldaie a gas è una follia, dobbiamo puntare sulle pompe di calore. 

Come candidato al Senato in Campania e Lazio per Alleanza Verdi e Sinistra sono fiero del fatto che il nostro programma elettorale non si rivolga solo alle prossime elezioni ma anche e soprattutto al futuro delle prossime generazioni. L’elettore, quando entrerà nella cabina elettorale, si ritroverà in una sorta di macchina del tempo. La scelta starà a ogni singolo: decidere di tornare indietro di 100 anni oppure scegliere un futuro migliore e sostenibile, e votare quindi Alleanza Verde e Sinistra.

 

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