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La casa di Bulgari, inaugurato a Roma il nono gioiello mondiale della maison del lusso

Con l’inaugurazione di Roma salgono a nove gli hotel e resort della maison di alta gioielleria. In attesa delle prossime aperture, tra cui quelle già annunciate alle Maldive, a Miami e a Los Angeles, si punta a raddoppiare la collezione di ospitalità di lusso entro il 2030. La parola ai protagonisti del progetto.

“Quando Giorgio e Costantino Bulgari ampliarono nel 1933 il negozio a via Condotti, ispirati dai templi della gioielleria a Parigi, lo fecero con una forza e un’ambizione che all’epoca non si erano mai viste. Noi abbiamo avuto il coraggio di aspettare finora, e di lavorarci più di dieci anni, per creare qualcosa allo stesso livello”.

Il nuovo Bulgari Hotel Roma, nona gemma della collezione mondiale della maison del lusso – parte del Gruppo LVMH – è stato inaugurato lo scorso giugno a Piazza Augusto Imperatore dentro l’edificio progettato da Morpurgo negli anni 30, già sede dell’Inps. Con 14mila metri quadrati su sette piani, 114 camere e suite, una spa che evoca le atmosfere delle terme romane, un’ampia offerta gastronomica curata da Niko Romito – con il debutto del nuovo Caffè – e una terrazza verdissima da cui ammirare il Mausoleo, l’Ara Pacis e tutto il centro storico, il progetto firmato dallo studio italiano di architettura e interior design Acpv Architects Antonio Citterio Patricia Viel è un tributo alla storia della maison, alla città di Roma e al miglior artigianato italiano. E “un’isola di eleganza e silenzio”, per dirla con uno dei (tantissimi) complimenti ricevuti da Silvio Ursini, Vicepresidente esecutivo di Bulgari e responsabile della divisione Hotels & Resorts (nella foto in evidenza). Lo abbiamo intervistato e ci ha raccontato l’evoluzione dell’alta ospitalità e i prossimi progetti, tra cui le aperture alle Maldive e Miami nel 2025 e a Los Angeles nel 2026.

 

La facciata del Bulgari Hotel Roma (courtesy Bulgari)

Cosa rappresenta l’inaugurazione di Bulgari Hotel Roma?

A differenza degli altri hotel, che sono ambasciate in giro per il mondo, questa è casa nostra, nella città dove siamo presenti da 140 anni. Improvvisamente il tempio della gioielleria non ha più solo il mitico negozio di via Condotti ma inaugura un albergo con caffè, spa, palestra, molto più aperto alla città. È una grande sfida e un’affermazione molto forte. Per il progetto Bulgari Hotels & Resorts rappresenta una fase di maturità. L’anno prossimo festeggiamo i vent’anni del primo hotel di Milano: abbiamo consolidato la nostra posizione e il legame con i nostri partner, da Citterio a Romito, facendo tesoro dell’esperienza.

Come sta reagendo il pubblico romano?

Molto bene, lo sforzo titanico è stato vissuto come un omaggio alla città e non una cosa arrogante e respingente. Bulgari Hotel Roma è un’opera di grande perfezione, che ambisce all’eccellenza e che dimostra che Roma è capace di progetti del genere. Ai romani è risuonata una corda molto profonda di orgoglio. Questa è una città dove c’è l’abitudine di vantarsi dei fasti passati ma dall’altra di piangersi addosso. C’è una certa dose di pigrizia alimentata dal fatto che a Roma i turisti vengono comunque. Qui invece c’è un’ambizione mondiale: quando abbiamo aperto sono venuti spontaneamente grandi personaggi e altezze reali, perché girava voce che fosse uno degli hotel più belli del mondo. Per metà è merito nostro, per l’altra è merito di Augusto Imperatore e della sua presenza, una componente fondamentale dell’energia della piazza, con il Mausoleo e l’Ara Pacis. La cosa che mi ha fatto più riflettere è che tanti amici e conoscenti romani ci hanno ringraziato.

 

La terrazza del Bulgari Hotel Roma (courtesy Bulgari)

Come descriverebbe lo stile Bulgari nell’ospitalità?

È un felice connubio tra vari fattori: una location straordinaria, che è come la pietra preziosa, ancora non tagliata ma senza la quale non vai da nessuna parte se vuoi fare un bel gioiello. Trovata la location noi facciamo un lavoro di design non alberghiero ma residenziale, sia nelle finiture che negli arredi. E creiamo un luogo che trasuda qualità di altissimo livello e lusso coniugato in un concetto di servizio impeccabile e preciso, ma volutamente fresco e autentico.

In che modo avete gestito la selezione e il training del personale?

Nel caso di Roma abbiamo ricevuto quasi più complimenti sul servizio che sul design. Qui non è facile selezionare, puoi fare training ma devi partire da una stoffa di qualità. Tra 3.000 persone abbiamo selezionato 400 ragazzi che avessero quella stoffa, che fossero solari senza essere invadenti, spontanei ma non cialtroni. Non ci rivolgiamo mai al personale come dipendenti ma come colleghi, indipendentemente dal livello gerarchico. Un albergo è come una nave e tutti, dal cameriere al facchino alla governante, hanno capito di essere parte di una squadra e autorizzati a dare suggerimenti. Vuol dire che si sentono proprietari del luogo e se ne prenderanno cura.

Nell’hotel avete investito sul miglior design italiano e su un’infinità di dettagli artigianali. Ci racconta meglio il progetto?

Siamo entrati in un edificio già fatto con grande cura e abilità da Morpurgo, in cui si respira armonia. Dentro abbiamo cominciato a stratificare soluzioni artigianali: dal pavimento in seminato veneziano alla boiserie di noce, ai vasi di Gio Ponti, tutto lavora in armonia. Rispetto agli altri progetti, hai la sensazione che questo hotel sia sempre stato qui. L’Opus Spicatum che abbiamo utilizzato per i pavimenti delle terrazze sembra originale, invece è rifatto dalla fornace Sugaroni sul Lago di Bolsena, attiva dal 1685. L’unico elemento volutamente distonico è la vegetazione opulenta (a curare il landscape design è stato lo studio P’arcnouveau, ndr) sia nel portico che sulle terrazze, con 4.500 piante che stemperano un po’ la severità dell’edificio. Abbiamo portato il concetto di terrazza romana all’ennesima potenza.

 

Living room di una suite (courtesy Bulgari)

Qual è il fil rouge tra tutti gli hotel e viceversa le differenze?

Il nostro è un progetto piccolo ma molto curato, che si evolve senza fretta, rischi e compromessi. Abbiamo un unico brand, con un proprio tono di voce, un unico partner per il tema design che si adatta al progetto e a ogni luogo ma che ha un suo stile molto forte che ritrovi sempre e che ti fa sentire a casa. Calibriamo il progetto individuale sulla location, da un lato sullo spirito della città, dall’altro sulla posizione e sulle caratteristiche fisiche dell’edificio. Pechino è diversa da Shanghai, ad esempio. La prima è discreta e understated, la seconda aperta e glamour. Si tratta di interpretare il genius loci portando quello che è lo spirito del nostro brand e del design italiano.

Ci parla dei nuovi hotel che apriranno nel 2025 e 2026?

Si tratta di luoghi molto particolari. Un po’ come successo a Roma, saranno hotel diversi dai precedenti, un’evoluzione del nostro pensiero e del nostro stile. Miami ha una location fantastica sul mare, useremo la carta del colore e sarà molto giocoso e divertente come è la città. Los Angeles è un progetto speciale che speriamo vada in porto, perché ci sono grandi difficoltà urbanistiche, è un vero resort con bungalow sopra Beverly Hills, immerso nella natura. Alle Maldive abbiamo il nostro atollo Ranfushi con 54 ville, sarà il più piccolo della collezione, stiamo spingendo su un design molto contemporaneo, attento alla sostenibilità, con una serie di offerte gastronomiche, dal sushi bar al ristorante di Niko Romito. Oggi abbiamo la forza di sviluppare nuovi format, ad esempio La Spiaggia, in cui Niko reinterpreterà in riva al mare la cucina tipica degli stabilimenti balneari italiani.

Il Bulgari Resort Ranfushi alle Maldive (courtesy Bulgari)

Come crescerà ancora la collezione?

Il progetto è arrivato quasi a compimento, con nove hotel aperti e tre in costruzione. Mosca è purtroppo sospesa ma stiamo lavorando su altri 4-5 hotel da aprire entro il 2030. Ci piacerebbe essere a New York, ma dobbiamo essere convinti della location, e in qualche altra città europea come Zurigo o Madrid. Visti i risultati di Tokyo, sarebbe importante un altro hotel in Asia, magari a Seoul. Probabilmente dopo l’estate annunceremo l’apertura di un resort nel Mediterraneo e poi vorremmo arrivare anche ai Caraibi, per creare delle communities in stile Dubai, con marina, residence, aeroporto.

Qual è la cosa più importante oggi nell’ospitalità di lusso?

Un posto dove le persone pensano a te e non alle mille procedure e regole dell’hôtellerie, che offra un’esperienza semplificata, senza inciampi. Per me l’ospitalità di lusso è soprattutto attenzione.

 

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