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Potere alla rete: la blockchain può cambiare anche l’energia

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Anche in campo energetico, nella rivoluzione delle Dlt e della blockchain, il cambiamento passa dai suoi protagonisti. Istituti di ricerca, esperti (come quelli che si stanno confrontando al Mise), startup – la cui intraprendenza, a discapito di risorse economiche magari contenute, sta fornendo le prime case history utili allo sviluppo del discorso – e grandi aziende. Non sembra che anche quest’ultime possano fare a meno di entrare in un mercato, quello dell’applicazione della blockchain all’energia, che secondo un report di Cefriel e Ibm, per quanto ancora acerbo, può vantare in Europa uno dei tassi di crescita degli investimenti più elevati tra i vari ambiti di applicazione della tecnologia che ha portato, nella sua declinazione più famosa, al Bitcoin. Nel mercato italiano, la spesa digitale del settore energia “è tra le più elevate”, scrivono Cefriel e Ibm.

Attualmente, in Italia, come scriviamo sul numero di Fortune Italia di maggio, gli esempi in cui sembra di poter riporre maggior fiducia per la ‘messa a sistema’ delle Dlt sono due. C’è Enerchain, il progetto al quale partecipano 39 protagonisti del mercato energetico europeo (come Enel, E-On, Engie, Eni) fino a una serie di produttori regionali. È stato realizzato da Ponton, società IT tedesca, e promette di rivoluzionare il trading energetico tra grandi società. Chi spera nella ‘messa a sistema’ istituzionale deve invece guardare – oltre che al Mise, naturalmente – al Gse e ad Agid: da quanto risulta finora, si sa solo che potrebbero essere incaricati a breve di sviluppare la prima blockchain dell’energia italiana.

Ma per avere un’ampia panoramica sulle possibilità aperte in campo energetico dall’implementazione della blockchain, conviene guardare a chi dimostra più coraggio nell’applicarla: le startup, con progetti grandi e piccoli.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio.

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