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La rinascita di Rodo fra uomo, export, e-commerce

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(Luxury&Finance) – Rodo riparte col piede giusto lanciando a Firenze una collezione maschile, borse e scarpe esclusive e di gran pregio pensate solo per lui nel contesto del Pitti Uomo 100. “Perché quest’anno festeggiamo 65 anni di attività, perché il mercato maschile ha un elevato potenziale nel mondo, e perché i nostri clienti inglesi e asiatici richiedono da sempre prodotti da uomo” spiega Gianni Dori, presidente di Rodo, Luxury&Finance in questa intervista esclusiva. La storica azienda di pelletteria toscana sinonimo di borse in midollino e vimini nata dallo sviluppo dell’artigianato legato alla paglia di Firenze, è giunta alla terza generazione grazie ai figli e ai nipoti dell’attuale Chairman, con il quale si sta riorganizzando per ripartire e cogliere le nuove sfide globali.

Cosa significa per Rodo questo debutto negli accessori maschili a Pitti Uomo?

In realtà con la nostra mini collezione “Sustainable Land” che presentiamo a Pitti Uomo in questi giorni, stiamo riprendendo un discorso interrotto nel 1975 quando, uscendo dalla Sorbona a Parigi, mi fu proposto di occuparmi del segmento maschile. All’epoca Rodo, che mio padre Romualdo Dori creò nel 1956, prevedeva anche una linea di valigeria di lusso. Oggi In Inghilterra, in Russia e in Far East il menswear è molto seguito, e di conseguenza anche i nostri accessori trovano terreno fertile. Anche i nostri buyers italiani in realtà sono entusiasti di questa nostra scelta, praticamente un ritorno alle origini. Siamo molto fiduciosi in questa capsule di borse da lavoro cross body in agnello e midollino intrecciato a mano, declinate in 4 colori, beige, rosso, nero e azzurro e di slipper con nappine in midollino da gentleman dégagé.

Come avete vissuto questo momento di lockdown e qual è la situazione di un’azienda di nicchia come la vostra in un momento di polarizzazione radicale del lusso a livello mondiale?

La nostra realtà è estremamente artigianale e si basa sulla lavorazione della paglia, del vimini e del midollino. Nella nostra fabbrica di Mogliano, nelle Marche aperta nel 1975, abbiamo prodotto nel tempo, oltre agli accessori griffati Rodo, (acronimo di Romualdo Dori n.d.r.) anche le borse di Christian Lacroix, Yves Saint Laurent, Gucci, Emilio Pucci, Stella McCartney e, da quest’anno, anche quelle di Ermanno Scervino. Durante la pandemia del 2020 abbiamo ricorso alla Cassa Integrazione solo per alcune settimane, tra l’altro sempre anticipate dall’azienda senza far attendere i dipendenti che l’Inps li pagasse. In totale i nostri negozi, che attualmente sono due, hanno chiuso per 3 mesi mentre la factory ha abbassato le serrande per un mese e mezzo con una perdita di fatturato pari a circa il 31%. Partendo però da ordini in crescita costante ed esponenziale, che nel 2020 a marzo facevano registrare un +16% rispetto all’anno precedente. E’ difficilissimo reggere in un mercato tanto polarizzato e competitivo dove piccolo non è più così bello, lo ammetto, ma noi, forti anche delle sinergie con marchi stranieri di altissimo profilo internazionale, non abbiamo mai tirato i remi in barca e non lo faremo neppure ora. In tempi non sospetti fra il 2008 e il 2010 abbiamo investito sulla digitalizzazione e il nostro e-commerce oggi, dopo anni di duro lavoro e di grandi sacrifici economici, comincia a dare i primi frutti tanto attesi. Entro fine anno riusciremo a contenere i danni entro la soglia del -10% e nel 2022 prevediamo a regime un fatturato di 23 milioni di euro. La nostra forza probabilmente è che non abbiamo mai dipeso da alcun mercato in particolare.

Quali sono attualmente i mercati più strategici per Rodo?

I nostri key markets sono sicuramente l’Asia con Thailandia, Hong Kong, Singapore, e in particolare la Cina, che da sola genera il 7% del fatturato export, quota che in totale fra Europa comprendendo la Russia, Far East e Stati Uniti, dove abbiamo 35 clienti di primordine fra i quali Bergdorf & Goodman, fedelissimo, realizza il 50% del nostro giro d’affari. La nostra maggiore contrazione si è verificata in Italia, ma grazie ai consumatori asiatici, che acquistano generosamente le nostre borse Paris, Tube e l’esclusiva Trésor, stiamo risalendo la china, perché in Asia, come lei ben sa, l’artigianalità italiana rappresenta tuttora un enorme plusvalore. In Asia la nostra distribuzione, grazie anche a Lane Crawford, risponde a un posizionamento davvero alto. In totale il nostro network wholesale annovera 130 clienti in tutto il mondo: in UK siamo presenti a Londra da Harrod’s e Matches e anche la Russia risponde benissimo alla nostra offerta. La crisi poi, genera spesso opportunità: l’e-commerce oggi per noi è una leva in forte crescita. Calcoli che solo su Farfetch abbiamo 35 clienti. E poi, oltre alle piattaforme esterne, c’è l’e-shop diretto di Rodo sul quale abbiamo lavorato bene nel corso degli ultimi 20 anni. E a livello di comunicazione sono già 4 anni che siamo presenti sui social e in particolare su Instagram.

Spesso moltissime star hanno sfoggiato clutch di Rodo sul red carpet non è vero?

Beh devo confessare che fra il 2005 e il 2008 abbiamo messo a segno un boom inatteso sul tappeto rosso: nessuna delle nostre fan è mai stata pagata per portare in pubblico le nostre borsette da sera. Nicole Kidman, Beyoncé, Kate Winslet, Charlize Theron sono ancora nostre devote ammiratrici e brand ambassador. Anche se ultimamente le clutch hanno registrato un calo di consensi commerciale.

Si parla con insistenza di sblocco di licenziamenti in autunno. Qual sarà la vostra soluzione alla crisi?

Abbiamo 150 dipendenti e non licenzieremo nessuno, e se ci sarà un turnaround con dei pensionamenti già programmati, sicuramente assumeremo nuovo personale. Ci sono sempre più giovani fra i 18 e i 25 anni desiderosi di imparare il mestiere e siamo felici di questo. Produciamo internamente il 95% delle nostre borse e calzature e due anni fa abbiamo più che raddoppiato l’estensione complessiva della sede di Mogliano arrivando a 5400 metri quadri, partendo dagli iniziali 1800.

E la sostenibilità?

Guardi, il nostro Iconico vimini, accanto al classico midollino, è sostenibile da 65 anni. La sostenibilità è il nuovo modo di fare impresa e durante la costruzione dell’ampliamento abbiamo dato importanza all’illuminazione per noi fondamentale per le lavorazioni, e cosi abbiamo realizzato a soffitto un perimetrale di finestroni in modo che durante il periodo estivo e non solo, non è necessario accendere le luci. Abbiamo inoltre creato un sistema di pannelli solari sul tetto, evitando di rovinare l’ambiente circostante, affinché si potesse essere pressochè autonomi per l’uso dell’elettricità. Infine i pellami che usiamo da anni, sono privi di sostanze tossiche e nocive alla salute cosi come gli accessori di metallo sono Piombo free.

Cosa chiedete al Governo Draghi?

Da Draghi ci aspettiamo che non faccia il politico ma che resti il grande professionista che ha dimostrato essere quando era a capo della BCE. In questo momento di rinascita non abbiamo bisogno di politici, ma di professionisti che sappiamo gestire le risorse che la Comunità Europea ci ha messo a disposizione, e per mostrare loro che l’Italia è un grande Paese capace di mettere a frutto queste risorse senza sprechi rispettando chi produce, lavora e paga le tasse onestamente.

Cosa significa per Rodo questo debutto negli accessori maschili a Pitti Uomo?

In realtà con la nostra mini collezione “Sustainable Land” che presentiamo a Pitti Uomo in questi giorni, stiamo riprendendo un discorso interrotto nel 1975 quando, uscendo dalla Sorbona a Parigi, mi fu proposto di occuparmi del segmento maschile. All’epoca Rodo, che mio padre Romualdo Dori creò nel 1956, prevedeva anche una linea di valigeria di lusso. Oggi In Inghilterra, in Russia e in Far East il menswear è molto seguito, e di conseguenza anche i nostri accessori trovano terreno fertile. Anche i nostri buyers italiani in realtà sono entusiasti di questa nostra scelta, praticamente un ritorno alle origini. Siamo molto fiduciosi in questa capsule di borse da lavoro cross body in agnello e midollino intrecciato a mano, declinate in 4 colori, beige, rosso, nero e azzurro e di slipper con nappine in midollino da gentleman dégagé.

Come avete vissuto questo momento di lockdown e qual è la situazione di un’azienda di nicchia come la vostra in un momento di polarizzazione radicale del lusso a livello mondiale?

La nostra realtà è estremamente artigianale e si basa sulla lavorazione della paglia, del vimini e del midollino. Nella nostra fabbrica di Mogliano, nelle Marche aperta nel 1975, abbiamo prodotto nel tempo, oltre agli accessori griffati Rodo, (acronimo di Romualdo Dori n.d.r.) anche le borse di Christian Lacroix, Yves Saint Laurent, Gucci, Emilio Pucci, Stella McCartney e, da quest’anno, anche quelle di Ermanno Scervino. Durante la pandemia del 2020 abbiamo ricorso alla Cassa Integrazione solo per alcune settimane, tra l’altro sempre anticipate dall’azienda senza far attendere i dipendenti che l’Inps li pagasse. In totale i nostri negozi, che attualmente sono due, hanno chiuso per 3 mesi mentre la factory ha abbassato le serrande per un mese e mezzo con una perdita di fatturato pari a circa il 31%. Partendo però da ordini in crescita costante ed esponenziale, che nel 2020 a marzo facevano registrare un +16% rispetto all’anno precedente. E’ difficilissimo reggere in un mercato tanto polarizzato e competitivo dove piccolo non è più così bello, lo ammetto, ma noi, forti anche delle sinergie con marchi stranieri di altissimo profilo internazionale, non abbiamo mai tirato i remi in barca e non lo faremo neppure ora. In tempi non sospetti fra il 2008 e il 2010 abbiamo investito sulla digitalizzazione e il nostro e-commerce oggi, dopo anni di duro lavoro e di grandi sacrifici economici, comincia a dare i primi frutti tanto attesi. Entro fine anno riusciremo a contenere i danni entro la soglia del -10% e nel 2022 prevediamo a regime un fatturato di 23 milioni di euro. La nostra forza probabilmente è che non abbiamo mai dipeso da alcun mercato in particolare.

Quali sono attualmente i mercati più strategici per Rodo?

I nostri key markets sono sicuramente l’Asia con Thailandia, Hong Kong, Singapore, e in particolare la Cina, che da sola genera il 7% del fatturato export, quota che in totale fra Europa comprendendo la Russia, Far East e Stati Uniti, dove abbiamo 35 clienti di primordine fra i quali Bergdorf & Goodman, fedelissimo, realizza il 50% del nostro giro d’affari. La nostra maggiore contrazione si è verificata in Italia, ma grazie ai consumatori asiatici, che acquistano generosamente le nostre borse Paris, Tube e l’esclusiva Trésor, stiamo risalendo la china, perché in Asia, come lei ben sa, l’artigianalità italiana rappresenta tuttora un enorme plusvalore. In Asia la nostra distribuzione, grazie anche a Lane Crawford, risponde a un posizionamento davvero alto. In totale il nostro network wholesale annovera 130 clienti in tutto il mondo: in UK siamo presenti a Londra da Harrod’s e Matches e anche la Russia risponde benissimo alla nostra offerta. La crisi poi, genera spesso opportunità: l’e-commerce oggi per noi è una leva in forte crescita. Calcoli che solo su Farfetch abbiamo 35 clienti. E poi, oltre alle piattaforme esterne, c’è l’e-shop diretto di Rodo sul quale abbiamo lavorato bene nel corso degli ultimi 20 anni. E a livello di comunicazione sono già 4 anni che siamo presenti sui social e in particolare su Instagram.

Spesso moltissime star hanno sfoggiato clutch di Rodo sul red carpet non è vero?

Beh devo confessare che fra il 2005 e il 2008 abbiamo messo a segno un boom inatteso sul tappeto rosso: nessuna delle nostre fan è mai stata pagata per portare in pubblico le nostre borsette da sera. Nicole Kidman, Beyoncé, Kate Winslet, Charlize Theron sono ancora nostre devote ammiratrici e brand ambassador. Anche se ultimamente le clutch hanno registrato un calo di consensi commerciale.

Si parla con insistenza di sblocco di licenziamenti in autunno. Qual sarà la vostra soluzione alla crisi?

Abbiamo 150 dipendenti e non licenzieremo nessuno, e se ci sarà un turnaround con dei pensionamenti già programmati, sicuramente assumeremo nuovo personale. Ci sono sempre più giovani fra i 18 e i 25 anni desiderosi di imparare il mestiere e siamo felici di questo. Produciamo internamente il 95% delle nostre borse e calzature e due anni fa abbiamo più che raddoppiato l’estensione complessiva della sede di Mogliano arrivando a 5400 metri quadri, partendo dagli iniziali 1800.

E la sostenibilità?

Guardi, il nostro Iconico vimini, accanto al classico midollino, è sostenibile da 65 anni. La sostenibilità è il nuovo modo di fare impresa e durante la costruzione dell’ampliamento abbiamo dato importanza all’illuminazione per noi fondamentale per le lavorazioni, e cosi abbiamo realizzato a soffitto un perimetrale di finestroni in modo che durante il periodo estivo e non solo, non è necessario accendere le luci. Abbiamo inoltre creato un sistema di pannelli solari sul tetto, evitando di rovinare l’ambiente circostante, affinché si potesse essere pressochè autonomi per l’uso dell’elettricità. Infine i pellami che usiamo da anni, sono privi di sostanze tossiche e nocive alla salute cosi come gli accessori di metallo sono Piombo free.

Cosa chiedete al Governo Draghi?

Da Draghi ci aspettiamo che non faccia il politico ma che resti il grande professionista che ha dimostrato essere quando era a capo della BCE. In questo momento di rinascita non abbiamo bisogno di politici, ma di professionisti che sappiamo gestire le risorse che la Comunità Europea ci ha messo a disposizione, e per mostrare loro che l’Italia è un grande Paese capace di mettere a frutto queste risorse senza sprechi rispettando chi produce, lavora e paga le tasse onestamente.

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